Umberto Maria Giardini

Forma Mentis

2019 (Ala Bianca) | alt-rock, songwriter

Nel 2004 Umberto Maria Giardini, che allora pubblicava i propri dischi sotto lo pseudonimo Moltheni, registrò un album dalle sonorità dure, il suo terzo, che avrebbe dovuto intitolarsi “Forma Mentis”. Quel lavoro non fu però più pubblicato, e l’ubriacatura elettrica contenuta venne sopraffatta dalla svolta acustico-introspettiva del musicista marchigiano, confezionata ad arte di lì a poco in “Splendore terrore”. Non sappiamo che fine abbiano fatto quelle canzoni, ma quindici anni più tardi Umberto si ritrova di nuovo nel sangue e nei nervi la stessa urgenza espressiva, e quel disco dimenticato oggi riprende “forma”.

Chitarre. Tante chitarre che arrivano alle nostre orecchie teletrasportate direttamente dagli anni 90, a sottolineare i temi ricorrenti della morte e della fine. Atmosfere energiche che non vanno lette come un atteggiamento spiazzante da rocker fuori tempo massimo, no, “Forma Mentis" è una benvenuta sorpresa del tutto coerente col percorso artistico sin qui portato avanti dall’uomo che una volta si faceva chiamare Moltheni. Coerenza rafforzata dal comun denominatore di quella voce inconfondibile e di una scrittura accurata sempre riconoscibile, che sa come dar vita a finezze d'infinita dolcezza quali “Pleiadi in un cielo perfetto”, “Le colpe dell’adolescenza” e “Tenebra”, i brani che meglio si ricollegano alla sua produzione recente.

Ma il Giardini del 2019 sente il bisogno di comunicare al mondo che qualcosa è cambiato: invece che arrotolarsi su sé stesso, ripetendosi all’infinito, nei due anni trascorsi dal precedente “Futuro Proximo” ha affilato le armi, per schierarsi con orgoglio e contrapposizione in quel contesto musicale nazionale assoggettato a trap e it-pop. E lo ha fatto attraverso dodici tracce vigorose, che si increspano anche quando inizialmente non vorrebbero, anche quando partono soffuse, come accade nello svolgimento de “La tua conchiglia” e nell'epilogo della dolcissima “Luce”, consegnata a un’improvvisa sterzata stoner.

“Argo”, la strumentale “Vortice cremisi” e la lunga title track dal tratto epico (posta in chiusura, con ospite Adriano Viterbini) sono le punte più affilate del progetto, quelle che più di tutte finiscono per caratterizzarlo. Una vocalità che a tratti torna a ricordare il Manuel Agnelli più ispirato (dal quale mutua la tecnica del cut-up di burroughsiana memoria), un approccio elettrico a metà strada fra il grunge dei Soundgarden (“Materia nera”) e qualche digressione psichedelica (“I miei panni sporchi”) fanno di “Forma Mentis” un disco da cantautore vecchia maniera, realizzato da un musicista che ha saputo mantenersi integro negli anni, cambiando pelle ma restando sempre fedele a sé stesso. Un lavoro che si distingue da tutto il resto della discografia di Umberto Maria Giardini, sia per caratteristiche sonore che per bellezza assoluta.

(13/03/2019)

  • Tracklist
  1. La tua conchiglia
  2. Luce
  3. Pleiadi in un cielo perfetto
  4. Argo
  5. Materia nera
  6. Di fiori e di burro
  7. Le colpe dell’adolescenza
  8. I miei panni sporchi
  9. Tenebra
  10. Vortice cremisi
  11. Pronuncia il mio nome
  12. Forma mentis


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