Laurie Cameron

Something In Us Never Dies

2020 (Self Released) | dream-folk

È di nuovo tra noi la malinconica ed elegiaca narrazione dream-folk di Laurie Cameron.
La ragazza di Perth in questo secondo capitolo discografico affonda le mani negli scritti di Robert Burns, mettendo insieme poemi, canzoni e lettere del famoso poeta scozzese, morto per un infarto alla giovane età di 37 anni nel 1796, poco dopo aver provato la gioia di essere di nuovo padre.

Trascrizione audace e moderna, quella messa in piedi da Laurie Cameron, incurante della naturale predilezione di altri musicisti folk verso leggiadrie chitarristiche più tipicamente acustiche (non ultimo l'ottimo "Sings The Songs Of Robert Burns" di Eddi Reader). L'artista avvolge l'intensità lirica dei testi con synth e mellotron, lasciando fluttuare le parole di Burns alla maniera di un qualsiasi autore pop contemporaneo. Laurie Cameron, con la complicità del produttore e arrangiatore Rod Jones (Idlewild), concentra l'attenzione su scritti e liriche meno note: le più famose  "Ae Fond Kiss", "Green Grow The Rashes" e "Auld Lang Syne" sono abilmente tenute fuori.

La prospettiva offerta da "Something In Us Never Dies" è ricca di inni alla speranza e alla fiducia. Amore e amicizia sono i temi ricorrenti di un album che si fa ascoltare con lo stesso piacere che si prova nell'osservare un paesaggio autunnale o nello sfogliare un album di vecchie fotografie. Questo è il disco folk-pop che i Cocteau Twins hanno forse talvolta immaginato di incidere: appassionato e nostalgico, ricco di luminosità eppure introspettivo, omogeneo eppure pieno di sfumature.
Sono ben definite le due variabili interpretative di questo secondo disco di Laurie Cameron: si passa con nonchalance dal turbinio dei synth, quasi glitch di "This Wild World", che rievoca le migliori intuizioni dei War On Drugs, alle quasi antitetiche sonorità dream-folk più tradizionali dell'intensa "My Hearts In The Highland".
Vellutate drum machine ("To The Shade We'll Go") e polverose sonorità di synth analogici ("The Battle Closes Deep And Bloody") si avvicendano appena turbate da uno sferzante pop-rock ("Bottle And A Friend") che sottolinea con ancora più vigore la grande modernità di Burns.

Con "Something In Us Never Dies" Laurie Cameron si conferma una delle voci più brillanti del panorama scozzese, un'artista coraggiosa e coerente, che meriterebbe forse un briciolo d'attenzione in più da parte di stampa e pubblico, e senza dubbio un posticino nella vostra personale discografia al fianco di un disco dei Dream Academy o dei Deacon Blue.

(10/03/2020)



  • Tracklist
  1. My Latest Hours
  2. To The Shade We'll Go
  3. The Battle Closes Deep And Bloody
  4. This Wild World
  5. Bottle And A Friend 
  6. God Knows I'm No The Thing, Nor Am I Even The Thing I Can't Be
  7. My Hearts In The Highland
  8. Honest Man
  9. Something In Us Never Dies


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