Papa Roach

Who Do You Trust?

2019 (Eleven Seven Music) | pop, rap-rock

I Papa Roach esordirono a fine anni 90 come gruppo rap-rock approfittando dell'ondata finale di gruppi nu-metal, quella più mainstream e radiofonica, per cavalcarla e raggiungere il successo mediatico con un discreto lavoro come "Infest", particolareggiato da influenze (oltre che dal nu-metal più melodico) punk-rock e pop-rock. Dopodiché si spensero un po' diluendo la loro formula sempre più col pop-nu-metal distorto di Linkin Park, Adema e Disturbed (fintanto che era di tendenza nelle classifiche) e poi col successivo trend dell'emo-pop, purtroppo in maniera plastificata e priva di sincera ispirazione. Successivamente gli americani si persero in un revival dell'hard-rock anni 80 compositivamente scialbo e poco ispirato.

Negli ultimi anni si è assistito a un parziale tentativo di recuperare alcuni aspetti delle sonorità iniziali del gruppo, ma facendolo banalmente, cioè adagiando su blandi chitarroni distorti melodie pop che oscillano tra l'accattivante e il melenso, assieme a fraseggi rap prevedibili e innocui, mai realmente recuperando la carica emotiva e la potenza degli esordi. L'ultimo disco arriva nel 2019: "Who Do You Trust?" è stato presentato dal gruppo come una "evoluzione" del suono del gruppo verso sonorità più ricercate. Quel che è stato fatto in realtà è stato semplicemente ricopiare le soluzioni pop-rock effettate dei singoli di successo degli Imagine Dragons (che già non brillavano per originaltà), ma senza il medesimo gusto melodico, e sovrapporle al substrato dei precedenti lavori (che già non brillavano per profondità), ma senza interiorizzarle per riforgiarle in uno stile proprio.

Il risultato è un disco che cerca di suonare sia orecchiabile che anthemico, ma che rivela in realtà una paurosa mancanza di personalità e di idee, e che per arrangiamenti (oltretutto scarni) e produzione suona vecchio di quasi 20 anni. Addirittura ha persino meno impatto emotivo del predecessore "Crooked Teeth". I pezzi sono tutti inoffensivi e prodotti con lo stampino, senza aggiungere nulla di creativo alle prevedibili sequenze tastiera-chitarra distorta-chorus emotivo-inserti pop&rap. Il lavoro di missaggio inoltre non è sempre dei migliori, penalizzando il suono delle chitarre, e non copre certo i vuoti di contenuto.
Come canzoni, forse, si possono notare giusto gli arpeggi emotivi di "Come Around", la linkinparkiana "Better Than Life" e infine "Feel Like Home", quest'ultima semplicemente perché ricicla sonorità punk-pop/power-pop e quindi suona un po' diversa dal resto del disco, che si riduce a una pessima imitazione della formula degli Image Dragons mista a rap annacquato e a qualche riffetto distorto. "I Suffer Well", a dire il vero, prova a suonare schizzata ma è monotona e fin troppo breve.

A peggiorare le cose, i testi infantili impediscono di prendere sul serio l'operazione anche nei momenti "migliori". Incomprensibile come parte della stampa musicale abbia salutato il disco definendolo inventivo o addirittura innovativo.

(07/03/2019)



  • Tracklist
  1. The Ending
  2. Renegade Music
  3. Not the Only One
  4. Who Do You Trust?
  5. Elevate
  6. Come Around
  7. Feel Like Home
  8. Problems
  9. Top of the World
  10. I Suffer Well
  11. Maniac
  12. Better Than Life
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