Toria

Naked In A Dress

2019 (New Model Label) | songwriter

Troppo facile scomodare i grandi nomi del cantautorato statunitense come Elliott Smith, Sufjan Stevens o Bon Iver; troppo facile e scontato poiché è lo stesso Marco Torriani a indicare questi nomi, al fianco di quelli di Cure e Radiohead, come propria fonte d’ispirazione, ma anche troppo rischioso. Il disco d’esordio di Toria è un tripudio di semplicità, spoglio in un abito leggero come una gonna in estate che si alza appena sotto il soffio del vento e la cui trama incastra melodie vocali delicatissime e strumentazione acustica minimale, suggestioni ed essenzialità, allegria amara e nostalgia.

La scelta della lingua inglese semplifica la parte melodica ma, ovviamente, diventa un ostacolo prevedibile non tanto per le difficoltà di comprensione che qui sono a livelli minimi, quanto per la peculiarità della voce e quindi la necessità di non perdere di credibilità per l’utilizzo di una materia prima non completamente propria.
Le dieci canzoni di “Naked In A Dress” sono il frutto di una vita dedicata alla musica, tra alternative rock, musica strumentale ed elettronica (vedi esperienza con Bugo), ma sono anche un atto di liberazione e catarsi per l’autore che si spoglia di ogni timore per mostrare la sua anima, con brani fraterni e nostalgici, sommessi certamente, ma mai tanto da rovinare l’umore di chi ascolta anche quando, e accade spesso, il tema trattato è il lato più infelice dell’amore, quello della sconfitta e dell’afflizione.

Da tutte queste premesse sembrerebbe logica conseguenza una valutazione positiva sotto ogni aspetto eppure diversi sono gli elementi che indeboliscono il disco. Nella minimalità del suono emerge innanzitutto una voce, se non sgradevole, non proprio distintiva e accattivante, che fatica a reggere il confronto con i nomi citati all’inizio e che, anche sotto l’aspetto melodico, non sempre sceglie una strada che possa portare nelle zone più profonde dell’anima di chi ascolta.
Nonostante siano diversi i brani da salvare (“Through The North”, “Come Back”), anche questi danno l’idea di un’occasione persa, di qualcosa di non pienamente compiuto, e nel complesso il disco finisce per girare continuamente intorno alla stessa idea, senza suggerire grosse variazioni e quindi appesantendo ulteriormente i circa trentasei minuti di ascolto.

Le similitudini con i Cure più acustici o i primi Radiohead dichiarate dallo stesso Toria suonano più come forzature che come qualcosa di concreto e, anzi, sarebbero potute essere queste a regalarci qualcosa di interessante se solo presenti compiutamente.
In conclusione, più che lecito è chiedersi cosa aspettarci da un disco profondamente yankee nella forma, realizzato da un ragazzo italiano alla sua prima prova solista.
Ho desiderato e sperato sin dal primo ascolto di trovare qualcosa che mi rapisse il cuore e mi facesse emozionare come hanno fatto “Illinois” o “Either/Or”, di trovare una manciata di canzoni da mettere in tasca e tirare fuori quando magari avrei avuto il bisogno di non piangere da solo, ma in “Naked In A Dress” non vi è traccia di quella bramata soddisfazione che avevo solo immaginato; e a volte, quando il desiderio è troppo grande, la felicità crolla sotto il peso della realtà.

(14/03/2019)

  • Tracklist
  1. In Silence
  2. Me & Mr. Me
  3. Through The North
  4. Leather
  5. Something Good
  6. A trip To The Moon
  7. Sweet Lore
  8. Uppercut
  9. Painless Night
  10. Come Back


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