RAP

Export

2019 (Jolly Discs) | dub techno, post punk, experimental

Verso nord, sud, est, ovest.
Tutto quello che ho sempre desiderato
era un po' di prospettiva
("NSEW Ravers")
Sostanzialmente ancora sconosciuto alla stampa e al pubblico internazionale, il duo di produttori inglese RAP (Guy Gormley, Thomas Bush) arriva al secondo lavoro sulla lunga distanza segnando il passaggio all'etichetta indipendente di casa, la Jolly Discs (il precedente "Let's Get Serious" era uscito con la svedese Born Free Records nel 2015).
Non tragga in inganno il nome, siamo da altre parti rispetto agli stilemi hip-hop, ma qui il termine è usato per evocare una familiarità culturale che trascende i generi (così come, per fare un esempio recente, Sfera Ebbasta aveva trasceso il concetto di "Rockstar"). Alla scelta di un moniker ancora piuttosto curioso fa eco l'altrettanto sorprendente contenuto di "Export", per il momento disponibile soltanto sulla pagina Bandcamp dell'etichetta.
La relativa mancanza di informazioni sugli autori sembra infatti trovare giusta sponda di interrogativi in una deriva stilistica sempre in bilico tra impianto elettronico (essenzialmente dub techno destrutturata e loop filtrati di reminiscenza Leftfield) e tessiture squisitamente malinconiche in cifra post punk.  

L'opener "Baptism" distende, nei suoi sei minuti e quarantacinque, un campionario di trame ossessive e nebulose dalle quali affiora un beat veloce, spiazzante quanto basta per lasciare in sospeso lo sviluppo di un tema chiarito soltanto dalla successiva "Ruin", che prende il bandolo della matassa svelando l'altra metà del cielo RAP, composta da inserti tastieristici nu-wave infilati su una cassa gabber.
Serve però "Young Persuasion" per delineare meglio quel che succede, grazie a un'impronta vocale pacata ma dolente, che intona "Those who were once dear to me/ I'll have to let them go/ Veer away from tradition/ Turn away for an act of young persuasion", dichiarazione di intenti ben riassunta dal responso sonoro vagamente depechemodiano e indicativa della ricerca tutta generazionale di nuove direzioni, unica speranza in un panorama percepito come inesorabile e asfittico.
Prosegue su questi temi, ma a tinte ancora più scure, "Static", costruita su un beat che volutamente non decolla mai (al massimo si schiude al mondo grazie a un filtro) mentre "Twisted Fix" stempera la tensione in una pièce pianistica minimale ed eterea.

"Mad Friday" incastra nuovamente note di pianoforte dentro strutture electro alle quali si aggiungono archi dolcissimi, sublimando la capacità di accorpare mondi sonori e interiorità vissute come vero rifugio dal quotidiano. "No Mixer" prosegue su pulsioni distopiche che avrebbero fatto la fortuna di un qualsiasi ipotetico raver introverso degli anni Novanta, dando forma a una variante crossover che nella conclusiva "NSEW Ravers" (vero manifesto del disco) lambisce territori New Order.
"Export" si basa su una formula poco usuale quanto riuscita, che non gioca solo sull'effetto combinatorio "morbosità elettronica + post punk", ma cesella con senso quasi pittorico un vero e proprio apparato descrittivo, nel quale sia il beat che il cantato viaggiano costantemente sul binario dell'implosione, e dove la tecnologia detta il percorso ma continua a nutrirsi di spleen.

Un lavoro che descrive un universo privato quasi sospeso in termini di spazio/tempo, e che prende coscienza di sé in punta di piedi senza mai arretrare dalla ambizione di fuga.
Una delle sorprese del 2019.

(04/04/2019)

  • Tracklist
  1. Baptism
  2. Ruin
  3. Young Persuasion
  4. Static
  5. Twisted Fix
  6. Mad Friday
  7. No Mixer
  8. NSEW Ravers


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