The Gloaming

3

2019 (Real World) | alt-folk, neoclassical

Hanno esplorato il fondo di fiumi e laghi (si osservi la copertina dell’esordio “Gloaming”), per poi spiccare il volo sulle ali di surreali aquiloni (l’immagine di “Gloaming 2”): quattro musicisti irlandesi e un americano Thomas Bartlett (Doveman) hanno varcato così i confini del folk, restituendo alla tradizione popolare la legittima dimensione artistica. Con il terzo capitolo la band si sporge verso l’ignoto (l’ancor più surreale copertina di “Gloaming 3”), con performance ancor più audaci e avvincenti: gli strumenti stridono, si sfiorano, quasi a voler rimarcare l’autenticità del loro suono in un’epoca di trasfigurazione e manipolazione tecnica che ha sminuito il rapporto tra l’uomo e la musica.

Con partiture meno elaborate, che mettono a fuoco una consistente quantità di elementi strumentali, Bartlett e compagni affondano ancor di più le mani nel neoclassicismo e nell’avanguardia, senza che l’insieme perda le naturali connotazioni folk, dando vita a una sincronia ancor più profonda e metafisica. Quando i preziosi versi del poema di Seán O'Ríordáin conducono la voce di Iarla O'Lionáird verso le tonalità più confidenziali e introspettive di “Reo”, c’è una rinnovata poesia che scorre nelle vene dei Gloaming, e si distende su toni scarni di piano e archi; accenna una giga, attende che il canto occupi anche gli anfratti più oscuri, per poi amalgamare il tutto con incantevole nitore.

E’ la parola l’elemento peculiare di questo terzo capitolo: il connubio tra gli accordi incalzanti del piano e l’enfasi vocale di “Meáchan Rudaí (The Weight Of Things)” da il La alla sequenza più maestosa  e minimale finora elaborata dal gruppo, un insieme delle teorie di Steve Reich applicate al canto, un artefatto sapientemente elaborato su note di piano rubate a Erik Satie. Contrappunti sonori rigogliosi e impercettibili cambi di ritmo e armonia, sono il leit-motiv di un album viscerale e profondo.
Nel momento in cui Iarla Ó Lionáird intona i versi che ha ricevuto dal poeta Liam O'Muirthile poco prima della sua scomparsa (Irlanda 1950 – 18 maggio 2018), si assiste a una rara sinergia tra parole e musica (“Áthas (Joy)”) e la melodia è come una brezza leggera che i musicisti fanno scivolare su pochi ma geniali accordi, anticipando l’estatica danza a suon di violino di “The Pink House”: una mini-suite che alterna delicati tocchi di piano a vellutati accordi di chitarra, mentre Martin Hayes e Caoimhín O'Raghallaigh tessono un trascinante dialogo tra viola e violino.

Sono gli stessi intrecci che tengono alto il vorticoso brio di “The Lobster” e “The Old Road To Garry”, altresì protagonisti di una più delicata simbiosi che regala un’altra luminosa pagina di reinvenzione della tradizione folk irlandese (“Sheehan’s Jigs”). Uno dei temi ricorrenti nei testi di “Gloaming 3”, tutti rigorosamente in gaelico, è la morte: un evento che ha segnato molto gli affetti personali di Iarla O'Lionáird, che oltre alla sofferenza per la perdita di due amici e colleghi, Micheál O'Súilleabháin e Liam O'Flynn, e a quella del già citato poeta Liam O'Muirthile, ha dovuto affrontare anche la scomparsa della sorella maggiore Brid. Ed è dunque la morte la protagonista sia dell’introduttiva “Meáchan Rudaí (The Weight Of Things)” - un chiaro omaggio alla madre e alla sorella - che della conclusiva “Amhrán Na nGleann (The Song Of The Glens)”, quest’ultima una canzone che Iarla cantava sin dall'infanzia, qui proposta in un’aspra e vibrante esecuzione vocale appena sottolineata da un borbottio d’archi.

La morte è comunque l’ombra costante che si nasconde a volte dietro il suggestivo pathos di “My Lady Who Has Found The Tomb Unattended”, o dietro la già citata “Reo”, una poesia sulla sfuggente essenza della vita, ma anche nelle pieghe della traccia più lunga e ambiziosa del progetto “Doctor O'Neill”: una giga dalle strane connotazioni avantgarde e sperimentali che nei suoi abbondanti dieci minuti offre abili divagazioni chamber-folk, tra continui cambi di strumentazione e atmosfera, una piccola suite che racchiude tutta la forza innovatrice di una musica che è già patrimonio culturale per le future generazioni.

(24/04/2019)



  • Tracklist
  1. Meáchan Rudaí (The Weight Of Things)
  2. The Lobster
  3. Áthas (Joy)
  4. The Pink House
  5. Reo
  6. The Old Road To Garry
  7. Sheehan’s Jigs
  8. My Lady Who Has Found The Tomb Unattended
  9. Doctor O'Neill
  10. Amhrán Na nGleann (The Song Of The Glens)




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