Ryan Bingham

American Love Song

2019 (Axster Bingham) | country-pop-rock

Il musicista texano è il perfetto prototipo del moderno artista outlaw: un country-singer avvezzo alle gioie del rock, che non disdegna le tentazioni pop; un autore vivace che, pur navigando in una gradevole prevedibilità stilistica, ha spesso dispensato brillanti intuizioni. A quattro anni da “Fear And Saturday Night”, Ryan Bingham ritorna in scena con un ambizioso doppio album, ricco di polverose ballate country, frizzanti rock‘n’roll e scampoli di blues: luoghi comuni sonori che dai tempi di “Mescalito” sono ormai endemici per il cantautore americano.

Nell’arco di quindici canzoni, “American Love Song” scivola con un piglio grintoso ed essenziale, che assomiglia sempre di più alle incursioni dei Rolling Stones nel country-blues (alla “Exile On Main Street” per intenderci), con risultati a volte amabilmente convenzionali (il gospel boogie di “Got Damn Blues” e la sudicia “Hot House”), o energici quanto basta per rinverdire gli albori del rock’n’roll (“Nothin’ Holds Me Down” mette in scena Chuck Berry). La presenza di Charlie Sexton in fase di produzione è percepibile nel tono eclettico che a volte mira a confondere le acque, le nuance glam del pop-blues di “Jingle And Go” e il riff amabilmente ruffiano di “Pontiac” sono in tal guisa esemplari, ma non sempre il giochino va a buon fine e il cantautore inciampa nell’ordinaria mediocrità di “What Would I’ve Become” o nel pur gradevole pop-blues radiofonico di “Blues Lady”.

La voce di Bingham graffia sempre con dolcezza, confortata da testi a volte impegnati, a volte legati alla quotidianità, ma mai banali. Peccato però che la vulnerabilità di ballate acustiche come “Beautiful And Kind” e “Wolves” non sbrogli i dubbi sullo stato dell’ispirazione e che le intuizioni non del tutto sviscerate di “Stones” o della stiracchiata ma ipnotica “Blue” rendano frammentario l’appeal di “American Love Song”.
Non c’è in verità nulla che non funzioni, nell’ultimo album di Bingham, manca un po’ di quella visceralità impulsiva e di quel lieve senso di sofferenza che trasformi il consueto in straordinario, il delizioso in memorabile.
Ci sono ovviamente un discreto numero di canzoni dal passo più lungo: la deliziosa ballata agrodolce degna del miglior Tom Petty “Situation Station”, il rimarchevole country-pop con tanto di armonica della suggestiva “Time For My Mind” e la superlativa “America” che, con il suo incedere dylaniano e una tensione emotiva schietta, mette in luce fino in fondo il talento dell’autore.

Resta giusto una leggera sensazione d'amaro in bocca per un album che ha il profilo dell’occasione mancata, ma se Ryan Bingham riuscirà a mettere a frutto alcune intuizioni di “American Love Song”, sarà prima o poi in grado di varcare il confine della prevedibilità.

(29/03/2019)



  • Tracklist
  1. Jingle and Go
  2. Nothin'Holds Me Down
  3. Pontiac
  4. Lover Girl
  5. Beautiful and Kind
  6. Situation Station
  7. Got Damn Blues
  8. Time for My Mind
  9. What Would I've Become
  10. Wolves
  11. Blue
  12. Hot House
  13. Stones
  14. America
  15. Blues Lady




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