The Foreign Resort

Outnumbered

2019 (Artoffact) | post-punk

Sezioni ritmiche militanti e serrate su cui si ergono le chitarre della malinconia, cui fanno eco tastiere che riportano all'era del "New Year's Day", e il sacro fuoco post-punk non accenna a spegnersi. La fiammata questa volta arriva dalla Danimarca con The Foreign Resort. Con un paio di album e diversi singoli all'attivo, la band di Copenaghen ha indubbiamente una certa esperienza che emerge nei solchi dell'ultimo lavoro "Outnumbered". Ascoltando poi la voce di Mikkel Borbjerg Jakobsen, si traggono ulteriori argomentazioni a sostegno delle ragioni che portano alla recente inclusione dei Cure nella Rock & Roll Hall Of Fame. Forse anche troppe.
Tra arpeggi e synth che vi rimanderanno all'interno di quella foresta di Smith-iana memoria, dove vi ritroverete "perduti e soli, ancora e ancora una volta", e tracce del primo gusto shoegaze, il disco tira dritto in modo piuttosto fisico. Il che suggerisce anche un possibile energico approccio live. "Burn In The Night", "She Is Lost", "Hearts Fade Out" e "Clouds" ne sono formidabili esempi.

I Foreign Resort sono bravi. Tutto in loro è corretto. La sezione ritmica ha il cosiddetto "bel tiro". Solida, rotonda, non molla mai l'osso. La produzione è profonda e cristallina. Le sequenze elettroniche sono utilizzate dove serve e quando serve, senza mai perdere d'eleganza. Delizioso il gusto melodico nella voce, malinconica e sognante. Le chitarre faranno breccia nei cuori dei tifosi di quell'old school post-punk ottantino.
Difficile, da amanti di quelle sonorità, trovarsi a non apprezzare "Outnumbered" durante l'ascolto. Tutto è al posto giusto, ogni suono, ogni arrangiamento vi farà sentire a casa.
E quindi? Si grida al miracolo? Non esattamente.

L'assenza di pezzi davvero killer potrebbe essere un problema in una scena che definire inflazionata sarebbe un eufemismo, rischiando di consegnare l'album a quel tipico collezionismo dozzinale, all'interno di uno scaffale di dischi, di artisti di genere, tutti bravi, tutti piacevoli, ma nessuno indispensabile.
Rimangono, però, quarantaquattro minuti di un post-punk raramente ascoltato così a fuoco e così lucido, negli ultimi anni.

(04/05/2019)



  • Tracklist
  1. In Gloom
  2. Burn In The Night
  3. Summer
  4. She Is Lost
  5. Clouds
  6. Obsessing
  7. Hearts Fade Out
  8. Hot Summers
  9. Fall
  10. Send Your Heart To The Riot
  11. Outnumbered


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