Yann Tiersen

ALL

2019 (Mute) | modern classical, field recordings

La svolta impressa da Yann Tiersen con “Infinity” e successivamente rimarcata in “EUSA” non è tanto (o soltanto) stilistica, quanto ideologica. Il distacco dalla frenesia della metropoli parigina in favore di un definitivo approdo al largo della costa bretone, in quell'Ile de Ouessant che fino a una decina d'anni fa fungeva “solo” da luogo ispiratore per il compositore di origini belghe e norvegesi, è una di quelle scelte di vita che non possono non riverberarsi nell'attività artistica. Il ritorno alla natura di Tiersen, ribadito con forza in questo “ALL”, è una radicale, definitiva scelta di campo: è la ricerca del particolare, del lontano, di tutto ciò che il mondo contemporaneo sta cancellando perché ormai ritenuto inutile.

E così, dopo il ripescaggio degli idiomi minoritari in “Infinity” e la geografia in musica dell'isola di Ouessant nell'omonimo - e notevole - “EUSA”, Tiersen va a completare un'ideale trilogia sul rapporto tra l'uomo e l'ambiente naturale invertendo il percorso, ovvero andando questa volta dal particolare all'universale, come il titolo stesso dell'album sembra voler suggerire. “ALL” è in qualche modo una sintesi dell'età matura: tornano le lingue “disperse”, dal bretone all'islandese, con una componente cantata molto presente; torna il dialogo con l'ambiente, sia esso incontaminato o civilizzato, tramite l'ampio utilizzo di field recording; si amplia infine la pletora degli ospiti, una pratica in verità da sempre sdoganata, come ricorderà chi segue Tiersen dagli ormai lontani tempi di “L'Absente”.

Questa volta, però, il risultato appare tutto sommato inferiore alle aspettative - inevitabilmente elevate. L'ora abbondante di “ALL” è un saliscendi di retaggi Tiersen-iani (quasi un compendio, in effetti) che però lascia l'amaro in bocca soprattutto per quanto riguarda il versante che da sempre rappresenta la cifra distintiva del compositore bretone: quello emozionale.
La ricerca di una marcata solennità sembra ritorcersi contro l'autore, a maggior ragione in presenza degli ospiti cui abbiamo già accennato. Gli interventi del faroese Olavur Jakupsson in “Erc'h” e del bretone Denez Prigent in “Gwenniliead” vanno a coprire le basi strumentali in modi totalmente diversi (etereo il primo, profondo il secondo), ma la voce appare come un elemento anomalo e quasi dissacrante rispetto al contesto. Meglio va con l'apparizione aggraziata di Anna von Hausswolff in “Koad”, anche in virtù della notevole stesura per pianoforte che accompagna il canto, e poi nell'intervento della moglie Emilie in “Pell”, che dai rintocchi di piano si ricollega agli esperimenti di “Dust Lane” (così come le successive “Bloavezhiou” e “Heol”, quasi un lunghissimo corpus unico a metà del disco).

In mezzo a questo florilegio di suoni e di giochi di specchi, alle prese col Tiersen più barocco e forse ambizioso di sempre, sono però i brani più semplici e diretti quelli che fanno riconciliare con il compositore francese. “Tempelhof” sembra uscire dalle medesime session di “EUSA”, se non fosse che il pianoforte solitario non è accompagnato dai suoni dell'isola, quanto dalle voci in sottofondo che si rincorrono negli spazi abbandonati dell'ex-aeroporto berlinese, come a simboleggiare il rinnovato rapporto di simbiosi tra l'umanità e un luogo riconsegnato al lento lavoro della natura.
La vera gemma di questa opera è però il capitolo più breve, “Aon”, una compiuta orchestrazione per strumenti tradizionali e toy piano che si gonfia di un'epicità finalmente sottile e maestosa al tempo stesso. Il pianoforte che guida “Prad” è l'ultima, lenta passeggiata in mezzo alla natura incontaminata prima che lo spoken word in bretone di “Beure Kentan” concluda in un ambiente en plein air e ormai privo di accompagnamento sonoro un'opera imperfetta e inferiore rispetto agli standard ai quali Tiersen ci aveva abituato, ma che a tratti – e purtroppo “solo” a tratti - sa ancora far sognare.

(26/02/2019)

  • Tracklist
  1. Tempelhof
  2. Koad
  3. Erc'h
  4. Usal Road
  5. Pell
  6. Bloavezhioù
  7. Heol
  8. Gwennilied
  9. Aon
  10. Prad
  11. Beure Kentan


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