Adverts

One Chord Wonders

di Francesco Paolo Ferrotti

In soli tre anni, i londinesi Adverts passarono come meteore nell'epopea del punk. Consumando il loro fuoco interiore in alcuni brani memorabili, fino a scomparire nell'anonimato. Storia di una della formazioni più ingiustamente sottovalutate della generazione "no future"

Consumatasi nel breve arco di appena tre anni, intensa e tormentata, la storia degli Adverts è quella della maggiore protagonista tra le formazioni "minori" della grande stagione del punk-rock britannico. Nel vasto e multiforme panorama della scena londinese, gli Adverts furono i principali interpreti di una vena più "sentimentale", più intimista ed introspettiva, ma non per questo meno energica, dello stesso movimento punk. Il gruppo fu concepito intorno alla fine del 1976, quando Tim Smith e la fidanzata Gaye Balsden, originari del Devon, studenti e compagni di istituto d'arte, decisero, dopo aver assistito ad una delle prime infuocate esibizioni dei Sex Pistols, di trasferirsi a Londra per vivere un'avventura, quella di dar vita ad una band. Smith, che aveva già avuto esperienze in formazioni precedenti, ribattezzatosi "T.V. Smith", assunse il ruolo di cantante e convinse l'amica, grande fan di Iggy Stooge, ad imparare a suonare il basso; non molto tempo dopo, con l'approdo di Howard Boak alla chitarra e di Laurie Muscat alla batteria, gli Adverts erano pronti per il proprio debutto, che avvenne al Roxy Club di Londra nel gennaio 1977 per un magro compenso di 10 sterline. Subito dopo la seconda esibizione, avvenuta nel febbraio 1977 ancora al Roxy, il gruppo firmò un contratto con la Stiff Records; ad Aprile, uscì il primo storico 45 giri, "One Chord Wonders": in assoluto, uno dei migliori singoli punk-rock di sempre.

"Mi chiedo cosa suoneremo per voi stanotte": esordiva così TV Smith in One Chord Wonders, ("Meraviglie di un solo accordo"), e così proseguiva: "mi domando cosa vi risponderemo quando direte: non ci piacete, andate via...". Sembrava la messa in scena di un sogno o, piuttosto, di un incubo: "mi domando cosa faremo quando le cose si metteranno male, quando a metà della nostra canzone preferita guarderemo su e il pubblico sarà andato...". Il brano terminava replicando in modo ossessivo l'amara constatazione: "The wonders don't care... we don't give a damn"/"Non apprezzano le meraviglie... ma non ci importa nulla". In questa canzone, gli Adverts sembravano mettere in scena, in forma auto-ironica (e meta-musicale), attraverso la propria stessa esperienza, quello che durante la stagione del punk spesso costituiva il rapporto tra il musicista e il proprio pubblico (e che, in fondo, rispecchia anche l'essenza di molta arte del '900): l'artista, votato all'incomprensione da parte del pubblico, sembra con quest'ultimo poter mantenere, come unico rapporto possibile, quello dello scontro, dell'opposizione, di una reciproca alienazione. Il punk, sovente, rivendicò la propria portata innovativa anche in una nuova considerazione di questo approccio "negativo", trasformandolo in qualcosa di "positivo": la fruizione musicale avviene anche attraverso l'antagonismo, la provocazione, l'estraneità, persino il reciproco ignorarsi tra il musicista e il pubblico: the wonders don't care... we don't give a damn.

E fu proprio ignorando il pubblico che gli Adverts mossero i primi passi al Roxy Club; quest'ultimo in quegli anni rappersentava il banco di prova delle formazioni emergenti, il luogo in cui a tutti veniva data almeno una possibilità di emergere dall'anonimato, di dimostrare di aver realmente qualcosa da dire: quei famosi quindici minuti di fama di cui parlava Andy Warhol. Sin da quella prima esibizione, ai pochi spettatori dovette sembrare che gli Adverts avessero molto da dire, nonostante non fossero ancora padroni degli strumenti per farlo. Ma la cosa davvero importante era agire, provarci nonostante tutto: "Non avevamo idea se potesse funzionare o meno, ma ci provammo", ricordò T.V. Smith a Jon Savage qualche anno dopo. "Avevamo fretta perché volevamo farlo: anche se nessun altro ci avesse provato, lo avremmo fatto noi". Il suo era uno di quei tanti gruppi nati dopo aver visto sul palco i Sex Pistols ed esserne rimasti impressionati: d'improvviso, nell'aria della capitale si respirava una grande ansia di novità e, da parte di tantissimi giovani, c'era l'urgenza di prender parte attiva, di poter dire la propria: il punk-rock, in quel momento, rappresentò l'unico antidoto alla "noia" della gioventù londinese, l'ultimo strumento rimasto per provare delle emozioni autentiche in una società sempre più alienata.  

La musica, arte del "divenire", era l'unico mezzo per poter rappresentare un mondo che incessantemente muta dinnanzi agli occhi di adolescenti che, vivendo anche il divenire del proprio mondo interiore, "vedono se stessi come stranieri" (Bored Teenagers). Per molti giovani, l'urgenza di dar vita ad una band rappresentava, in prima istanza, il bisogno di "esserci", di non subire passivamente il corso degli eventi: dalla musica come veicolo di "espressione", si passò ad una concezione della musica rock come "azione". Così cominciava a cantare TV Smith in Quickstep: "Sapevo che la mia giovinezza non sarebbe durata in eterno... Conoscevo qualche accordo e ho messo su una band". Il suo unico sogno era di quello di poter essere un protagonista, di brillare come una "stella" anche per un giorno; consapevole che, come confidava con un sussurro in Bombsite Boy, "la vita fugge velocemente, e lo fa senza preavviso".

In quei gloriosi giorni del Roxy e nei mesi che seguirono, gli Adverts rispecchiavano se stessi nelle proprie canzoni, il fugace momento di fama che stavano vivendo, le angosce e le speranze che il futuro sembrava loro riservare. Mettendo in scena la propria stessa avventura musicale, e, in un brano come "One Chord Wonders" persino la singola esibizione, le loro erano canzoni concepite per vivere nel presente, per catturare l'attimo, per significare qualcosa soltanto nell'immediatezza stessa dell'atto d'esecuzione. Questa immediatezza comunicativa, che portava spesso a privilegiare l'esibizione live sulla registrazione in studio, fu generalmente caratteristica dell'era punk ma, con una band come gli Adverts, essa sembrava estremizzarsi maggiormente; se di registrazione si trattava, quella in "presa diretta" era forse l'unica capace di restituire l'immediatezza del "vivo" poiché, in modo illusionistico, sembra coglierne l'irripetibilità artistica: gli Adverts infatti, come parecchie altre formazioni dell'epoca, registrarono alcune BBC-sessions dietro la guida di John Peel. Delle 4 BBC "Peel-sessions" che il gruppo registrò nel corso dei tre anni di attività, due furono realizzate nel 1977, una nel 1978, l'ultima nel 1979: tutte e quattro sono state postumamente accorpate in un'unica raccolta, dal titolo The Wonders Don't Care (1997). 

Nell'agosto 1977, nel mezzo della stagione più calda del punk inglese, fu la volta del secondo 45 giri degli Adverts: l'uscita di Gary Gilmore's Eyes, che aveva come b-side l'intensa "Bored Teenagers", segnò quello che per la formazione fu il momento di massima gloria e notorietà. La canzone traeva spunto da un fatto di cronaca: nel 1977, Gary Gilmore fu il primo condannato da quando la pena di morte fu ripristinata in California. L'evento suscitò scalpore in tutto il mondo, ma soprattutto suscitò scalopore il fatto che egli si oppose agli appelli per la grazia e volle essere condannato.

Recentemente, nel 2000, TV Smith ha ricordato così la genesi della canzone: “un mattino mentre andavo al lavoro raccolsi un quotidiano abbandonato. C’era un articolo sul killer Gary Gilmore che stava lottando per essere condannato a morte, nonostante i tentativi da parte di gruppi liberali di posticipare l’esecuzione. L’articolo menzionava il fatto che egli avrebbe donato la retina, che sarebbe stata prelevata dopo l'esecuzione e avrebbe viaggiato per essere trapiantata su qualcun altro, in modo anonimo. Mi resi conto del fatto che, così come io stavo leggendo di quella donazione “anonima”, allora anche chi avrebbe ricevuto la retina avrebbe potuto leggerlo allo stesso modo. Così, cominciai a pensare: cosa accadrebbe se uscito dall’operazione cominciassi a sospettare che l’occhio ricevuto era quello di un assassino? La canzone venne fuori in fretta dopo questi pensieri, e si prestò bene all'etica “shock” del movimento punk, anche se io stavo sollevando un tema più complesso: il modo in cui vediamo il mondo può avere effetti sul mondo stesso. Fu il primo hit punk-rock esistenzialista!". 

Splendida e vampiresca, "Gary Gilmore's Eyes" fu l'unico brano del gruppo ad esser entrato nella "Top 20 UK chart", divenendo presto un classico: rappresentò il maggiore successo della band e le ritagliò un cospicuo spazio di pubblico, nonché una buona attenzione da parte dei media. Il gruppo intraprese una frenetica attività concertistica in Inghilterra e in Europa. Nel frattempo, brani come "One Chord Wonders" e "Bored Teenagers" iniziarono ad esser considerati come veri e propri inni generazionali: l'ascesa degli Adverts sembrava davvero inarrestabile. Eppure, proprio nel momento stesso in cui la formazione aveva raggiunto il culmine della notorietà, l'incertezza per il futuro cominciava ad affiorare sempre maggiormente nelle coscienze dei suoi componenti. In molti ambienti, il punk-rock ormai cedeva il passo alla "new wave", un genere che sembrava più conforme alle regole del mercato musicale: come altri, gli Adverts si erano resi conto che l'unica strada per sopravvivere era quella di adattarsi ai cambiamenti, di seguire i mutamenti di gusto del mercato. Rifiutando i compromessi, erano consapevoli che per loro non ci sarebbe stato alcun futuro. E, nel corso di quel fatidico '77, era proprio il "No future", il verbo di Johnny Rotten e dei suoi Sex Pistols, ad echeggiare negli ambienti londinesi come una maledizione scagliata contro un'intera generazione di giovani allo sbando; profondamente partecipi di questo clima di inquietudine, gli Adverts fecero proprio quel monito ma, nei loro cuori, esso generò anche un impeto vitalistico, tramutandosi nell'incessante e frenetica necessità di cogliere appieno l'attimoi. "La vita è breve, non buttarla via", recitava Smith nel primo verso del brano, dal titolo già emblematico, No Time To Be 21, terzo 45 giri e altra pietra miliare della formazione, sebbene destinato ad un successo inferiore rispetto a "Gary Gilmore's Eyes".

Crossing the Red Sea With The Adverts, prodotto da J. Leckie, fu il primo grande album degli Adverts: uscito nel febbraio 1978, era composto di undici brani, nonostante nelle sessions ne fossero stati registrati tredici. Inspiegabilmente, l'album non contenne originariamente la nuova versione di "Gary Gilmore's Eyes" che, spiega T.V. Smith, era destinata ad essere inclusa nell'edizione destinata al mercato americano. Una riedizione successiva, così come quella nuova ristampata in cd nel 1990, riportava l'album al progetto originario, includendo altri due brani tra cui, ovviamente, "Gary Gilmore's Eyes".

A cominciare da "One Chord Wonders", attraverso le splendide "Bored Teenagers", "New Church", "On The Roof" e "Bombsite Boy", e fino alla conclusiva apocalissi di "Great British Mistake", Crossing The Red Sea With The Adverts è forse il massimo capolavoro del punk-rock: disco eccezionalmente trascinante, energico ed aggressivo ma, allo stesso tempo, armonioso e poetico, merita di trovar posto tra i classici. Ciò che rende questo album così particolare è il difficile equilibrio tra un contenuto carico di passione, di emozioni, ed una forma scarna, essenziale, quasi minimale. Ma l'equilibrio appare fragile e confittuale: la forma sembra contenere a stento un contenuto traboccante e la sproporzione che si percepisce tra le due componenti genera una magnifica tensione. Su una sezione ritmica pulsante, incalzante, quasi in continuo affanno, le chitarre di Boak sono stridule, graffianti, dissonanti ma, allo stesso tempo, calde ed avvolgenti. Il suono del basso di Gaye ha qualcosa di oscuro ed inquietante: sinistri rintocchi che sembrano provenire direttamente da quell'underground americano di cui era appassionata, e i cui lontani echi nel disco risuonano in "On The Roof" ed, in particolare, nella cupa "On Wheels". La voce di T.V. Smith è ora un grido di rabbia, ora un pianto, un singhiozzo, un bisbiglio e, in un incessante contrasto di luci ed ombre, di vitalismo e sconforto, ci conduce attraverso i conflitti interiori di un'anima inquieta; i testi dei brani sono lucidi, scritti di getto. In essi, Smith cantava della propria vita: ciò che rende davvero così particolare l'ascolto di "Crossing The Red Sea", è la continua sensazione che ci si trovi davanti, oltre che alla musica, ad un'autentica testimonianza di vita. Queste canzoni racchiudono l'essenza profonda di un periodo, rivissuta intimamente da giovani per i quali il punk-rock non rappresentò l'appartenenza ad un movimento, ad una sottocultura rock, ma piuttosto una ribellione nel segno della spontaneità giovanile e della libertà da ogni luogo comune. "L'unica cosa che davvero mi premeva era di esprimere me stesso", ricorda T.V. Smith. Nelle canzoni degli Adverts, emerge un "romanticismo perenne" in alcune immagini dotate di grande forza poetica:

We talk about the whys and wherefores                                 
Do we really care at all?
Talk about the frailty of words
Is rarely meaningful
When we're sitting watching the 'planes
Burn up through the night like meteorites

We're just bored teenagers
Looking for love,
Or should I say emotional rages
Bored teenagers.
Seeing ourselves as strangers
 
 

Accanto alla personalità del carismatico e passionale cantante Tim Smith, una componente di grande fascino nel gruppo era la presenza di una giovane donna, per di più attraente, al basso. Gaye "Advert", come venne chiamata, è ricordata per essere stata la prima eroina del punk-rock: modello imprescindibile per chi venne dopo, contribuì in modo determinante a definire il ruolo delle donne non solo nel punk, ma nel rock tout court. Caratterizzata da un intrigante look a metà strada tra punk e nascente dark, pur avendo dato vita ad uno stile originale, pur essendo presto diventata una vera e propria pin-up, idolo per tanti ragazzi, rifiutò sempre di catalizzare l'attenzione del pubblico su di sé, di diventare un sex-simbol a vantaggio della formazione: quasi sempre immobile e statica durante le tante esibizioni del gruppo, dimostrò che si può essere una ragazza attraente e, nello stesso tempo, nient'altro che semplice musicista, parte integrante di una rock-band. Eppure, Gaye rappresentava anche qualcosa di più, era quasi una metafora: appariva come l'incarnazione stessa di quella giovinezza di cui gli Adverts erano i celebratori e la sua bellezza, così lo è quella femminile, era indissolubilmente legata alla idea della fugacità. Come fugace e passeggera fu la gloria degli Adverts. Dopo lo scioglimento della band, Gaye "Advert" tornò ad essere una ragazza qualunque, smise di suonare e di lei non si sentì più parlare.

Il capitolo conclusivo della breve avventura degli Adverts, fu scritto nell'ottobre del 1979, data di uscita sul mercato di Cast Of Thousands, secondo e ultimo album della formazione. Basta poco per rendersi conto che il precario equilibro dell'album di esordio è andato irrimediabilmente perduto. Caratterizzato anche da alcuni cambiamenti di organico, "Cast Of Thousands" si rivelò un insuccesso musicale prima che commerciale. Esauritasi la grande stagione del punk londinese, e con essa il fuoco interiore che animava gli Adverts, il loro secondo era, a questo punto, un disco senza meta, senza futuro. Così come adesso lo erano gli stessi Adverts: nel medesimo mese di ottobre, infatti, la loro definitiva separazione fu inevitabile. Era questo il consapevole destino di un gruppo che, trascorso come una meteora nella storia del rock, ebbe una tanto rapida ascesa quanto un altrettanto rapido declino: vissuti persino troppo in fretta, gli Adverts ebbero appena il tempo di conoscere la gloria. Ma anche di lasciare nella memoria di molti alcune tra le più straordinarie pagine di quegli anni.

Adverts

One Chord Wonders

di Francesco Paolo Ferrotti

In soli tre anni, i londinesi Adverts passarono come meteore nell'epopea del punk. Consumando il loro fuoco interiore in alcuni brani memorabili, fino a scomparire nell'anonimato. Storia di una della formazioni più ingiustamente sottovalutate della generazione "no future"
Adverts
Discografia
THE ADVERTS
Crossing The Red Sea With The Adverts (1978)

9

Cast Of Thousands (1979)

6

Live At The Roxy Club (1990)

6,5

The Wonders Don't Care - The Complete Radio Recordings (1997)

7,5

The Punk Singles Collection (1997)

Crossing The Red Sea With The Adverts - The Ultimate Edition (2002)
Anthology (2003)

T.V. SMITH

(as T.V. SMITH'S EXPLORERS)
Last Words Of The Great Explorer (1981)

Channel Five (1983)

(as T.V. SMITH'S CHEAP)
RIP... Everything Must Go! (1994)
Immortal Rich (1995)
Generation Y (1999)
March Of The Giants (2000)
Useless - The Very Best Of T.V. Smith (2001)
Not A Bad Day (2003)
Misinformation Overload (2006)
Crossing The Red Sea With The Adverts (live, 2007)
In The Arms Of My Enemy (data uscita prevista: maggio 2008)
pietra miliare di OndaRock
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