Servant Songs

Life Without War

2019 (Flying Kids Records) | songwriter, alt-folk

I wish I could pull you apart
So I could see what you are

“Sink Or Swim” è la prima freccia (di otto) che scocca Nicola Ferloni, subito in grado di scandagliare le emozioni che si manifestano come fantasmi in questo esordio discografico chiamato “Life Without War”. Ferloni, firmandosi come Servant Songs, si lascia alle spalle gli intensi trascorsi da militante in band math/post-rock quali Go down Moses e Vulturum (da lui fondate); progetti musicali in cui si è cimentato sperimentando diversi generi, uniti principalmente al cantautorato nordamericano che va da Bob Dylan (presente anche qui) a Neil Young. Il mettersi a nudo vale già da qui come una presa di coscienza artistica ardita, perché non segue intanto pedissequamente i numi tutelari di cui sopra, ma ne fa splendidamente tesoro per plasmarne uno spleen a un tessuto sonoro che si confà allo spirito del cantautore nostrano.

Se è vera quella presunta legge non scritta che la seconda traccia di ogni disco sia la più bella, “All The Great Ideas” si fa allora avanti come fulgido esempio. Le liriche esprimono speranza, sospinte da un'aura alt-folk delle più nobili e con uno spunto dylaniano (“All those great idea/ They come and go like the wind”). Una ballad il cui romanticismo viene accentuato dagli archi e dalla batteria; corrispettivamente da Matteo Bennici, Fabrizio Fusi e da Giacomo Ferrari. Più slanciata è la voce di Ferloni, e in più parti ispirato a quella di un giovane Mick Jagger - rispetto ai toni sommessi di Elliott Smith in “Either/Or”.

I wish I could face all my demons alone
But I guess I ain’t that cool yet
Let’s get back inside
It’s late and I’m cold
And I really don’t like it here

In “Convalescence Nlues”, Ferloni si lascia alle spalle le rogne, chiedendo (e chiedendosi) se può tornare tra le braccia della sua amata a cui sta inoltrando questa missiva (“I could never give you an answer/ How could I ever be your man?/ I’m done lying to you”). “A home” richiama alla mente la boschiva Twin Peaks di David Lynch e il locale Bang Bang Bar, nel quale può essere eseguito questo brano; mantenuto dai sussulti di drum machine e dalle voci tenue di Adele “H” Pappalardo.
Il quarto racconto di Servant songs è un tentativo di affrontare i demoni che va a vuoto. In “Perpetual Cheerleader” scorrono le melodie alt-folk di Townes Van Zandt (di cui è stato appena pubblicato il postumo “Sky Blue”): i lenti colpi alla batteria accompagnano il brano in quella che è un'altra apologia dello smarrimento sentimentale tra confessioni, dolori e vino.
A seguire è il racconto di strada “Going Away”: il saliscendi del synth comandato da Marco Giudici, più i cori di Adele H, conferiscono al brano l'ulteriore tragicità degli eventi narrati. Anche qui la voce di Ferloni illumina le zone d'ombra che si allungano man mano sul suo cammino.

We live by the minute, and never get caught
Under the sun, but never get too warm
We live by the fire, and never get burned
We’ll live by the sea, and never get old

“Drivers Ed” è un commovente racconto di formazione che si fa carico di speranza, con la promessa di non diventare mai adulti e chiedendoci invece di guardare la luce che ci attraversa in volto (“Have you ever seen the light of the white line at night?/ Have you ever seen it right in front of your eyes?”). L'armonia è delle più spettrali con l'apporto di Maurizio Abate (armonica), Marco Giudici (pianoforte) e degli archi citati già sopra.“Out On A Limb” è l'esplosiva chiusa che smonta scherzando (oppure no?) tutte le premesse e le riflessioni avanzate precedentemente (“There’s no easy way to show what’s the meaning of it all/ I guess you’re gonna have to trust me blindly on this one/ If you’re falling, just hold on”). Con un cambio repentino in stile Elliott Smith (e quindi anche Beatles, punto di riferimento fondamentale e risaputo dello statunitense) ci porta all'amaro finale e “tenendoci per mano e a testa bassa” (cit.)

Il nuovo profilo di Nicola Ferloni, aka Servant songs, scompone le molecole del miglior cantautorato americano per studiarle e inserirle nel proprio gene compositivo. La sua idea di alt-folk oscilla fra la natura e la ruggine, fra i beat elettronici e le atmosfere sospese e sorrette dagli archi e dal pianoforte. In cabina di regia vi figura assieme a Marco Giudici (Halfalib e Any Other), che imbraccia il basso e suona in più tastiere e piano. Senza contare tutto il cast all-star proveniente da band quali Labradors, gli Asino e Fast Animals and Slow Kids. Proprio come Any Other con "Two Geography", Servant Songs non si ferma solo ad ammirare il repertorio d'oltreoceano per smascherare le nostre, le vostre e le sue inquietudini, ma fa un passo in più per tesserne un quadro armonico dalla carica struggente, senza particolari e ruffiane sovrastrutture.
Canzoni in trincea pronte a esplodere tra le mani.

(29/05/2019)

  • Tracklist
  1. Sink or Swim
  2. All the great ideas
  3. Convalescence blues
  4. A home
  5. Perpetual cheerleader
  6. Going gray
  7. Drivers Ed
  8. Out on a limb
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