Robert Forster

Inferno

2019 (Tapete) | alt-pop, songwriter

Se chiedi a un fan dei Go-Betweens quale sia l’elemento peculiare della band australiana, c’è il rischio di non riuscire a ottenere una risposta, se non uno sguardo sbigottito che sembra dirti: ti piace la buona musica? Grant McLennan e Robert Forster in verità non sono mai stati degli abili trasgressori dei canoni, né hanno mai giocato sull’eccentricità; nello stesso tempo non sono mai ricorsi alla seduzione ideologica, tanto in voga negli anni del loro massimo splendore. L’arte degli australiani è sempre stata quella di creare un intenso e memorabile pathos lirico e armonico, attraverso l’uso di pochissime note e arrangiamenti talmente spartani da apparire grezzi e immaturi, un po’ come se i Velvet Underground fossero nati come pop-band.

Nonostante il continuo supporto della stampa inglese e la presenza sulle copertine dei maggiori settimanali musicali, i Go-Betweens non sono mai andati oltre un successo di nicchia, il che li ha resi una cult-band, anzi la cult-band per eccellenza.
Che la personalità di Grant McLennan spiccasse sul resto del gruppo è sempre stato palese, al punto che dopo la prematura scomparsa di Grant, l’amico Robert dichiarò di non riuscire più a dare un senso alla parola "musica". Questa percezione da parte di pubblico e critica ha spesso stemperato gli entusiasmi per le prove soliste di Forster, anche se di fronte ad album come “Danger In The Past” e “The Evangelist” ci sono state le prime ammissioni di colpevolezza, da parte di chi ne aveva sottovalutato le doti d’autore e musicista.

Incurante delle critiche, l’artista si è concentrato su quello stile diretto e genuino che ne ha sempre reso avvincente la scrittura, ha perfino varcato i confini del pop senza mai osare il funesto matrimonio con il mainstream. I quattro anni trascorsi dall’ultimo progetto “Songs To Play”, la pubblicazione della biografia “Grant & I” e il film documentario di Kriv Stenders “Right Here” hanno riportato sotto la luce dei riflettori la carriera dei Go-Betweens; volgere lo sguardo indietro è servito al musicista per recuperare fino in fondo la magia e la poesia del passato.
Il titolo, “Inferno”, è nato durante l'eccezionale ondata di caldo che ha colpito Brisbane, anche se la fuga verso Berlino, per la registrazione del nuovo progetto discografico, è stata motivata non solo dai 30° gradi di calura, ma anche dalla volontà di tornare a lavorare con il produttore del primo album da solista: Victor Van Vugt.

Intimo e avvolgente, il settimo capitolo discografico dell’australiano ne rimette a nudo tutta la forza lirica, grazie a un suono asciutto, pulito e compatto. Batteria, chitarra, pianoforte e violino sottolineano ogni canzone con una rigogliosità armonica e un’eleganza che non lasciano spazio a dubbi e incertezze: se eravate in attesa della conferma del talento di Forster, questa è l’occasione giusta. La limpida grazia di “Crazy Jane And The Day Of Judgement” è non solo la giusta chiave d’ingresso per cogliere il fascino di “Inferno”, ma anche il titolo più suggestivo del musicista dai tempi di “Danger In The Past”. Con una così limpida dichiarazione d’intenti, è naturale che l’album sia una continua sorpresa, nonostante nessuna delle tracce sia particolarmente originale o diversa da quanto proposto in passato. Quell’equilibrio agrodolce dei Go-Betweens che evocava sia i Velvet Underground che il Bob Dylan elettrico, nonché un certo flavour alla Smiths, sono qui ripristinati in tutto il suo splendore.

Con “Inferno” Forster omaggia nel migliore dei modi la memoria della vecchia band e dell’amico McLennan, con una sequenza di canzoni che lasciano il segno anche quando sembrano risapute e familiari (“I'll Look After You”, “No Fame”, ”I'm Gonna Tell It”), per poi lasciarti senza fiato quando trasforma pochi accordi in una visionaria e struggente ballata noir, di cui anche Nick Cave andrebbe fiero (“One Bird In The Sky”).
Il vigore del rock’n’roll di “Inferno (Brisbane In Summer)”, il vellutato esotismo di “Life Has Turned A Page”, il ritmo incalzante e confortevole di “Remain”, reso sublime dal batterista Earl Harvin (Air, Seal, The The, Tindersticks, Damien Rice, Glen Hansard), e la splendida progressione armonica di “The Morning” sono le migliori performance di Forster non solo degli ultimi anni, ma di tutta la sua carriera da solista.

Se pensavate che il buon vecchio australiano si fosse cimentato nel solito album di routine dal fascino vintage e nostalgico, siete caduti in errore, non perché il musicista abbia sfoderato chissà quali trucchi o velleità sperimentali tali da far gridare al miracolo, niente di tutto questo: “Inferno” è l’elogio di quella normalità e semplicità che i musicisti moderni sembrano abiurare, a vantaggio di roboanti e inutili orpelli pronti a farcire la mancanza d’ispirazione, un problema che non sembra affliggere l’ex-Go-Betweens.

(25/04/2019)



  • Tracklist
  1. Crazy Jane And The Day Of Judgement
  2. No Fame
  3. Inferno (Brisbane In Summer)
  4. The Morning
  5. Life Has Turned A Page
  6. Remain
  7. I'll Look After You
  8. I'm Gonna Tell It
  9. One Bird In The Sky




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