Soilwork

Verkligheten

2019 (Nuclear Blast) | metal

Inizialmente considerati tra gli epigoni più significativi degli At the Gates nel marasma della scena melodic-death-metal, gli svedesi Soilwork negli anni si sono distaccati dal sound degli esordi, personalizzando la loro formula e orientandola verso una crescente melodicizzazione, introducendo ritornelli puliti, un uso crescente delle tastiere atmosferiche e incorporando varie influenze che spaziano tra alternative-metal, hard-rock, melodic-metalcore e altro. I risultati sono stati discontinui, alternando lavori validi ad altri trascurabili. L'ultima fatica arriva nel 2019 con "Verkligheten" ("realtà").

L'album può essere suddiviso fra canzoni che coniugano melodia ed estremismo (in particolare l'iniziale "Arrival" con i suoi riff ronzanti e la batteria a valanga spezzata solo dal ritornello pulito, o la furibonda "When The Universe Spoke") e altre più incentrate sull'aspetto melodico (su tutte "Full Moon Shoals" e "You Aquiver"). Però nelle prime gli spunti più aggressivi sembrano quasi limitare la tendenza al melodicismo, cercando di ripescare punti di contatto con i primi dischi del gruppo ma senza troppa convinzione, mentre nelle seconde il tutto si riduce a un esercizio di stile con poche sorprese (soprattutto in confronto a dischi più caratterizzati come "Figure Number Five"). Per tutto il disco, comunque, le aperture melodiche sono basilari e offrono gli spunti migliori, tra convincenti attacchi vocali pop-metal, stacchi più rockeggianti, assoli taglienti.

L'aspetto ormai consolidato del gruppo è (complici i frequenti cambi di formazione degli ultimi anni) il ruolo di primo piano del cantante Björn Strid. La sua versatilità in studio è nota, passando con disinvoltura tra canto pulito, screaming e anche un potente growling che ha l'ulteriore pregio di non essere troppo ostico per chi non è avvezzo a questa forma espressiva canora. 
Purtoppo la parte chitarristica su "Verkligheten", escludendo gli assoli, è più in secondo piano: raramente i riff prendono le redini del brano, venendo maggiormente impegnati come supporto al canto oppure in brevi sfuriate subito ricongiunte al resto della strumentazione, e ciò a volte li rende un po' ripetitivi. Il duo composto da David Andersson e dal francese Sylvain Coudret ha perso un po' di grinta rispetto ai precedenti "The Living Infinite" e "The Ride Majestic", più ispirati da questo punto di vista.
Strid inoltre ha di recente avviato un progetto hard-rock/Aor intitolato The Night Flight Orchestra, del quale si possono avvertire piccoli spruzzi in brani come i due singoli "Witan" o "Stålfågel" (di quest'ultimo è disponibile una seconda versione in cui è sovraincisa Alissa White-Gluz degli Arch Enemy che duetta in controcanto). Sono forse i pezzi più riusciti, o comunque più nelle vene di Andersson che li ha scritti.

Purtroppo il songwriting si rivela altalenante: il gusto di Strid e soci è maturo, preso singolarmente, ma spesso le intuizioni melodiche vengono diluite tra numerosi momenti blandi o ripetitivi, con molti riff fin troppo somiglianti tra di loro e blastbeat monotoni. Il disco si rivela un lavoro di mestiere senza infamia e senza lode, che rimescola un po' i tratti salienti del sound soilworkiano ma senza rinnovarlo davvero. È senz'altro consigliato ai fan degli ultimi lavori del gruppo - gli altri potrebbero considerarlo una minestra riscaldata.
Il 1° marzo inoltre esce il nuovo album dei colleghi connazionali In Flames, con il quale verranno sicuramente fatti paragoni.

(09/03/2019)



  • Tracklist
  1. Verkligheten
  2. Arrival
  3. Bleeder Despoiler
  4. Full Moon Shoals
  5. The Nurturing Glance
  6. When the Universe Spoke
  7. Stålfågel
  8. The Wolves Are Back in Town
  9. Witan
  10. The Ageless Whisper
  11. Needles and Kin (feat. Tomi Joutsen)
  12. You Aquiver (feat. Dave Sheldon)


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