Violet Cold

kOsmik

2019 (Avantgarde Music) | atmospheric, depressive black metal

Non è certo facile imbattersi in qualche progetto dedito al metal estremo proveniente dall'area caucasica, ci sono però le classiche eccezioni che confermano la regola, come ad esempio i depressivi Psychonaut 4 dalla Georgia, oppure questo curioso personaggio di nome Emin Guliyev (da Baku, Azerbaigian), fondatore e unico titolare di Violet Cold fin dal 2013. Dopo una serie di autoproduzioni e qualche uscita in formato digitale più o meno apprezzata in ambito underground, è la nostrana Avantgarde a prendersi cura dell'ultimo album, un lavoro presentato da una copertina che ricorda un certo immaginario di matrice witch house ma che in realtà nasconde un frullato piuttosto intrigante di varie influenze.

Questa appartenenza geografica ai confini dell'universo metallico si dimostra un'arma efficace per il multistrumentista azero, così lontano dal trend imperante nonostante "kOsmik" sia un disco accostabile per tanti motivi alle sonorità blackgaze di nuova generazione: Guliyev, però, al contrario di tanti nomi più affermati, butta nella mischia molte altre sfumature, le quali toccano territori sia di matrice post-rock che di taglio ambient. Il risultato, pur con qualche incertezza, è abbastanza uniformato e convincente.

L'opener "Contact" in apparenza sembra un pezzo dei Lights Out Asia, tre minuti abbondanti di atmosfere pulsanti che presto si aprono al riverbero della chitarra, in seguito accompagnato da una nenia femminile orientaleggiante, giusto per ricordarci che il punto di incontro tra Oriente e Occidente non è poi così distante da queste lande che si affacciano sul Mar Caspio.
Con "Black Sun" le derive black metal lasciano quasi immediatamente spazio a un cupo e tribale break centrale, per poi decollare definitivamente con la violenza del blast beat e con un riffing tagliente, comunque impregnato di profonda malinconia. "Mamihlapinatapai" insiste con la suddetta formula, un continuo alternarsi di quiete e di tempesta qui esaltato dalla magia di limpide influenze shoegaze.

"Space Funeral", lo suggerisce il titolo stesso, è protesa maggiormente verso soluzioni pseudo-doom: qui la voce diventa catacombale, ma in questo caso a mancare è un certo amalgama con il tessuto musicale del brano, fin troppo dilatato per confluire armoniosamente con il cantato di Guliyev. Con "Ultraviolet" l'album riprende quota, per poi toccare uno dei suoi vertici assoluti con la successiva title track, protesa verso l'infinito grazie a un finale struggente da ascoltare letteralmente a occhi chiusi.
"AI(r)" è il pezzo strumentale che chiude il lavoro, un omaggio a Johann Sebastian Bach ("Aria sulla Quarta Corda") capace di apportare ulteriore sostanza a questi trentasei minuti abbondanti di assoluta sperimentazione post-black metal. Ci siamo quasi, con "kOsmik" la quadratura del cerchio è dietro l'angolo: chissà se con il prossimo passo Emin Guliyev sarà in grado di regalarci qualcosa di veramente importante. Attendiamo fiduciosi.

(25/04/2019)

  • Tracklist
  1. Contact
  2. Black Sun
  3. Mamihlapinatapai
  4. Space Funeral
  5. Ultraviolet
  6. kOsmik
  7. AI(r)
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