Saba Alizadeh

Scattered Memories

2019 (Karlrecords) | ambient, persian classical music

Nato a Teheran nel 1983, figlio del rinomato musicista di musica classica persiana Nossein Alizadeh, ha studiato per anni uno strumento tradizionale come il kamancheh, cordofono iraniano simile al rebab e alla lira bizantina. Interessato tanto alla tradizione legata al suo strumento quanto alle più contemporanee espressioni della musica ambientale, dronica e concreta, Saba Alizadeh pubblica in autonomia i suoi primi brani, secondo un approccio do-it-yourself, già nel 2018, ma solo adesso queste composizioni sono riproposte, in una versione rivisitata e arricchita, per una distribuzione mondiale e anche in formato fisico. Nella sua nicchia è un successo, così che si deve procedere a una ristampa.

Dieci brani che giocano con l'immaginario dell'ascoltatore e fondono esotico, antico e futuristico, sovvertendo le immagini etnocentriche di un Iran fantasticato come arretrato, storicizzato, caricaturale. Bisogna abbandonarsi da subito al viaggio in territori nuovi, accompagnati in una geografia della suggestione da folate sonore riverberate in spettrali lande desolate, intrise di mistero ("Blood City"). Oggettivo e soggettivo si confondono in momenti onirici ("Dream", "Scattered Memories", "Greetings To Earthfire") e di febbricitante agitazione ("Colors Wove Me In Teheran"), fino a infrangersi in echi cosmici e glitchy.
Quando arriva anche la voce, in "Would You Remember Me", siamo fra le spoglie ecotplasmatiche di un ricordo lontanissimo, l'ombra della desolazione che pure affiorava nelle cartoline urbane di Burial. Sgranata ambient dell'inquietudine degna di Roly Porter e Rafael Anton Irisarri in "Elegy For Water" e "Ladan Dead End". Curvatura verso il basso nella parte finale della scaletta, che cincischia con il minimalismo in "Fever" e poco aggiunge a quanto già detto con "Fluid", ma è un peccato veniale. 

Passato, presente e futuro si incontrano e dialogano: il primo e il terzo sono fantasticati dalla mente, il secondo è percepito, descritto. Al crocevia del tempo una musica periferica per noi come quella iraniana riesce a descrivere un curioso momento storico e culturale, dove la freccia del tempo sembra aver perduto ogni direzione. Saba Alizadeh, allora, vaga nella storia passata, presente e futura, diviso fra sogno e incubo, fra elevazione e desolazione, facendosi interprete struggente, tramite il virtuosismo strumentale e compositivo, di uno smarrimento, questo sì, molto vicino anche alla realtà occidentale.

(23/03/2019)



  • Tracklist

1. Blood City 
2. Dream 
3. Colors Wove Me In Tehran 
4. Would You Remember Me 
5. Elegy For Water 
6. Scattered Memories 
7. Ladan Dead End (Kamancheh Version) 
8. Fever 
9. Greetings To Earthfire 
10. Fluid 

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