Sarah Mary Chadwick

Please Daddy

2020 (Sinderlyn) | alt-songwriter

C'è un dato generazionale che emerge nell'immensa produzione discografica dei nostri giorni, ed è la percezione ricorrente del concetto di morte. Un numero sempre più cospicuo di musicisti, attraverso il ricordo e la celebrazione di amici e parenti scomparsi, affronta il duro viatico verso la sopportazione del dolore e dell'ansia da separazione.
Per la cantautrice neozelandese Sarah Mary Chadwick, il sesto album "Please Daddy" è un tentativo di dare delle risposte a un interrogativo racchiuso in due frasi simboliche, ovvero quelle che appaiono in apertura e chiusura del nuovo disco, sto cadendo a pezzi... pensavo di averlo superato, ma sto perdendo, intona Sarah Mary nell'appassionante ballata pianistica che apre l'album, "When Will Death Come", per poi offrire nella conclusiva "All Lies" una via d'uscita: non mi preoccupo della fine, la morte arriva per tutti noi, amico mio.
In questa analisi, apparentemente ricca di rassegnazione, è racchiusa la forza poetica di un disco che alterna il sorriso alla sofferenza, la rassegnazione alla rabbia, la pace al tormento, dualismi emotivi vissuti dall'artista dopo la recente morte del padre e perfettamente sintetizzati nella melodia più semplice e, se volete pop, del disco (la title track).

Nel mettere a nudo queste sensazioni, Chadwick riscatta il linguaggio più asciutto dell'album "Sugar Still Melts In The Rain", momentaneamente accantonato per le liturgie live di "The Queen Who Stole The Sky" dove a predominare era il suono di un organo a canne, ed è dunque di nuovo il piano a reggere il tono agrodolce delle dieci nuove composizioni.
"Please Daddy" è senza dubbio l'album più coinvolgente dell'artista, che per questo progetto ha non solo recuperato due vecchie conoscenze, il bassista Geoffrey O'Connor e il batterista Tim Deane-Freeman, ma ha anche assoldato il flautista Hank Clifton-Williamson e il trombettista Joel Robertson, il cui apporto è fondamentale per le pagine più evocative dell'album, come la struggente "The Heart And Its Double".
A volte Sarah recupera alcune asperità condivise con il vecchio gruppo grunge Batrider: da lì scaturiscono le geniali intuizioni rock'n'roll di "Let's Fight" e in parte anche le più moderate evoluzioni del coinvolgente blues-rock "Make Hey".

Gran parte dell'appeal delle canzoni è legato indissolubilmente alla voce profonda, lievemente roca e gutturale, artefice di una narrazione che non ricorre a metafore e non distoglie l'attenzione con superflue complessità armoniche.
Ogni brano è un vivo e realistico resoconto di un vissuto ricco di alti e bassi, gioie e lacrime, sensazioni che l'artista riversa nelle canzoni senza alcun filtro ideologico e stilistico, sfiorando la viscerale sensibilità di Daniel Johnston ("Nothing Sticks") e il romanticismo dolente di Nick Cave ("If I Squint").
Anche in "Please Daddy" emerge quell'atipica spiritualità già evidenziata in passato, ma c'è una consapevolezza nuova in queste dieci tracce: la percepisci nella tenue speranza che a volte s'incunea tra le note cantate con voce singhiozzante o nelle scarne sequenze armoniche del piano ("My Mouth My Cunt"), ed è in questa inedita empatia che risiede la forza di un album destinato, senza alcun dubbio, a far progredire il profilo di Sarah Mary Chadwick da artista di culto a potenziale icona del cantautorato al femminile.

(08/03/2020)



  • Tracklist
  1. When Will Death Come
  2. I'm Not Allowed In Heaven
  3. Please Daddy
  4. The Heart And Its Double
  5. Let's Fight
  6. Make Hey
  7. Nothing Sticks
  8. If I Squint
  9. My Mouth My Cunt
  10. All Lies
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