Derek Bailey

To Play: The Blemish Sessions

2006 (Samadhisound) | jazz-impro

"In Derek I found what I find in every great artist... He had developed his own language, something in the world in now missing, something irreplaceable. Something unique". Con queste parole Keith Rowe rese omaggio su The Wire all'imponente figura di Derek Bailey, gigante dell'improvvisazione europea, venuto a mancare poco meno di un anno fa all'età di settantacinque anni.

In effetti Bailey, più d'ogni altro musicista dell'area jazz improvvisata, è stato capace di sviluppare un linguaggio unico fatto di rincorse e pause improvvise, silenzi e stacchi furiosi. Un approccio fisico, dall'impatto sonoro non indifferente, che lo ha portato ad esplorare le infinite possibilità che possono nascere da un relazionarsi non convenzionale alla chitarra (anche se lui affermava esattamente il contrario...). E in tal senso, il pensiero corre al curioso "Carpal Tunnel", licenziato nel 2005 da Tzadik, in cui la sofferenza derivante dalla malattia, la sindrome del tunnel carpale, diviene pretesto per stabilire una nuova dialettica comunicativa con lo strumento. Impossibilitato ad utilizzare il plettro, Bailey si serve delle dita, precisamente del pollice, che gli consente di dar vita ad arpeggi minimali, bozzetti (ma anche scarabocchi) astratti, frasi improvvise ma non furiose. Il tutto eseguito con una minore rapidità, senza il venir meno di una timbrica comunque riconoscibile.

Questo "To Play: The Blemish Sessions", come intuibile dal titolo, contiene le sessioni che il chitarrista inglese realizzò per David Sylvian durante la lavorazione di "Blemish", due delle quali furono effettivamente utilizzate. È bene dire che, pur non mancando spunti di notevole interesse, trattasi di un omaggio alla memoria più che di un album vero e proprio, per cui i neofiti inizino pure da qualche altro lavoro ("Solo Guitar Vol. 1", "Aida", "Topography Of The Lungs").
Per coloro che masticano già da tempo sonorità baileyiane, "To Play..." riferisce ad alcuni dei suoi ultimi album dall'impianto formale maggiormente definito, quasi "rock oriented" (ci perdonino i puristi), come "Play Backs" del '96, collaborazione con il gota del post rock chicagoano, ma anche il gioiellino "The Last Wave", anno '95, emanazione del progetto Arcana, con Bill Laswell e Tony Williams.
Obbligatorio per chiudere il cerchio.

(31/10/2006)

  • Tracklist
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