Teeth Of The Sea

Wraith

2019 (Rocket) | idm, post-rock, free jazz

Sono passati ormai dieci anni dall’esordio dei londinesi Teeth Of The Sea, tant’è che della loro discografia questo “Wraith” è il capitolo numero sei. Eppure non se ne è mai parlato troppo, se non per nulla, di questo quintetto post-rock nel nostro paese, né tantomeno su queste pagine. Nel corso di questa decade la visione pessimistica (per usare un eufemismo) di presente e futuro che la band propugna non si è spostata di una virgola, e se lo ha fatto è stato acuendone la vena tragica.
Non si può dire lo stesso per il suo sound, che nel corso dei dischi ha subito graduali mutazioni fino ad arrivare, oggi, a un risultato molto distante da quelli degli esordi. Con i fiati assoluti protagonisti al posto delle chitarre e ribollenti beat machine in luogo della batteria, si vanno disegnare scenari elettronici distopici, scossi da inebrianti interventi jazz e melodie tragiche (con il “Love Theme” di “Blade Runner” imparato praticamente a memoria).

Specie nella prima luttuosa parte (“Burn Of The Shieling” è un vero e proprio requiem), “Wraith” attiva umori cupissimi, sensazioni funeste, il rammarico per una fine ineluttabile, la cinica accettazione di quest’ultima. “I’d Rather Jack” rinfocola le turbe di inizio millennio dei Radiohead di “Kid A”, con un sax febbrile che si agita tra gli spazi lasciati vuoti dai beat in pieno stile Warp. “Hiraet” è altrettanto plumbea, ma meno instabile, guidata dal passo pesante di un beat a-là Boards of Canada. “Fortean Steed” è il momento più umano del disco: il ricordo della ninna nanna di una mamma viene fatto echeggiare tra i veli color seppia e gli arpeggi delicati di una ambient in controluce.
L’elettronica progressiva con lo sguardo rivolto ai viaggi interstellari dei Tangerine Dream porta “Visitor” a velocità di curvatura, e quando la Terra è ormai lontana, vengono fatte squillare in trionfo le trombe. Altrettanto turbolenta è la conclusiva “Gladiators Ready”, che prima si impasta in una melodia dal sapore del destino funesto dei guerrieri per poi sbrigliare un forsennato tempo techno. 

Viene difficile credere che un disco radicale e nero come “Wraith” possa smuovere le acque e far guadagnare notorietà ai Teeth Of The Sea, cosa che probabilmente ai cinque interessa comunque poco. Ma se qualcuno dovesse uscire da questo ascolto invogliato ad approfondire la produzione dei londinesi, ne risulterebbe senz’altro arricchito.

(06/03/2019)

  • Tracklist
  1. I'd Rather, Jack
  2. Hiraeth
  3. Burn of the Shieling
  4. Fortean Steed
  5. Visitor
  6. Her Wraith
  7. Wraiths in the Wall
  8. Our Love Can Destroy This Whole Fucking World
  9. Gladiators Ready


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