Pinky Pinky

Turkey Dinner

2019 (Innovative Leisure) | pop, garage-rock

Ok, questa è l'ennesima band di garage pop americano, è composta solo da ragazze ed è naturale che gli echi del rock al femminile aleggino in ogni dove. C'è anche un briciolo di psichedelia dal tono vagamente retrò ed è altresì variegato al punto giusto. Ha insomma tutti gli elementi previsti da dischi del genere, ed è anche un esordio, seguito di un paio di Ep abbastanza piacevoli.

Nulla di nuovo, se non fosse che la cantante e batterista Anastasia Sanchez, la chitarrista Isabelle Fields e la bassista Eva Chambers mettono in mostra una personalità e una tenacia da autentiche prime della classe. L'esordio delle Pinky Pinky è un melange pop dalla raffinata tessitura, le canzoni hanno una struttura solida e matura ben lontana da quelle di altre indie-band tutte muscoli e testosterone. Sono soprattutto gli arrangiamenti a stupire per maturità e intelligenza: ogni brano è un perfetto bignami del genere. Con il patrimonio lirico delle undici canzoni di "Turkey Dinner" altre band coeve sarebbero capaci di tirare avanti per almeno quattro o cinque dischi.

E poi c'è la voce, densa al pari di quella della giovane Hope Sandoval, fresca e sensuale alla maniera di Debbie Harry. Testi ricchi di candore giovanile e un pizzico di moderno disincanto fanno da sfondo a canzoni garage-pop dal piglio allegro e sbarazzino, che giocano con l'ardore del beat e del twist ("Mystery Sedan"), spingendosi ai limiti del burlesque tra toni naif ("Lady Dancer") e arie vocali da vecchio melodramma ("Floorboards").
Tutto sembra semplice e perfino troppo facile in "Turkey Dinner", ma i più smaliziati non mancheranno di notare geniali cambi di accordi e di atmosfere nel surf-country di "Applecheeks" o nel curioso intermezzo esotico di "Do Me Dirty (Charlie)".
Come nelle migliori pop band dell'era beat, le Pinky Pinky si divertono nel travestire argute intuizioni dietro l'apparente semplicità di un pop-rock lievemente blues ("If It Didn't Hurt") o nel fragile romanticismo di "Sticking Around", tirando fuori l'argenteria quando c'è da fare sul serio, concentrando nel pregevole garage-pop-rock di "Mr. Sunday" un caos di emozioni dal fascino trasognante e ambiguo, tra spunti lirici rimarchevoli e una sezione fiati che (scusate il gioco di parole) lascia senza fiato.

Alla musica pop noi continuiamo a chiedere di divertirci con intelligenza e un pizzico di verve, e le Pinky Pinky non solo non deludono le premesse ma mettono in mostra una caratura tecnica ed espressiva che sembra essere esplosiva nella dimensione live.
Se avete dubbi, fate una cosa insolita: partite dall'ascolto invertendo la sequenza sparandovi a tutto volume il rock'n'roll da big band di "Loose Change". Poi ne riparliamo.

(03/03/2020)



  • Tracklist
  1. My Friend Sean
  2. Mystery Sedan
  3. Floorboards
  4. Lady Dancer
  5. Applecheeks
  6. Do Me Dirty (Charlie)
  7. Mr. Sunday
  8. All The Birds
  9. If It Didn't Hurt
  10. Sticking Around
  11. Loose Change




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