The Homesick

The Big Exercise

2020 (Sub Pop) | post-punk, art-pop

In un mondo perfetto gli Homesick apparirebbero su tutte le copertine dei giornali musicali come alfieri del moderno art-pop, di quell’art-pop invero che ha sempre stupito critica e pubblico al punto da spingerli a esaltare le doti nascoste di un’arte ritenuta a torto minore.
Olandesi, di grazia, i tre giovani outsider del psych-pop più sbilenco (quello alla Super Furry Animals o Gorky’s Zygotic Mynci, per intenderci), con solo chitarra, basso e batteria, creano una malsana tensione canzonettistica attraverso una serie di canzoni irrequiete, ma policrome, cangianti.
“The Big Exercise” è un ingegnoso progetto di un gruppo di musicisti incuranti di tenere salda una linea creativa, quindi atti a lambire tremori post-punk, romanticismi wave alla Echo & The Bunnymen, fuliggini acustiche dai connotati geografici ibridi e intriganti, e perfino scampoli di progressive abitualmente indigesti ai fruitori del pop-rock alternative.

Coraggiosi quelli della Sub Pop nell’aprire le porte a una band non facilmente malleabile, abile nel trascinare ovvietà e spunti farseschi in contesti apparentemente ricchi di buon senso. Per gli Homesick tutto è possibile, perfino suonare alla Xtc più dei titolati eredi generazionali Field Music (“Focus On The Beach”) o rievocare la frenesia funk-tribal-punk dei Gang Of Four con toni sontuosi e barocchi (“I Celebrate My Fantasy”).
Sarà merito della natura onnivora dei moderni musicisti pop/rock se “The Big Exercise” suona come un potenziale giardino delle meraviglie musical-psicotrope; le armonie vocali e le fibrillazioni ritmiche di “Kain” sono una delizia di rara genialità creativa, gli incastri armonici, apparentemente imperfetti diventano un congegno ritmico dalla precisione quasi svizzera.

Non è comunque semplice e immediata, la natura pop del nuovo disco degli Homesick. Il primo impatto potrebbe essere perfino fuorviante: le delicatezze folk-psych-pop di “What’s In Store”, le paturnie post-punk di “Children’s Day” e le variazioni di ritmi e tastiere in salsa prog al seguito di un impercettibile suono del metronomo di “Pawing” (ovvero il trittico iniziale del disco) potrebbero perfino sfiancare l’ascoltatore, convinto di trovarsi di fronte a un patchwork buttato lì a casaccio.
Che siano benedetti i tre olandesi per tanta esuberanza e grazia, e soprattutto per aver ridato alla batteria (un incredibile Erik Woudwijk) un ruolo creativo, primario e indissolubile dalle performance vocali ad elevato tasso alcolico e dalle eleganti rifiniture in bilico tra underground music e barocchismi.

“The Big Exercise” è sì un album pop, ma come sopra detto art-pop, quindi non tentate di utilizzarne le grazie come sottofondo di attività ludiche o lavorative, e non pensate di poter stupire i vostri amici consigliandone l’acquisto (basta in verità proporre la sequenza sghemba di “The Small Exercise”-“The Big Exercise” per impressionare anche i più distratti), gli Homesick sono troppo capricciosi per accontentare tutti (citano Meredith Monk e Scott Walker tra le loro influenze), vi basti solo sapere che “Male Bonding” è già candidata a essere una delle canzoni dell’anno. Passo e chiudo.

(29/02/2020)



  • Tracklist
  1. What's In Store
  2. Children's Day
  3. Pawing
  4. I Celebrate My Fantasy
  5. Leap Year
  6. The Small Exercise
  7. The Big Exercise
  8. Focus On The Beach
  9. Kaïn
  10. Male Bonding




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