Jiří Stivín

Alchymia Musicć

1995 (ARTA) | jazz

L’unica certezza che si ha riguardo a Jiří Stivín, è quella che sia uno dei musicisti più sottovalutati (o perlomeno molto poco considerati) dell’intera scena jazz europea dai Settanta a oggi. Ciò sicuramente è dovuto anche al suo carattere, quello di un uomo estremamente umile, che ha dedicato la sua vita solo ed esclusivamente a quel suo amore sviscerato nei confronti della musica.

Sin dagli anni della frequentazione della Prague Academy of Music, Stivin è sempre stato un attento studioso delle musiche medievali, rinascimentali e barocche, alle quali univa la smodata passione per il jazz; ed è proprio dal connubio tra queste sue attitudini che nasce un disco veramente innovativo come "Alchymia Musicæ".

Il trio, composto dallo stesso Stivín (flauti, sassofoni e clarinetto), suo figlio Jiří Stivín junior (batteria e vibrafono) e Gabriel Jonas (Pianoforte), è affiancato dal Prague Vocal Quartet e dal Talich String Quartet, in una formazione che solo a sentirla nominare suscita un’immediata curiosità.
La pura genialità di quest'opera sta proprio nel fatto di riuscire a sovrapporre la dimensione dell'improvvisazione (legata prettamente alla tradizione jazz), alle modalità (molto spesso rigorose) della musica di matrice prettamente preclassica; ed ecco che fin da subito si assaporano le magiche atmosfere quasi atemporali, con le note improvvisate del sassofono di Stivín, che fluttuano magicamente indietro nel tempo di cinquecento anni.

L’apice del disco, senza troppi fronzoli, è immediatamente nella partenza, in quella prima suite dal titolo esplicativo, “The Ispiration of the Renaissance”, suddivisa in tre movimenti, ognuno dei quali ha come pilastro di sostegno un canto rinascimentale e che le splendide voci del Prague Vocal Quartet reinterpretano con stupefacente liricità: “Echo” di Orlando di Lasso nel primo movimento “Echoes”, ” Weep, O Mine Eyes” di John Bennet in “Mourning” e l’aria “Chi La Gagliarda” di Baldassare Donato nel sincopato “Invitation to Dance”.

Le atmosfere oniriche create dalla musica di Stivín sono assolutamente inconcepibili; se ci si sofferma anche solo un istante a pensare alla lontananza spazio-temporale delle tradizioni musicali qui miscelate, se ne resta allibiti. Ma la forza della musica e dell’arte in generale è anche questa: far dimenticare in un’opera ciò che appartiene al passato e ciò che appartiene al presente, estrapolandone solo la dimensione emotiva e sensitiva, veicolandone il messaggio.

Non a caso la seconda parte del disco è diametralmente opposta alla prima e si sviluppa in un free-jazz incatenato in rigide strutture, come a invertire i ruoli che la storia ha attribuito alle rispettive categorie: una musica rinascimentale improvvisata e un free-jazz preparato a tavolino, quindi dal punto di vista concettuale (e non solo) qualcosa di incredibilmente stupefacente.

L'augurio che ci facciamo è che presto numerosi ascoltatori inizino ad accorgersi dell'enorme importanza di un lavoro simile e permettano a Stivín di riuscire finalmente a varcare in meniera permanente i confini della Repubblica Ceca. Nel frattempo, continueremo ad addolcirci con l'alchimia musicale di questo splendido e poetico "jazz rinascimentale".

(03/01/2008)

  • Tracklist

I.    Renesanční inspirace/The inspiration of the Renaissance
      1. Ozvěny/Echoes
      2. Smutnění/Mournings
      3. Pozvánka k tanci/Invitation to the Dance
II.  Velké vaření II./Cooking Something Up I.
III. Proměny času/The Metamorphosis of Time
IV.  Velké vaření II./Cooking Something Up II.
V.   Výlety alchymistů/The Alchemists' Trip

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