Pedro The Lion

Phoenix

2019 (Polyvinyl Records) | indie-rock, lo-fi, songwriter

David Bazan è tornato come Pedro The Lion, il progetto più amato dai suoi ammiratori, raccontando quello che è stato un vero e proprio ritorno alle origini. Di passaggio dalla casa natale a Phoenix, in Arizona, durante un tour solista, Bazan decide di tornare al processo iniziale del suo songwriting in veste Pedro The Lion, quando realizzava tutto da solo. Così affitta uno spazio per suonare, microfona gli strumenti, compone e arrangia tutti i brani di “Phoenix”.

I found so much joy working this way… It immediately felt like like home. Before long I realized it also felt like Pedro The Lion
(David Bazan)

Ci sono voluti 15 anni dal buon “Achilles’ Heel” (2004, Jade Tree), ma l’attesa - che si “patisce” ancora un po’ nello strumentale introduttivo di “Sunrise” - si scioglie nella gioia di “Yellow Bike”, il singolo che ha anticipato l’uscita del disco. Il delizioso videoclip del brano, diretto da Jason Lester, è un manifesto di intenti, con la presenza di Nils Bazan, figlio del compositore, a giocare il ruolo del padre (allora) e del figlio (oggi), insieme a David adulto, e con l’uso della pellicola 16 mm per costruire un immaginario nostalgico sospeso tra “I Goonies” (1985, Richard Donner), “Scenes From The Suburbs” (2011, Spike Jonze) e “Super 8” (2011, J.J. Abrams).

Fin dal primo ascolto assaporiamo di nuovo tutto: l’estro compositivo e le briose linee di chitarra, tipiche dell’indie/lo-fi di Pedro The Lion; le pause, i controtempi e i silenzi; la poesia dei testi di Bazan - uno dei migliori parolieri attualmente in circolazione, soprattutto nel mondo indie - in cui scorrono di fronte “agli occhi” veri e propri racconti sospesi tra la delicatezza di J. D. Salinger e i silenzi di Raymond Carver. Un tale estro ed equilibrio nella scrittura che si permette cenni shakespeariani - “My kingdom for someone to ride with” (“Yellow Bike”) - un riferimento noto anche in “Lover, You’ve Should Come Over” di Jeff Buckley.
Sul piano musicale, il ritorno a casa è declinato anche dal punto di vista del genere e non solo da quello delle modalità compositive, come nel gospel di “Piano Bench” oppure negli echi Beatles-iani di “Leaving The Valley”.

Stavolta, però, Bazan sceglie di essere più solare del solito, componendo uno degli album più grintosi della sua carriera. Le confessioni intime del compositore in “Phoenix” vengono soprattutto urlate (“My Phoenix”) e cantate più con la sapienza di un narratore onnisciente che con l’emotività di un narratore interno (“Circle K”). Su altri brani invece possiamo “accomodarci” come nel salotto di un amico, nel momento in cui suonano come certezze nella discografia di Pedro The Lion (“Powerful Taboo”).
Le formule però non sono mai identiche a loro stesse (“Tracing The Grid”), anche nei brani che suonano più familiari c’è almeno un elemento di novità - un guizzo nel refrain (“Powerful Taboo”), un arrangiamento inedito (“All Seeying Eye”) - a rendere questi episodi “rinnovati”, un po’ come è accaduto recentemente a un altro indie hero, Stephen Malkmus, in “Sparkle Hard” (2018, Domino).

“Model Homes”, tra i brani migliori, si staglia come emblema di "Phoenix": un dialogo, fluido o spezzato, tra chitarra e sezione ritmica, che permette alla voce di raccontare la noia agrodolce dell’infanzia nel sud degli Stati Uniti: “Once church emptied out/ We lobbied hard to look at track homes open houses/ With our mom and dad/ Fantasizing the air conditioning/ Instead of quiet time in my room/ Where Sunday afternoon felt like a tomb”.
“Phoenix” si chiude con gli oltre sei minuti, ricchi di sorprese, di “Leaving The Valley” e un finale sospeso, come se il cantautore, da anni ormai stabile a Seattle, avesse voluto lasciare i puntini di sospensione nella sua storia, ricollegando “Phoenix” al resto del suo lavoro.

How do you stop a rolling stone?
How will you know you're finally home, finally home
How many canyons will you run
Before your face warms in the sun, in the sun
Before you're finally home, finally home

(26/01/2019)

  • Tracklist
  1. Sunrise
  2. Yellow Bike
  3. Clean Up
  4. Powerful Taboo
  5. Model Homes
  6. Piano Bench
  7. Circle K
  8. Quietest Friend
  9. Tracing the Grid
  10. Black Canyon
  11. My Phoenix
  12. All Seeing Eye
  13. Leaving the Valley


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