CocoRosie

Put The Shine On

2020 (Marathon Artist) | art pop, freak-folk, electro, hip-hop

Nel pieno degli anni 00, agli inizi della loro carriera, Bianca e Sierra Casady, ossia le CocoRosie, rappresentarono un vero e proprio caso musicale, registrando persino qualche imperitura hit indie – le varie “Werewolf”, “Beautiful Boyz” e “Lemonade”. Data la natura stramba, geek, financo freak della coppia, che viene riflessa con veemenza nel loro immaginario e nelle loro canzoni, non si è trattato di sviluppi scontati. Chiaro che abbia fatto gioco la collocazione temporale di dischi come “Noah’s Ark” o “The Adventure Of Ghosthorse And Stillborn”, arrivati nel pieno di un decennio che ha riscontrato grande attenzione e curiosità verso ogni micro-fenomeno indie – talvolta, non in questo caso, anche a torto. A ben vedere, pur peculiarissima, l’esperienza delle Cocorosie è riuscita persino a creare un seguito – ultime tra le tante ispirate, segnaliamo le deliziose Let’s Eat Grandma. Come è naturale che fosse, col passare del tempo l’interesse verso le dolci, bislacche fantasie delle sorelline è andato scemando e le due, pur insistendo fino al 2015 nel pubblicare dischi quasi ogni due anni, non hanno retto la botta e la loro ispirazione ne ha risentito.

Si sono prese del tempo, dunque, la pausa più lunga mai intercorsa tra due loro uscite: cinque anni che hanno chiaramente giovato alle idee delle sorelle di stanza a Brooklyn. La voglia di rimettersi in gioco è palese già dall’artwork scelto per la copertina di "Put The Shine On", una fotografia in cui le bisbetiche si presentano bardate come due cabarettiste tardo-vittoriane. Anche il sound è stato parzialmente rinnovato, con il consueto gioco di veli freak-folk e i filtri lo-fi (pur centrali in episodi come “Mercy” e la teatrale “Slow Down Sun Down”) squarciati da arrangiamenti più marcati, con pianoforti e altre tastiere a guidare le melodie (“Restless”, “Did Me Wrong”).
All’ordine del giorno anche metriche hip-hop, come in “Restless” e nella fantasmagorica “Burning Down The House”. La sincopata “Smash My Head” sfodera addirittura quelle bordate electro sulle quali Grimes non ha avuto il coraggio di insistere nel suo ultimo disco.

Rovina parzialmente la fruibilità dell’opera una lunghezza eccessiva (55 minuti) non sempre sorretta da pezzi all’altezza, la cui presenza è probabilmente dovuta allo zelo, alla ritrovata voglia di sfidarsi di Bianca e Sierra. Sarà molto interessante, dato il potenziale teatrale e la freschezza dei dialoghi canori tra le due, incontrarle live, nella prossima stagione dei festival.

(15/03/2020)

  • Tracklist
  1. High Road 
  2. Mercy 
  3. Restless 
  4. Smash My Head
  5. Where Did All The Soldiers Go
  6. Hell's Gate
  7. Did Me Wrong
  8. Lamb And The Wolf
  9. Slow Down Sun Down
  10. Burning Down The House 
  11. Ruby Red 
  12. Aloha Friday 


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