Wy

Softie

2019 (autoprodotto) | dream-pop, alt-pop

Siamo pieni di dubbi, ma non abbiamo il tempo di suicidarci, così baciamo le nostre ferite e suoniamo chitarre tristi fino a farci male alle dita.

Ci sono vari modi di intendere e di suonare la musica pop, da quello retrivo scala-classifiche a quello costantemente alla ricerca di nuove soluzioni sonore che, prendendo ispirazione dai giganti del passato, spinge sempre più in avanti il concetto di musica popolare. Se l’obiettivo del primo è prettamente legato al mercato, quello del secondo non è tanto il suono nuovo o mai sentito (cosa sempre più difficile da ottenere), ma trovare quel difficilissimo equilibrio tra generi diversi che - come un miracolo - dà vita a un brano pop perfetto.

Il duo di Malmoe - Michel Gustafsson e Ebba Agren - fa coppia sia nella vita che in campo musicale e dopo l’ottimo esordio del 2017 (“Okay”) torna con un Lp che sembra destinato a rivelarsi tra i più interessanti degli ultimi mesi. Non capita spesso di imbattersi in un album pop tanto vitale, incalzante e allo stesso tempo arricchito di una tipica malinconia nordica che pervade ovunque le loro composizioni, rifacendosi alla new wave e al synth-pop più evoluto, con l'aggiunta di dosi massicce di dream-pop passante da Mazzy Star, Cigarettes After Sex e Slowdive fino alle melodie ammiccanti degli ultimi Tame Impala o alle raffinatezze del french touch degli Air. Ma questo non basterebbe a spiegare totalmente il lavoro della coppia svedese; un legame consistente, infatti, è anche quello con la cultura emo, con quel senso di malinconico rinchiudersi nelle proprie abitudini, quella paura di affacciarsi al mondo, quel legame alla “casa” che band come gli American Football hanno celebrato in più di un capolavoro.

I Wy sembrano rifugiarsi dai conflitti di un mondo troppo complesso per ricrearne uno nuovo a propria misura, ricco di malinconico ottimismo, di una visione esistenzialista della vita che non cade mai in una depressione autodistruttiva ma che si àncora a rapporti interpersonali tra anime affini (il baciarsi le ferite). Un’introspezione gioiosa e vitale, che va dal pop da manuale di “Softie”, con melodie e chitarre dreamy per anime sentimentali che sono diametralmente l’opposto del musicista pop “figo” da Mtv. I ritmi rapidi di “Pavements” mostrano un certo distacco con il primo album, ma altrove la sensazione è quella di un'evoluzione, più che una separazione netta.

Se di fini equilibri, di sintesi miracolose si parla, si devono citare brani come la bellissima “New Dog” con chitarre palesemente wave e la voce di Ebba cangiante e sempre convincente, i nostalgici ricordi giovanili delle “tiepide” estati svedesi (“Swedish Summer”) di “Tired” (divisa in due parti), tutte hit fatte e finite che vivono di un equilibrio invidiabile tra chitarre e synth. Quando la tristezza si fa sentire, si entra in territori più vicini ai Mazzy Star, come nella minimale “Cope” o nella ninna nanna per nostalgici di “Twenty-Two Dreaming”, lenta e onirica, con finale dotato di una triste solennità.
Manifesto della nuova vita dei Wy potrebbe essere, tra le altre, “Have You Ever Been In Love?”, con testi adolescenziali e synth dream-pop imponenti (quasi à-la Mogwai) che sovrastano la voce di Ebba. La breve "Tabs" chiude in modo secco e asciutto, con poche note di piano, canto scarno e testi che mostrano una visione filosofica disincantata e impotente di fronte alla complessità del mondo. Come dire che resistere e non impazzire, riuscire a non perdere quel precario equilibrio che c'è tra l'ansia e la depressione (doni dell'odierna società iper-competitiva) e non cadere nel non senso della modernità è già una grande conquista.

(04/05/2019)



  • Tracklist
  1. Tired I
  2. Softie
  3. Pavements
  4. Swedish Summer
  5. Tired II
  6. Cope
  7. New Dog
  8. Have You Ever Been In Love?
  9. Adore You
  10. Twenty-two Dreaming
  11. Tabs




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