Ustad Saami

God Is Not A Terrorist

2019 (Glitterbeat) | khyal, qawwali, musica classica indostana

La Glitterbeat Records si è lanciata in un'operazione tanto pregevole quanto misconosciuta: recuperare musiche nascoste provenienti da tutto il mondo, cercando di trasporne la bellezza in registrazioni essenziali, al limite del field-recording. Non una world-music fatta di contaminazione fra pop-rock e una tradizione folk locale, quindi, ma il tentativo di rendere percepibile l'incredibile ricchezza delle musiche del mondo attraverso linguaggi nascosti, dimenticati e, spesso, tristemente in via d'estinzione.

È il caso di Ustad Saami, pakistano di 75 anni che suona una musica misteriosa, che rifulge della bellezza propria delle cose che appaiono già destinate all'eternità. La sua missione è quella di mantenere viva una tradizione remotissima, risalente al mondo pre-islamico, che sfrutta strutture microtonali e un ventaglio di linguaggi, dal sanscrito all'urdu, passando per il farsi, l'arabo e l'antica lingua vedica. Saami è l'ultimo erede di una tradizione che risale al tredicesimo secolo e che sfrutta una scala microtonale di 49 suoni.
Tutto ruota attorno a una nota centrale, dalla quale il maestro si muove con grande abilità, seguendo un intuito che ha sicuramente sfumature mistiche, per non dire magiche. Guardarlo, nei documenti video, muovere le mani come se stesse danzando secondo un rituale perduto è un'esperienza che scuote l'anima più di quanto ci si aspetterebbe. Tanto è evocativa, originale e unica questa musica che, nel paese d'origine dell'autore, viene osteggiata, soffocata da un oltranzismo culturale islamista che vorrebbe escludere ogni cosa precedente all'epoca della conversione religiosa.

Sarebbe delittuoso mettere a tacere la magia di Saami, che in quest'album-evento può consegnare ai posteri canti di libertà di fulgida bellezza che culminano in due composizioni estese da antologia. "Twilight" (10 minuti e mezzo) vive in una dimensione eterea, sospesa in droni che rappresentano la tela su cui far volteggiare la voce, in una vibrante avventura emotiva che annulla il concetto stesso di tempo e svolgimento tipico della musica occidentale. La conclusiva "Longing", però, riesce a superare il resto dell'opera nei suoi quasi 19 minuti: c'è lo spazio per esplorare terribili toni bassi della voce, un lamento lugubre che ancora di più mette in luce la padronanza di una scala ricchissima di sfumature, ideale tavolozza di un'ascensione tormentata e dolcissima, epopea di dolore ed estasi che, fregandosene dei limiti fisici del disco (o dei file), sembra continuare a vibrare ancora dopo l'ascolto, più nello spirito che nei timpani.

Secondo le poche informazioni che è possibile raccogliere su Ustad Saami, egli è l'ultimo erede di una tradizione quasi millenaria. Dopo di lui, che con sapienza l'ha tenuta in vita con rispetto ma anche col coraggio di fornirle nuova linfa vitale, una delle musiche possibili scomparirà per sempre. In un'epoca di trend globali, dove l'omologazione pare più una realtà che un rischio, quest'album è una goccia di emozionante, commovente, splendida speranza.

(20/02/2019)



  • Tracklist
  1. God Is
  2. My Beloved Is On The Way
  3. Twilight
  4. Hymn
  5. War Song
  6. Longing


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