Nasheim

Jord Och Aska

2019 (Northern Silence Productions) | atmospheric, depressive black metal

Nasheim è lo pseudonimo dietro cui si cela lo svedese Erik Grahn. “Jord Och Aska”, terra e cenere in svedese, è il suo secondo album che fa seguito a Solens Vemod del 2014 e alla collaborazione con il danese Angantyr, risalente al 2007. Il nuovo lavoro di Grahn, uscito per Northern Silence Productions, è un emozionante viaggio in un atmospheric/depressive black metal che non può lasciare indifferenti.
“Jord Och Aska” si candida a essere una delle migliori uscite dell’anno all’interno del genere con i suoi quarantadue minuti d’intensa e struggente bellezza. Diviso in tre lunghe composizioni interconnesse tra loro come fossero un unico brano, l’album parte da line melodiche e fraseggi ricorrenti che creano un’atmosfera ipnotica e onirica, un sostrato minimalista dalle tinte oscure e disperate in cui far risuonare l’alternanza tra urla e voce pulita. Lo scream nero si fonde alla perfezione con la musica del Nostro, tra rabbia e afflizione che emergono prepotentemente soprattutto nella seconda traccia, “Grå de bittert sådda skoga”.

Grahn ha registrato chitarra voce e basso ed è stato coadiuvato da musicisti session per gli altri strumenti, come ad esempio le parti di violino che donano una marcia in più a un lavoro capace di una tragica espressività che guarda al folklore e alle sue radici. Il tutto è retto da arpeggi di chitarra che disegnano paesaggi nordici con schemi armonici ricorrenti ma efficaci ed essenziali.
L’elegia finale, “Sänk mig i tystnad”, rimanda all’impietosa natura dei paesaggi scandinavi, sospesi in un inverno che sembra non finire mai, nell’attesa salvifica di una fine e di un ritorno alla terra in forma di cenere.

Nasheim si conferma una delle realtà underground più interessanti nel campo di un atmospheric black metal con una forte componente depressiva e passaggi doom. Se siete appassionati di sonorità sospese tra Xasthur, Katatonia e Shining, è un ascolto pressoché obbligato. Siamo in presenza di un ottimo lavoro, magnificamente sorretto da un evocativo songwriting, tanto intenso quanto malinconico e intimista.

(16/03/2019)



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