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After Its Own Death/ Walking In A Spiral Towards The House

2019 (autoproduzione) | ambient, minimalism, drone

Liz Harris è una rinomata compositrice sperimentale che decide questa volta di collaborare con l'artista visuale Marcel Weber. Più precisamente, si tratta di un'installazione audiovisiva supportata da quattro lunghe tracce che sfiorano, complessivamente, l'ora di durata. Seppur divisa in due composizioni, questa musica è in realtà un susseguirsi di elementi ricorrenti, secondo una logica astratta e minimale che funge da strumento principale del suo fascino.

La prima composizione, "After Its Own Death" (38 minuti), appare elegiaca, liturgica, sacrale nel suo dipanarsi lentissimo. Costringe a un ascolto assorto, emotivo e immaginifico perché i segni musicali sono così pochi e così tanto rarefatti da dover essere completati dalle immagini di Weber e dall'interpretazione dell'ascoltatore.
Il coro ecclesiastico che apre l'album scivola lentamente in una pulsazione ipnotica, un drone minaccioso che turba la dolce malinconia del canto liturgico fino a soppiantarlo completamente. Impone, per così dire, una sfumatura inquietante alla narrazione, in vivido contrasto con il carillon sognante che arriva poco dopo, ideale tema portante dell'intera installazione sonora. La melodia si liquefa nei riverberi, negli echi, negli spazi desolanti e sconfinati ritratti da Weber, fino a concludere l'ideale "side A" dell'opera.
Proprio dalle timide note del tema, però, si riparte, facendo sedimentare la malinconia in ripetizioni piene di suspense, fino a quando risorge la voce litugica, un bisbiglio impalpabile ancora una volta sotterrato da un drone, questa volta lugubre, minaccioso e assordante. Il tema portante ritorna, lentissimo e solenne, dolcissimo e tragico, per impennarsi prima della conclusione in una accelerazione ansiogena: è l'ideale sintesi delle varie anime del brano. 

La seconda composizione, "Walking In A Spiral Towards The House" (21 minuti), è ormai completamente incentrata sulla melodia da carillon, spinta verso un minimalismo ancora più estremo, che rinuncia anche al drone e alla voce. Sono le spoglie di un passato ormai perso, un mondo emotivo sacro e doloroso, la cui intimità intimorisce e spaventa. Si procede così a piccoli passi, interagendo il meno possibile e prendendosi il tempo per stare in silenzio a contemplare. Completamento del percorso iniziato con la prima composizione, ne rappresenta una gradita, seppur minore, rielaborazione scheletrica. 

Esperienza suggestiva, quest'opera sonora non soffre della mancanza di una componente visuale. Il solo ascolto è un percorso di profonda malinconia, solitudine e nostalgia che trova l'ideale vertice in "After Its Own Death", un enigma emotivo che attrae e ipnotizza con il suo svolgimento tormentato, sospeso fra sogno e incubo, fra attrazione e repulsione, fra purezza e corruzione.

(06/03/2019)



  • Tracklist
  1. After Its Own Death: Side A
  2. After Its Own Death: Side B
  3. Walking in a Spiral Towards the House: Side C
  4. Walking in a Spiral Towards the House: Side D
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