National

I Am Easy To Find

2019 (4AD) | chamber-rock, songwriter

Essere costantemente "fuori moda", e non certo adoni da copertina, evitando con accuratezza di scrivere potenziali hit di massa (forse potevano esserlo "Mistaken For Strangers" o "Bloodbuzz Ohio"?) ha consentito ai National di scavallare tutti quegli hype che negli ultimi vent'anni hanno avuto come conseguenza il precoce declino di molte band coeve. Perseverare lungo un percorso dedito a ricerca e perfezionismo ha condotto il quintetto dell'Ohio a definire negli scorsi mesi un nuovo sfidante progetto condiviso con Mike Mills, regista del toccante cortometraggio "I Am Easy To Find", interpretato da Alicia Vikander (premio Oscar come Miglior attrice non protagonista nel 2016 per "The Danish Girl"), parte essenziale di questo step artistico.

Mills è anche co-produttore (e in piccola parte co-autore) dell'ottavo album della formazione americana, oltre un'ora di musica, sedici tracce, alcune delle quali rimaste fuori da tracklist del passato, il progetto più articolato e collaborativo di sempre dei National, per la prima volta disposti a lasciar entrare qualcuno in maniera tanto netta nel processo creativo.

Un parterre affollato anche per le numerose voci femminili coinvolte che, oltre a conferire grazia e a interpretare il punto di vista della donna espresso nei testi, assicurano un'opportuna discontinuità a canzoni che altrimenti avrebbero corso il rischio di risultare monocordi. Gail Ann Dorsey (per anni corista e bassista di David Bowie), Sharon Van Etten, l'irlandese Lisa Hannigan, l'inglese Kate Stables, la francese Mina Tindle (moglie di Bryce Dessner) ed Eve Owen si spartiscono con il baritono di Berninger le strofe di queste inedite adult contemporary ballad, concepite con un gusto a metà strada fra il confessionale e l'avanguardistico, dove a dominare sono soprattutto il pianoforte (la title track, l'egregia conclusiva "Light Years") e i rigogliosi arrangiamenti per archi ("Quiet Light" e molto altro).

Le chitarre restano un passo indietro, fungendo da strumenti di ricamo e abbellimento, tanto che gli episodi più ritmati si riducono a un paio, mancando quasi del tutto quelle increspature che instillavano energia in tutti i dischi precedenti ("Turtleneck" è già un lontano ricordo), qui presenti giusto nelle percussività dal sapore etnico di "Where Is Her Head" e nella già nota "Rylan", risalente alle session di "High Violet", dal quale mutua l'atmosfera generale, una delle tracce che piacerà di più ai sostenitori storici della band. Dal punto di vista strettamente musicale, il rischio è quello di accartocciarsi su se stessi, in un minimalismo slo-core sempre sul punto di apparire pedante a un ascolto distratto.

Le scelte compositive spaziano dall'approccio cameristico (l'inizio di "Hey Rosey"), figlio degli studi classici dei gemelli Dessner, agli slanci decostruttivisti simil-Radiohead (la chitarra trattata e spezzettata che apre "You Had Your Soul With You") già presenti in "Sleep Well Beast". Ma dove il disco di due anni fa si presentava come apertamente sperimentale, rompendo la monotonia di "Trouble Will Find Me" e osando verso nuovi orizzonti stilistici, "I Am Easy To Find" si assesta su scenari più "classici", lasciando emergere persino un taglio spirituale, sacro, per i cori (eseguiti dal Brooklyn Youth Chorus) inseriti sul finale di "Oblivions", all'inizio della strumentale "Dust Swirls In Strange Light" e nei brevi intermezzi "Her Father In The Pool" e "Underwater".

Con i National, però, qualsiasi discorso non può mai prescindere dai testi: dalle odi alla crisi di coppia (che ritornano in "Quiet Life") all'inesorabile marcia del tempo che avanza (fulcro tematico del cortometraggio), sino ai memorabili stream of consciousness che contrassegnano "The Pull Of You" (dove si staglia la migliore impennata vocale di Berninger) e "Not In Kansas" (lo zenit dell'album, sullo smarrimento delle proprie radici), Matt e la moglie Carin continuano a scrivere il sussidiario di vita quotidiana dell'America del nuovo millennio. Fra citazioni di Rem, Strokes e Patti Smith "I Am Easy To Find" riesce così nell'intento di consolidare con autorevolezza la fama e lo stile del gruppo, rafforzando un trademark che identifica un'estetica ormai riconoscibilissima.

I National non sono certo nuovi alle connessioni con il mondo del cinema, ma questa volta il progetto può dirsi davvero compiuto. La forza delle immagini nel rigoroso bianco e nero di Mills, e il suo punto di vista nella produzione delle canzoni, hanno consentito a disco e cortometraggio di intercettarsi e influenzarsi simbioticamente a vicenda: le canzoni hanno uno svolgimento cinematografico dal fortissimo potere evocativo, la pellicola diviene ancor più malinconica e commovente con un commento sonoro tanto dolce e dolente. Testi, musiche e trasposizione cinematografica raggiungono assieme un risultato complessivo che separatamente non avrebbero potuto avere.

Dovendosi invece soffermare alla mera analisi delle sedici tracce che compongono il disco, sono fuori discussione l'eleganza, la classe e la delicatezza di molti passaggi. Tutto risulta confortevolmente familiare, sin troppo, e questo è l'unico peccato veniale della band: un repentino ritorno al "tradizionale" dopo il coraggioso cambio di prospettiva impresso da "Sleep Well Beast". Il loro modo per continuare - in qualche modo - a sorprenderci.

(16/05/2019)

  • Tracklist
  1. You Had Your Soul With You
  2. Quiet Light
  3. Roman Holiday
  4. Oblivions
  5. The Pull Of You
  6. Hey Rosey
  7. I Am Easy To Find
  8. Her Father In The Pool
  9. Where Is Her Head
  10. Not In Kansas
  11. So Far So Fast
  12. Dust Swirls In Strange Light
  13. Hairpin Turns
  14. Rylan
  15. Underwater
  16. Light Years






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