Bicep

Bicep

2017 (Ninja Tune) | house

Anche l’house music è ormai vittima di ventate di retromania. Malgrado i suoi connotati ancora giovani, il genere “inventato” sull’asse New York-Chicago della metà degli anni 80 incomincia a sentire nostalgia di se stesso. Mentre Frankie Knuckles e Marshall Jefferson ripescavano il meglio dei groove funky e fusion per costruire i loro pezzi (ponendosi già paradossalmente come degli artigiani del passato), alcuni producer odierni hanno iniziato a ripescare dai loro stessi precursori per edificare il loro sound, finendo per creare una “copia della copia”, per dirla platonicamente.

I Bicep sono un duo irlandese composto da Andy Ferguson e Matt McBriar. Non esattamente i soliti ragazzini con dei mixer sotto le mani. Il duo di Belfast si fece notare dal 2009 suonando dal vivo in giro per le Regno Unito, tra dj set e live performance. Ma non fu solo la loro abilità dal vivo a contraddistinguerli, bensì una patologica affezione al passato della musica house, alla Chicago della Warehouse, alla Detroit techno, alla primissima eurodance, che iniziò a trovare quotidianamente sfogo in un blog, denominato “Feel My Bicep”, appunto, che raccoglieva e ripubblicava cimeli e rarità del genere reperite tra mercatini, web e remix.
Il nome Bicep cominciò a significare sempre più per i due, convincendoli ad aprire una propria label per sfornare Ep. Fino al 2015, i pezzi pubblicati dalla “Feel My Bicep” furono una decina, tra cui una serie di mini-album a metà strada tra μ-Ziq e house canonica, una pulsante collaborazione con i Simian Mobile Disco dal titolo “Sacrifice” e una serie di singoli di graduale assestamento verso una loro personale interpretazione del genere.

Un Lp firmato Bicep era molto atteso (attivando persino le antenne del Guardian), senza contare le aspettative elevate che si erano create dopo quasi dieci anni di carriera senza un vero debutto. Fortunatamente, per questo disco omonimo il tempo è stato un dio benigno. L’opening è affidata a “Orca”: un breakbeat in espansione che corre sui binari di un deep bass e una serie di arpeggi in delay, che ogni metà minuto aggiunge uno strato sonoro, per terminare in un amalgama di suoni in direzione ambient-techno. Il brano di apertura è energico e citazionistico; si respira la distensione dei Global Communication che convive con l’attitudine garage dei The Future Sound Of London, la modernità dei Disclosure con un pizzico acid. “Glue” e “Spring” riportano indietro agli anni 90, a una house volutamente retrò, facilmente assimilabile a quel che fu il sound di “Leftism”.

L’interessante sopraggiunge durante l’ascolto, facendo emergere di traccia in traccia un tema d’arpeggio ricorrente, che i Bicep tramutano talvolta in tepore dub, altre volte in gelida techno. “Ayr” scomoda la prog techno di “The Difference It Makes”, “Kites” quella degli Orbital. Le drum machine iniziano a rarefarsi in direzione abstract house tra “Rain”, “Ayr” e “Vale”, con quest’ultima (entro i limiti di un disco lontano da sperimentalismi) che spinge verso la materia oscura di Carla Del Forno. I passaggi ipnagogici vengono facilmente recuperati da falcate orecchiabili, quali la deep house di archi sintetici del singolo “Aura”, o da intermezzi devianti, come il burialiano (ormai è necessario passare al neologismo) brusio distorto di “Vespa” o l’arpeggio teutonico di “Drift”.

Il tono e gli equilibri restano costanti malgrado la durata di un’ora esatta, riuscendo a tenere insieme un’enciclopedia di musica elettronica in un ascolto piacevole e digeribile per qualsiasi orecchio. Se questo disco fosse un prodotto audiovisivo, sarebbe una di quelle serie Netflix che usano sapientemente le citazioni: poggiandosi sull’immaginario collettivo delle sonorità house, i Bicep costruiscono il loro piccolo universo in espansione. D’altronde, citando Gadda, noi viviamo di passato.

(03/01/2018)



  • Tracklist
  1. Orca
  2. Glue
  3. Kites
  4. Vespa
  5. Ayaya
  6. Spring
  7. Drift
  8. Opal
  9. Rain
  10. Ayr
  11. Vale
  12. Aura
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