MSS KETA

PAPRIKA

2019 (Universal) | pop, electro

La donna che conta torna in pista un anno dopo aver stregato buona parte della platea con il suo mix di irriverenza ai limiti della follia, citazionismo spinto e una dose massiccia di provocante schiettezza. Un ritorno ovviamente sensuale, con KETA seduta sopra una maestosa mortadella, in quella che potrebbe essere un'istantanea tratta da una pellicola di Tinto Brass o Bigas Luna. Un immaginario, il suo, ancora una volta stuzzicante, carnale e meravigliosamente sfacciato. E non è da meno una narrazione omaggiante il sopracitato Brass e il giapponese Satoshi Kon, regista e disegnatore di "Paprika - Sognando un sogno". M¥SS KETA tira ancora una volta fuori strofe piccanti, sottili e avvolgenti. La sua penna punta a una visione totalizzante, enfatizzando il pensiero di una donna che non le manda di certo a dire, tra un "uccello" buono per il sushi e un'agenda rigorosamente femminista:
Faccio il sushi con il tuo uccello
E ne sono passati di mesi
Dall'ultimo diss che ha fatto la M¥SS, no
È finita che l'eroe mascherato
È fuori dal ring senza fare il disco
E non leggo i vostri nomi
Sulla mia agenda femminista, no
E mi sembra che sia paura
Più che un comportamento egoista (kiss, kiss, bye)
Ma "Paprika" è innanzitutto un album partecipato, con tantissime collaborazioni presenti: Mahmood, Gabry Ponte, Gemitaiz, Wayne Santana, Guè Pequeno, Luchè, Quentin40, Elodie, Priestess e Joan Thiele. Un ventaglio di musicisti che si inserisce a dovere nei tredici momenti del disco, tre dei quali sono remix di brani contenuti nell'esordio: "UNA DONNA CHE CONTA", "BOTOX" e "LE RAGAZZE DI PORTA VENEZIA", con il secondo che risulta fin da subito il più azzeccato del trio grazie al groove cupo, a tratti addirittura magrebino. Stesso dicasi del singolo "PAZZESKA", con M.I.A. costantemente nel mirino e un Guè Pequeno da riempitivo.
Il secondo disco della misteriosa vamp milanese è un'opera che prosegue spedita nella medesima direzione intrapresa in origine; un cammino al quale si aggiungono alcuni elementi stuzzicanti soprattutto nelle sfumature elettroniche, munite di un passo mediamente camaleontico come nell'incredibile "LA CASA DEGLI SPECCHI", brano techno-trash assolutamente riuscito e che vede la collaborazione di un rilucidato Gabry Ponte.

Altamente mediorientale anche il ritmo di "TOP" con Luché in appoggio, mentre in "100 ROSE PER TE" KETA sembra quasi voler frullare le suadenti ed erotiche atmosfere tellieriane, fondendole infine nel suo ardito campionario, denso di citazionismo gossip squisitamente italico (i nomi di Gigi D'Alessio e Fabrizio Corona su tutti).
Ma se le collaborazioni giovano qui e là, mostrando la capacità di KETA di saper amalgamare vari istinti musicali al proprio, le tracce in solitaria evidenziano l'intenzione di diversificare pur rimanendo fedele a una narrazione ormai altamente distinguibile, come accade nella polverosa "ballad" "MORTACCI TUA" con il suo climax da far west d'altri tempi. Estremamente gradevole il duetto in coda, "FA PAURA PERCHÉ È VERO", canzone scritta e cantata con il lanciatissimo Mahmood, ormai sempre più nelle vesti del James Blake italiano.

In tutto questo bel bordello, merita una menzione speciale la mano calda di Stefano Riva aka RIVA. Le sue basi sono linfa vitale. Ed è lui il motore di tutto.  "PAPRIKA" è in definitiva un album che conferma la bontà di una proposta musicale a suo modo unica. Un lavoro con il quale M¥SS KETA polverizza in buona parte le tante riserve mostrate in origine dai più scettici, palesemente distratti da un immaginario volutamente kitsch.

(28/04/2019)

  • Tracklist
  1. ALSO SPRACH ELENOIRE (feat. Elenoire Ferruzzi)
  2. BATTERE IL FERRO FINCHÉ È CALDO
  3. UNA DONNA CHE CONTA REMIX (feat. Wayne Santana)
  4. MAIN BITCH
  5. BOTOX remix (feat. Gemitaiz)
  6. PAZZESKA (feat. Guè Pequeno)
  7. TOP (feat. Luchè)
  8. 100 ROSE PER TE (feat. Quentin40)
  9. MORTACCI TUA
  10. CLIQUE
  11. LE RAGAZZE DI PORTA VENEZIA remix (feat. Elodie, Priestess, Joan Thiele)
  12. B.O.N.O.
  13. LA CASA DEGLI SPECCHI
  14. FA PAURA PERCHÉ È VERO


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