Il Lungo Addio

Estate violenta

2020 (Tropico) | pop-rock, songwriter

Quello di Fabrizio Testa per il litorale romagnolo, per il suo fascino decadente e retrò "tra nebbia, pioggia e maledizioni quotidiane", è un amore vero e sincero che si protrae da anni e che ha segnato la sua intera discografia, in particolare quella del progetto cantautoriale de Il lungo addio. Divenuto stavolta una band a tutti gli effetti - con Luca Ciffo (basso), Fabrizio Carriero (batteria) e Sergio Montemagno (tromba) - Il lungo addio, col nuovo "Estate violenta", si muove tra citazioni cinematografiche anni 60-70 (il titolo legato al cinema italiano di genere e le parole rubate di Enrico Maria Salerno), con una svolta pop-rock malinconica fatta di sottile ironia e disincanto, di storie d'amore ormai decomposte, di morte, solitudine e ricordi di cui rimane solo una brezza di vento, come a ritrovarsi di fronte al poetico mondo di Kevin Ayers.

Tendenzialmente un cd-libro fatto di racconti di uomini perduti in luoghi senza tempo (la camera di un albergo, la tenda di un camping o una pineta deserta in autunno), che diventano una sorta di ultima spiaggia, di luogo di riflessione dove il passato appare sempre più vivido di un futuro tanto incerto da essere tendenzialmente inesistente o addirittura inimmaginabile, come un tunnel nel quale una volta entrati non si riesce più a uscire. Un (non)luogo dove rimettere insieme i cocci del propria esistenza, nella speranza di una seconda opportunità che si schianta continuamente con la solitudine di una spiaggia invernale e con la costante ambiguità di un perenne mal di vivere, dove non si è mai certi se la soluzione sia l'eterna ripetizione delle medesime illusioni (la storia d'amore tanto sognata) o la solitudine, forse unica, intollerabile, chance di ritrovare se stessi. Nostalgia degli anni 80 fatta di rimpianti, atmosfere noir con fiati new wave e blues scarni, come se i Death In June incontrassero Daniel Johnston con la produzione dei Tuxedomoon per la Ralph Records, la storica etichetta dei Residents.

I sette racconti iniziano con ritmi ai limiti del post-punk di "Giro in pineta", storia di una passeggiata solitaria dove le foglie che cadono in autunno diventano metafora dei giorni felici ormai andati. Un giro di basso e siamo a "Camping", brano pop in perfetto equilibrio tra tromba e chitarra, con testi disincantati di una vacanza naturalista in cui non si può che prendere atto di un amore ormai finito e la conseguente riflessione sulle illusioni della vita, metafora perfetta delle vacanze estive tanto agognate ma altrettanto illusorie. Il luogo delle vacanze è anche il luogo della falsa felicità, della "felicità" a pagamento, dei "momenti tristemente divertenti" direbbe Caparezza, è quindi anche il luogo della fuga e della rabbia ("Cattolica", con i synth di Luca Olivieri).

Gli accordi scarni e asciutti di "Hotel Hawaii", con la voce di Enrico Maria Salerno, fanno da paradigma all'incomunicabilità tra uomo e donna nel momento in cui è chiaro che l'amore è finito, come ogni estate è destinata a lasciare il posto all'autunno. La metafora riuscita della felicità o dell'amore visto come una partita di tennis, dove nulla è costante e afferrabile, ma breve e sfuggente ("Tennis").
Forse la vera felicità è nella memoria dell'infanzia, a riascoltare dalla propria stanzetta i genitori giovani parlare tra loro di "Scommettiamo che" e di "Porte aperte alla Renault". "Ferragosto ok", tra sentori britpop e melodie anni 60, vive ancora della filosofia di Testa, tra malinconici addii e angoscianti divertimenti estivi obbligatori.

Si chiude con "Windsurf", il brano più triste e forse più autentico, una breve riflessione sulla morte che sta costantemente al nostro fianco, quasi fosse l'unica nostra compagna fedele. Ma d'altronde morire sul proprio windsurf non sarà di certo la peggiore delle morti possibili.

(07/03/2020)



  • Tracklist
  1. Giro in pineta
  2. Camping
  3. Cattolica
  4. Hotel Hawaii
  5. Tennis
  6. Ferragosto ok
  7. Windsurf


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