The George Kaplan Conspiracy

Recollected Memories

2019 (Alter K) | electro-pop

Pare proprio di vederlo, Cary Grant, con quel sorriso sornione, annuire soddisfatto in “Intrigo Internazionale” mentre scorrono le note di questo due francese all'album di debutto. Duo che prende proprio a prestito il George Kaplan di Hitchcock per costruire un sound sì electro-pop, ma anche raffinato ed elegante.
Ma George Kaplan non esiste. È una pura invenzione della Cia, che usa questa falsa identità come esca per intrappolare i teppisti. Un non-personaggio, un guscio vuoto, una pura finzione, a cui si cerca di dare vita e che alla fine la prende oltre ogni aspettativa. La musica di The George Kaplan Conspiracy sembra averne tratto ispirazione, come una metafora di questo sound electro-like ma d'identità pop. Uno sfarfallio tra le due personalità, l'universo del duetto vibra di positività e armonie luminose e vaporose.

Suoni elettronici essenziali, ma ricercati. Linee melodiche da spy story, che flirtano con una non troppo nascosta passione per le strobo americane dello Studio 54. Almeno, questo è ciò che emerge dall'apertura del disco, “Feel That Show”, e dalla seconda traccia “The Only Star I Know”, con quelle chitarre che “hey, ma c'è Nile Rodgers a suonare nel disco e non ce lo avete detto?”.
Ma poi arriva subito il synth-pop minimale di “It Feels Strange”, malinconico e con lo sguardo rivolto alla new wave più sintetizzata. Poi il canto corale di “Sing For Me”, sostenuta da sfavillanti sequencer. In coda, l'intervento vocale di Paulette Wright, cantante e artista francese, tragicamente deceduta l'estate scorsa a Reims, rappresenta uno dei momenti più suggestivi ed efficaci dell'intero album.

Gabriel Afathi (voce e sintetizzatori) e Bernard Francoulon (chitarre, basso e sintetizzatori). Sono loro i George Kaplan Conspiracy. E hanno talento e gusto da vendere. Oltre che una capacità mirabile di fondere immagini e culture apparentemente distanti tra loro. Come nel caso di “The Bomb”. Atmosfere da America Pin-up anni 50 filtrate attraverso l'attitudine elettronica di matrice 80's.
“Again” è robotica che strizza l'occhio un po' ai Depeche Mode, un po' ai Kraftwerk. Ma c'è anche tanto Jarre in questo disco. E del resto non potrebbe essere altrimenti. Immagino che per un francese innamorato dell'elettronica, il pioniere transalpino dei sintetizzatori debba per forza essere un punto di riferimento indiscutibile. Di nuovo le chitarre disco, ad avvolgere una malinconia pop, che, incredibile questo Kaplan di Hitchcock, funzionerebbe tanto in un club quanto nell'intimità della propria stanza, luci spente e cuffie per perdersi in chissà quali sogni.
Con "Ninja" sono di nuovo frequenze disco 70's e un basso su cui aleggia sorridente lo spettro di Bernard Edwards e degli Chic.

A questo punto dovremmo ormai sapere tutto del disco. Invece no. C'è ancora spazio per una sorprendente quanto struggente “So It Seems Part 1”. Sì, perché c'è anche una parte 2, ma dopo ci arriviamo. Rimaniamo qualche istante sulla prima parte. Ballata di una lucidità e una eleganza misteriose. E' proprio il songwriting a sorprendere. Qui, quel dubbio che per tutto il disco passava per la mente ma non volevi portare a galla, inizia a farsi largo. Probabilmente i due francesini lo sanno, e all'ultimo gettano la maschera.
“So It Seems part 2”. Chitarre acustiche, sintetizzatori analogici e live drum 70's, a immergerti in una atmosfera da psichedelia glam. Tra Bowie, Roxy Music. Ma anche con un tocco di Pink Floyd. Come a dire, che “sì, veniamo proprio da lì”.
E Cary Grant continua ad annuire soddisfatto.

(07/05/2019)



  • Tracklist
  1. Feel That Show
  2. The Only Star I Know
  3. It Feels Strange
  4. Sing For Me (with Paulette Wright)
  5. The Bomb
  6. Again
  7. Ninja
  8. So It Seems Part 1
  9. So It Seems Part 2




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