Childish Gambino

3.15.20

2020 (Rca) | electro-soul, synth-blues, funk-hop

L'hanno eletto a paladino culturale della comunità afroamericana, e come tale lui si comporta. Una carriera già zeppa di successi e soddisfazioni conseguiti in rapidissima successione, da quella come attore e sceneggiatore di serie Tv (l'amatissima "Atlanta" su tutte) ai successi musicali del precedente disco di platino "Awaken, My Love!" e l'enorme impatto sociale e commerciale del singolo "This Is America", uno dei momenti clou del decennio scorso in campo anglofono. Francamente qualche vezzo da star Donald Glover adesso può anche concederselo, e l'uscita a sorpresa di "3.15.20", con le false partenze in streaming su un sito apposito, copertina neutra e una criptica tracklist cifrata, ha fatto quasi presagire di possibili licenze artistiche e schizoidi progetti estemporanei più tipici di un Kanye West.

C'è però da dire che rilasciare un disco senza troppi dettagli extra invita a concentrarsi esclusivamente sulla musica, ed è un bene perché questo quarto album di studio in poco meno di un decennio di attività riesce - soprendentemente - a espandere la palette espressiva dell'autore ma mantenendo sempre in vista quel Gambino-sound che tutti ormai conosciamo.
Certo, qui siamo di fronte a un disco profondamente moderno e già segnato dalla schizofrenia dell'era social, proprio come lo fu quel controverso "Yeezus" che forse più di tutti, ai tempi, giocò la carta del collage e della coralità di suoni e produzioni in campo hip-hop, finendo poi inevitabilmente con lo sconfinare un po' ovunque.
Glover qui si muove grosso modo sullo stesso canovaccio, inanellando un'ottima produzione sonora che spazia da chitarre funk e code psichedeliche a sciami di vocoder e complesse stratificazioni elettroniche, ma sta sempre ben attento a non "respingere" l'ascoltatore con stramberie troppo fini a sé stesse. Forse sarà il parco candore della copertina, o magari è l'inclusione del già edito solluccherino lounge-chillwave "Summer Breeze" (adesso ribattezzato "42.26"), ma qui ci sono luce, sole, iodio marino, un confortante tepore nell'aria, roseti pieni di api ronzanti e ciliegi in fiore.

Non è più una questione del solito Prince o del melodismo alla Frank Ocean (entrambi rintracciabili a sprazzi alterni negli otto minuti progressivi di "29.14" con tanto di arpe, cori gospel e conclusione cacofonica), ma anche delle lucide produzioni di tardo neo-soul/pre-nu-r&b anni 00 di Musiq Soulchild e AMP Fiddler (l'indugiare di "12.38" con presenza di 21 Savage e Kadjha Bonet, la conclusiva "53.49"). Impossibile trattenere il sorriso con la canzoncina che parte a "35.31", così come è facile abbandonarsi alla synth-bossa nova dei "47.48" o al curioso momento di sdoppiamenti corali alla Queen (?) su "39.28".
Non mancano certo i momenti più moderni; l'introduzione ambient-vocoder "0.00" e il successivo cyber-rap di un "Algorhythm" che va addirittura a riprendere il refrain della storica "Hey Mr D.J." del duo anni 90 Zhané, o l'altra acciaccata base electro di "Time", arricchita da milioni di parti vocali e multistrati sonori - incluso un cameo dell'inconfondibile Ariana Grande. Fa specie l'incalzante battito jungle con distorsioni fuori campo di "32.22", forse il momento che più si avvicina alla rabbia sorda di un West rimasto a secco di Xanax.

Il risultato è un disco di rara ricchezza sonora, anche se magari a volte si lascia un po' trasportare dall'emozione del momento o si dilunga con insistenza su qualche particolare che sfugge all'attenzione dell'ascoltatore casuale. Ma il fascino dell'opera completa - disponibile anche in un'unica traccia intera reintitolata "Donald Glover Presents" in una mossa molto alla "Lovesexy" - rimane comunque intatto.
Con un'uscita del tutto inaspettata, Childish Gambino ha finito col fare il disco che Anderson .Paak e tanti altri del giro ancora non sono riusciti a mettere a punto. Bisogna prenderne atto, nonostante l'iperattività schizofrenica e tutti i contorni extra di un personaggio mediatico di dimensioni ormai enormi, Donald Glover è ancora un autore nel pieno dell'ispirazione e che non ha paura a raccogliere sfide.

(26/03/2020)



  • Tracklist
  1. 0.00
  2. Algorhythm
  3. Time
  4. 12.38
  5. 19.10
  6. 24.19
  7. 32.22
  8. 35.31
  9. 39.28
  10. 42.26
  11. 47.48
  12. 53.49


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