Bambara

Stray

2020 (Wharf Cat) | gothic-rock, noir, post-rock

Noir: espressione spesso abusata, profanata, allo scopo di descrivere toni lievemente più cupi, oscuri, solitari. Per fortuna, la band americana Bambara è pronta a ripristinare tutta la brutale e disturbante valenza culturale della parola noir, e lo fa con un incendiario noise-rock grondante di decadenti e grottesche iconografie della realtà onnipotente della morte.

I due fratelli gemelli Reid e Blaze Bateh e il bassista William Brookshire si sono fatti notare nelle lunghe tournée condivise con Idles, Metz, Girl Band e Daughter. Questo percorso condiviso ha rinsaldato, sia dal punto di vista espressivo che puramente tecnico, lo stile della band. Hanno poi sperimentato le gioie della contaminazione ospitando in studio altri musicisti, Adam Markiewicz (The Dreebs) al violino, Sean Smith (Klavenauts) alla tromba, Drew Citron (Public Practice) e Anina Ivry-Block (Palberta) alle voci, perfetti complici di questo nuovo album.

“Stray” è il quinto progetto di tre musicisti che sanno ancora come rivoltare le viscere delle poco inquietanti liturgie rock contemporanee, con un fragore lirico e sonoro che è figlio dei Gun Club. Le atmosfere più ossessive e oscure sono frutto della volontaria reclusione della band in uno scantinato di Brooklyn, un lungo periodo passato ascoltando Nick Cave e Leonard Cohen, leggendo Flannery O’Connor, sfogliando foto di persone sconosciute comprate al mercatino dell’usato, o guardando per l’ennesima volta il film “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle.
Strano a dirsi, ma i Bambara sono riusciti a trasformare tutte queste suggestioni nel loro album più versatile, ambizioso e travolgente, la voce baritonale di Reid Bateh accompagna le drammatiche trame post-rock di “Sing Me To The Street” o il nichilistico intreccio di batteria e chitarre, nella più aspra e cattiva “Ben & Lily”, con un gusto gothic di rara e austera bellezza.

La capacità narrativa della band è notevolmente cresciuta, fino a lambire la soglie di un macabro surrealismo, al punto che spesso la musica dei Bambara sembra un incrocio tra un film di Quentin Tarantino e un disco di Nick Cave. Le canzoni raccontano vicende di personaggi dall’identità sfigurata che danzano sulle note di malsane ballate dark sfumate nell’elettronica (“Miracle”), grottesche storie d’amore e morte scandite con tempi ritmici tribali (“Death Croons”) e ambigui profili di messaggeri dell’aldilà o di assassini che spiano dietro una finestra, annunciati da sonorità surf-rock (“Machete”).

Ed ecco che amore e morte divengono un'unica passione, un unico piano sequenza, perfetto scenario per la storia di due piromani il cui sogno è bruciare tutto quel che possono, per poi comprare una casa dove vivere la loro rovente passione, in cui follia, disdegno e ottimismo possono perfino convivere (“Serafina”).
Dopo Idles e Metz, la scena underground si arricchisce di un altro interessante tassello discografico, i Bambara hanno allargato lo spettro sonoro e vocale aprendo le porte a contrasti stilistici che hanno infine rinsaldato le tonalità non necessariamente monocromatiche ma costantemente noir di un affascinante racconto di vagabondi, emarginati, amanti e banditi, condannati a vivere nelle algide e infuocate braccia della disperazione.

(19/02/2020)



  • Tracklist
  1. Miracle
  2. Heat Lightning
  3. Sing Me To The Street
  4. Serafina
  5. Death Croons
  6. Stay Cruel
  7. Ben & Lily
  8. Made For Me
  9. Sweat
  10. Machete




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