Sharon Van Etten

Remind Me Tomorrow

2019 (Jagjaguwar) | indie-rock, songwriter

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, in una canzone che chiudeva il suo secondo album, Sharon Van Etten cantava un verso straziante come “you chained me like a dog in our room” poggiandolo su un tappeto di harmonium e soffiandolo sulla più limpida e carezzevole delle melodie. Oggi, nove anni dopo, Sharon incastona una confessione d'amore come “I’ve been waiting my whole life for someone like you” tra scosse alt-rock che non potrebbero essere più agli antipodi della dolce melanconia country dei dischi precedenti. Oggi, nove anni dopo, Sharon è una donna diversa e serena, non più prigioniera dell’amore malato che, nel bene e nel male, è stato motore emotivo di tutta la sua musica fino ad oggi. Se lo scorso “Are We There” affrontava i dolori e le difficoltà nel voltare pagina e riprendere per mano la propria vita, il nuovo “Remind Me Tomorrow", quinto album per la trentottenne cantautrice del New Jersey, è il disco della raggiunta felicità, conseguente all’incontro con un nuova persona e alla nascita del primo bambino. 

L'album segna l’inizio di un nuovo corso per la Van Etten, che abbandona per la prima volta i confortevoli territori dell’alt-country per avventurarsi verso orizzonti più corposi e stratificati, arrangiati, sovente avvolti da un’oscurità compiaciuta e sensuale, un po' Anna Calvi e un po’ Cat Power nei suoi momenti più elettrici. L’iniziale “I Told You Everything”, con i suoi nudi accordi di piano e dichiarazioni a cuore aperto, sembra riprendere le dolenti atmosfere dei dischi precedenti, salvo poi mostrare una vibrante produzione tra plumbee nubi di sintetizzatori e batterie trattate. Il passaggio di testimone tra passato e presente si è quindi compiuto, e da qui in avanti la "vecchia” Sharon si riaffaccia solo a tratti - nella nostalgica cavalcata di “Seventeen”, nella tiepida ballad di “Malibu”.

La tesa e percussiva “Comeback Kid” e la turbolenta “Hands” emergono solenni da nevrosi quasi post-punk, allo stesso modo di “No One’s Easy To Love”, che staglia la sua luminosa melodia su un convulso sottofondo di tastiere e bassi distorti. I momenti più alti sono però toccati dalla finale “Stay”, che si colloca in qualche inesplorato territorio tra il country e il trip-hop, e da “You Shadow, incantevole cantilena armonizzata in maniera esemplare. I testi, non più intrisi di indolente disperazione, gridano finalmente amore da ogni parola, a conferma di una rinascita completa della donna e dell’artista.
 
A discapito dell’assoluta libertà che si respira dal suo ascolto, la Sharon Van Etten di “Remind Me Tomorrow” resta in qualche modo intrappolata nella sua nuova euforia. Alcune canzoni lasciano un strano senso di incompiutezza, altre restano un po’ soffocate dagli arrangiamenti, confermando l’impressione di un album coraggioso e ricco di spunti, ma non ancora pienamente convincente. Mentre il dolente melodismo degli album precedenti era palliativo necessario per continuare a camminare oltre i cocci di un cuore spezzato, la prima pagina di questo nuovo libro non indica direzioni del tutto chiare e a fuoco.

Per un'artista che ha fatto della sincerità e del pathos interpretativo la sua cifra stilistica, un album come “Remind Me Tomorrow” resta ancora un passo indietro, lasciando la sensazione di un disco di passaggio in cui l’adozione di sonorità più variegate e audaci appare più una scelta che una viscerale necessità. Rimane un'opera intensa e coinvolgente, seppur priva dello stesso slancio poetico e della “scontrosa grazia” che animavano in passato la penna e la voce della sua autrice.

(25/01/2019)



  • Tracklist
  1. I Told You Everything
  2. No One’s Easy To Love
  3. Memorial Day
  4. Comeback Kid
  5. Jupiter 4
  6. Seventeen
  7. Malibu
  8. You Shadow 
  9. Hands
  10. Stay


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