Rome

Le Ceneri di Heliodoro

2019 (Trisol) | neofolk

Europa: cancelli del cielo o porte per l’inferno? Il nuovo album di Jérôme Reuter, in arte Rome, è una poetica meditazione sulla crisi che attanaglia il continente europeo e, per debita estensione, tutto l’Occidente declinante. Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci: “Le ceneri di Heliodoro”, tredicesima prova su lunga distanza del musicista lussemburghese, non sostiene esplicitamente nessuna teoria politica o posizione ideologica in linea con la moda del momento. Non fornisce risposte ma, all’opposto, pone provocatorie e indirette domande e lo fa attraverso un maelstrom di riferimenti poetici e letterari trasfigurati (come sempre) dall’eccelsa prosa cantautorale del Nostro.

S’inizia subito con “Sacra Entrata”, un pomposo ingresso trionfale alla Blood Axis dedicato ai fratelli legionari con un lungo testo declamato da Erin Powell (Awen) su sottofondo marziale di tamburi. Il brano si conclude con un recitato femminile, in perfetto italiano, che ci parla di un poeta, soldato e aviatore, destinato a guidare l’uomo nuovo di novecentesca memoria. Il riferimento a Gabriele D’Annunzio sembra abbastanza esplicito.
Con la successiva “A New Unfolding”, entriamo in una dimensione propriamente neofolk, con uno sguardo all’indietro verso quel “Confessions D'Un Voleur D'Ames”, album di Rome dedicato alla resistenza francese. Non si può non provare un brivido mentre Reuter esclama in un ottimo tedesco “Immer wieder widerstand!”.

Con “Who Only Europe Know” e “The West Knows Best” siamo proiettati nel cuore pulsante dell’album. Il primo brano è una riflessione su come il suolo europeo sia parte del nostro sangue, del nostro retaggio. Al contempo, mai come oggi, il continente rischia di diventare un ghetto. La seconda è una riflessione sull’Occidente, e in particolare su quell’America che “amavamo” e sapeva sempre cos’era meglio per tutti. Ovviamente, traspaiono ironia e melanconico disprezzo per come some andate le cose. Del resto, come potrebbe essere altrimenti? Entrambi i brani erano stati ampiamente rodati e proposti in sede live nelle varie esibizioni nel corso del 2018.
Nell’ispirata “Feindberührung”, Rome invita, con un’attitudine fondamentalmente darkfolk, a insegnare la gioia nella disperazione, riuscendo a rinfocolare oggi lo spirito di band storiche come Sol Invictus e Sonne Hagal. “Fliegen Wie Voegel” chiude la prima parte dell’album (chiamata in italiano “Apertura”) con una canzone in inglese e tedesco dedicata al volo e al coraggio di ardire. Qui Reuter sembra riprendere, in parte, i riferimenti dannunziani presenti in “Sacra Entrata” ma con una visione più romantica che marziale.

La seconda parte del disco (chiamata in italiano “Clausura”) si apre con il singolo “One Lion’s Roar”. Il brano candida a essere una delle più belle canzoni mai scritte da Rome, sicuramente una delle più coinvolgenti, al pari di “One Fire”, presente in “A Passage To Rhodesia”. Il ruggito di un leone che riesce a disperdere milioni di pecore è un’immagine certamente forte ed efficace. In sottofondo, sentiamo il campionamento in italiano già presente in “Sacra Entrata”, come a chiudere il cerchio, una sorta di uroboro che si morde la coda sotto le sette stelle dell'Orsa.
Altro punto forte del lavoro è “The Legion Of Rome” che si apre con “La Fin D’Un Monde”, breve interludio che cita le parole di Bertolt Brecht: "Was dieses Land braucht, ist 20 Jahre Ideologie-Zertrümmerung". Sicuramente, Reuter ha tratto ispirazioni dalle sue visite in Italia per realizzare un’acuta e assolutamente non banale riflessione sul nazionalismo e sui cicli della storia.
“Uropia O Morte” è una struggente ballata che vuole essere anche una riflessione sul tema delle guerre che hanno insanguinato il suolo europeo. Reuter gioca sul termine Europa e Utopia ma anche su quell’“Ur” che rimanda a qualcosa di originario e persistente.
Chiude il tutto, lo struggimento marziale di “Desinvolture” che richiama alla memoria le derive di “Take Care And Control”, seminale collaborazione tra Douglas P. e Albin Julius sotto il marchio Death In June.

Reuter con “Le cenri di Heliodoro” ha realizzato una sorta di ritorno alle origini verso lo stile martial-neofolk della trilogia realizzata nei primi anni Duemila per la svedese Cold Meat Industry. Al tempo stesso, l’artista ha introiettato le sperimentazioni di “The Hyperion Machine” e “Hall Of Thatch” in una visione lirica sorretta da un robustissimo impianto concettuale. Siamo di fronte a uno dei migliori lavori di Rome, capace di interpretare alla perfezione certi sentimenti che attraversano il nostro tempo alla luce di una grande e profonda passione per la storia europea.

(25/01/2019)



  • Tracklist
  1. Sacra Entrata 
  2. A New Unfolding 
  3. Who Only Europe Know 
  4. The West Knows Best 
  5. Feindberührung 
  6. Fliegen Wie Vögel 
  7. One Lion's Roar 
  8. Black Crane 
  9. La Fin D'un Monde 
  10. The Legion Of Rome 
  11. Uropia O Morte 
  12. Desinvolture
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