A Place To Bury Strangers

A Place To Bury Strangers

Gli shoegazer del nuovo millennio

di Claudio Lancia

Sperimentazioni rumoristiche poco allineate che si sposano a un'innata attenzione per la melodia, reinventando suggestioni psych-shoegaze. Il trio newyorkese sta insegnando alle nuove generazioni come condensare wave, noise e shoegaze dentro un format (alt-) rock
Corsi e ricorsi storici si susseguono in musica, ancor di più nel nuovo millennio. Come ben analizzato più volte dal guru del giornalismo musicale mondiale Simon Reynolds, stiamo vivendo un periodo storico caratterizzato dalla tendenza alla "retromania", l'emulazione quasi maniacale per i fenomeni del passato. Dopo il fortunato riflusso copia-incolla dei suoni new wave (pensate a quanto fatto da Interpol o Editors) gli anni Zero hanno portato alla ribalta anche il movimento neo-noise/shoegaze, che vede tra i protagonisti tre ragazzi newyorkesi imposti all'attenzione grazie al possente muro di suoni e rumori per contraddistingue la propria proposta.
Oliver Ackermann è la mente del trio, voce e chitarra, e non solo, visto che è l'ideatore dell'effettistica che utilizza, persino commercializzazione attraverso la società Death By Audio, la quale negli anni ha annoverato tra i propri clienti personaggi come U2, Wilco e Nine Inch Nails. A completare la line-up degli esordi degli A Place To Bury Strangers - questa la ragione sociale scelta dal buon Oliver - ci sono Jono Mofo al basso e Jay Space alla batteria.

La band inizia a strimpellare in cameretta nel 2001, ma giunge a pubblicare le prime tracce soltanto nel 2006, quando vengono realizzati i tre Ep BreatheMissing You e Never Going Down. Il trio costruisce la propria cifra stilistica attorno a una sorta di caos organizzato, puntando tutto su feedback, droni e alti volumi, tanto che a seguito di una serie di performance particolarmente rumorose nella costa est degli Stati Uniti si guadagna il soprannome di "loudest band in New York City", cosa che inizierà a suscitare non poca curiosità fra addetti ai lavori e normali fruitori di musica alternativa, anche grazie alla cassa di risonanza mediatica assicurata da blogger e siti specializzati.

Nel 2007 è pronto l'omonimo album d'esordio, edito dall'etichetta Killer Pimp. I ragazzi provano a ripercorrere le stesse strade marce, sudice e rumorose già battute in passato dai loro principali punti di riferimento: Jesus And Mary ChainMy Bloody ValentineSlowdive. Hanno carattere (decadente) da vendere, anche se talvolta (vedi "Another Step Away" o "Breathe") richiamano in maniera così evidente le atmosfere i già citati maestri da sfiorare l'imbarazzo. A Place To Bury Strangers fotografa un gruppo che presenta basi già solide sulle quali innesta richiami stilistici che vanno dal rock'n'roll lobotomizzato stile Suicide di "I Know I'll See You" al cerimoniale oscuro alla Sisters Of Mercy, fino a una "The Falling Sun" che si presenta intensa nelle esplosioni di feedback, nell'atmosfera new age delle tastiere e nell'orazione apocalittica di Ackermann.
Ma i riferimenti e gli atteggiamenti oscuri e noise-oriented non terminano qui: "To Fix The Gash In Your Head" è un devastante electro-punk che non sfigurerebbe in uno dei migliori dischi dei Primal Scream, mentre la conclusiva "Ocean" cova dentro di sé i fantasmi di Joy Division e Cure. La band cerca l'equilibrio perfetto tra citazioni del passato (new wave, noise, shoegaze) e lo sguardo sul presente, come ben delineato nell'iniziale "Missing You", baccanale futurista dalla ferocia carezzevole. Ma anche "Don't Think Lover" riserva sorprese imprevedibili: l'apertura è affidata a un riff di chitarra nettamente heavy, poi il brano si trasforma in una cavalcata romantica e soffusa. Sia in composizioni nevrasteniche come "She Dies", dove le distorsioni killer di Ackermann raggiungono il loro apice rumorista, sia in episodi fulminei ("My Weakness"), la band newyorkese dà il meglio di sé lasciando presagire enormi potenzialità anche in chiave live. Le dieci tracce hanno dei trait d'union immediatamente riconoscibili: la fisicità nervosa, il rumore bianco, le atmosfere perversamente oniriche, il gusto per la citazione eighties, ma è chiaro il tentativo di rielaborare quei modelli in chiave personale.

L'hype inizia a crescere, e il trio si toglie parecchi sfizi aprendo date importanti per Brian Jonestown Massacre, Jesus & Mary Chain, Black Rebel Motorcycle Club e Nine Inch Nails. La provenienza della band contribuisce non poco alla diffusione del proprio nome: gli A Place To Bury Strangers sono di New York, e il loro sound, per quanto si regga sugli stilemi dark-wave e psych-shoegaze (dai tratti tipicamente albionici), è impregnato di quegli umori metropolitani, drastici ed estremi dei quali la tradizione rock della Grande Mela è ricca di esempi. L'attitudine allo squasso supersonico, alla ritmica triviale, a un minimalismo rumorista, si dimostra degna continuatrice di un'estetica che, partendo dai Velvet Underground e passando per il movimento no-wave, i Sonic Youth, il post punk e l'industrial, giunge fino ai contemporanei Liars, riuscendo a coagulare due "modi di far rumore": quello britannico, anemico e melodico, e quello americano, putrido e divelto.
A giugno del 2008 la loro "To Fix A Gash In Your Head" viene scelta per aprire Lights In The Sky: Over North America 2008 Tour Sampler, un Ep promozionale per il tour del 2008 dei Nine Inch Nails in download gratuito, con dentro anche contributi firmati NIN, Deerhunter, Crystal Castles e Does It Offend You, Yeah?.

Il trio partecipa a numerosi festival in giro per il mondo e nel 2009 firma un contratto per la Mute Records, con la quale nel mese di ottobre pubblica il secondo atto della propria carriera: Exploding Head, il disco definitivo per gli shoegazer del nuovo millennio, nel quale vengono attualizzati in maniera esemplare i disegni sonori di "Psychocandy" e "Loveless", monumenti sui quali si è formata almeno una generazione di musicisti.
Exploding Head è un frullato d'energia privo di punti deboli, un muro di suono cattivissimo e di rara efficacia. "In Your Heart" (scelto come singolo promozionale) ha la potenza di un convoglio lanciato a tutta velocità contro un muro, "Lost Feeling" è dotata di un basso che non avrebbe sfigurato nei momenti più corrosivi di Sonic Youth e Nirvana, "It Is Nothing" è una partenza al fulmicotone, puro distillato di My Bloody Valentine + Jesus & Mary Chain (o Black Rebel Motorcycle Club, per far comprendere ai più giovani) in grado di risvegliare papille gustative atrofizzate da anni di piattezza indie-snob.
Ma tutto l'album è un trionfo di fuzz, è una cascata di droni devastanti che non giungono comunque mai a soffocare la voce o gli altri strumenti. All'occorrenza si stagliano melodie eighties-wave, come nel caso di "Keep Slipping Away" e della title track, digeribili anche dai palati meno estremi. L'ipnotica "Ego Death", con le sue percussioni semplificate e la quasi fastidiosa rumorosità delle chitarre, rappresenta il trait d'union con l'album d'esordio, che proponeva un taglio più intransigente dal punto di vista sonico. La sottile ricerca di una maggiore fruibilità dei suoni non inficia il risultato di un prodotto che si mantiene costantemente su standard elevatissimi, stendendosi fra gli slanci epici di "Smile When You Smile", i goticismi alla Joy Division di "Everything Always Goes Wrong", le invadenti distorsioni che accompagnano la conclusiva "I Lived My Life To Stand In the Shadow Of Your Heart". Inquieti e rumoristici, crudi e viscerali, potenti e sperimentali, gli A Place To Bury Strangers realizzano con Exploding Head una pietra angolare del rock sotterraneo degli anni Zero.

Il disco ottiene ovunque recensioni entusiastiche, e la band diviene riferimento assoluto per tutti i giovani musicisti intenzionati a mettersi alla prova nel panorama lo-fi noise/shoegaze. Nonostante le grandi prospettive che si stanno stagliando all'orizzonte, il bassista Jono Mofo nella primavera del 2010 decide di abbandonare la partita per motivi personali: sarà sostituito da Dion Lunadon.
All'inizio del 2012 la prima pubblicazione della nuova line-up è costituita dall'Ep Onwards To The Wall, la scusa per tenere occupato il mercato nell'attesa della pubblicazione del terzo fatidico album, che comunque non si farà attendere troppo.

All'inizio dell'estate, su etichetta Dead Oceans, arriva infatti Worship, che conferma tutte le grandi qualità della formazione statunitense, focalizzandosi ancor di più sui suoni di matrice eighties wave. Si perde l'effetto sorpresa, ma lo stupore non svanisce del tutto, grazie alla moltitudine di suoni che sin dalle prime note la band riversa sull'ascoltatore. Dopo il trittico iniziale "Alone"/"You Are The One"/"Mind Control", in grado di stabilire inequivocabilmente il climax del disco, gli A Place To Bury Strangers nella parte centrale della tracklist cercano il colpo ad effetto operando sulle architetture: l'imperiosa title track ha il twist della doppia ripartenza, "Fear" è inaugurata da un minuto di feedback prima di affrontare impreviste evoluzioni prossime ai Black Rebel Motorcycle Club, "Dissolved" è due canzoni in una, dove una prima parte avvolgente lascia spazio a ritmiche tipicamente electro-wave.
Il proto punk di "Why I Can't Cry Anymore" spiana la strada all'unico vero assalto sonico, che si consuma fra le spire di "Revenge". Per stemperare i toni seguono la più orecchiabile "And I'm Up" e quella "Slide" che rappresenta l'unico momento di calma, prima che "Leaving Tomorrow" diffonda l'ultima scarica adrenalinica del disco. Worship consolida la fama internazionale della band, con il pregio di riuscire a sottrarla al rischio derivante da un eccesso di deliri noise senza compromessi. Annegare il rumore bianco in qualcosa di affine ma diverso è la formula che consente al gruppo di ritagliarsi una propria personalità ben distinta.

Per il Record Store Day del 2013 Ackermann e soci diffondono Strange Moon, un Ep contenente cover di alcune canzoni dei Dead Moon, rivisitate secondo la propria estetica.

A inizio 2015 è la volta di Transfixiation, che consolida il noise/shoegaze a forti tinte wave oramai trademark degli A Place To Bury Strangers. Il clima è ben rappresentato sin dall’iniziale “Supermaster”, dove il basso ossessivo e la batteria minimale spianano la strada alle intromissioni chitarristiche e alla voce sempre più autorevole di Oliver Ackermann. I diluvi sonori che ne seguono sanno essere ritmicamente pirotecnici (“Straight”, “I’m So Clean”), e il cantato risulta talvolta quasi seppellito, confuso da strati di chitarre, come aviene nella breve ed intensa “Love High”, concepita seguendo l’estetica tipica dei My Bloody Valentine. Deliri di suoni distorti (la cupa “Deeper”) e percussività dal vago sapore tribale (la strumentale “Lower Zone”) vengono puntualmente incendiate da valanghe di distorsori e delay.
La tendenza è quella di proporsi come profondamente garage (“We’ve Come So Far” e “Fill The Void” potevano tranquillamente far bella figura dentro uno dei primi Black Rebel Motorcycle Club) e ancor più spesso estremamente post-punk (“Now It’s Over” è Wire sin nel midollo). I ragazzi dimostrano comunque una grande versatilità, che si estrinseca attraverso una scrittura in grado di viaggiare spedita (“What We Don’t See” è persino orecchiabile), ma anche di stupire con il passo della conclusiva “I Will Die”, esempio di come una canzone possa essere letteralmente corrosa dai suoni. Non ci sono momenti deboli o furbe strizzatine d’occhio, Transfixiation, che registra l’esordio alla batteria di Robi Gonzalez, è un lavoro compatto e sicuro, derivativo ma al tempo stesso assai personale, attraverso il quale il trio newyorchese consolida la propria fama internazionale, confermando la principale dote, che risiede nella capacità di sposare sperimentazioni rumoristiche poco allineate con un'innata attenzione per la melodia, sintetizzando il tutto in un formato-canzone. Distorsioni e feedback continuano a infettare basi a volte sintetiche, sulle quali spesso non si ha il timore di sostituire i suoni analogici con una drum machine. Dopo quattro album e svariate centinaia di concerti in giro per il globo, gli A Place To Bury Strangers continuano a insegnare alle nuove generazioni come condensare noise e wave dentro una (alt)-pop song.

Fra una data e l'altra del tour 2015 vengono registrate alcune session, raccolte poi nell'Ep Kicking Out The Jams, distribuito a partire da marzo 2016 al banchetto della band a fine concerto e, dall'8 aprile, attraverso il sito ufficiale del gruppo.


Contributi di Salvatore Setola ("A Place To Bury Strangers", 2007).

A Place To Bury Strangers

Gli shoegazer del nuovo millennio

di Claudio Lancia

Sperimentazioni rumoristiche poco allineate che si sposano a un'innata attenzione per la melodia, reinventando suggestioni psych-shoegaze. Il trio newyorkese sta insegnando alle nuove generazioni come condensare wave, noise e shoegaze dentro un format (alt-) rock
A Place To Bury Strangers
Discografia
 Breathe (Ep, self released, 2006)

6

 Missing You (Ep, self released, 2006)

6

 Never Going Down (Ep, self released, 2006)

6

 A Place To Bury Strangers (Killer Pimp, 2007)

7

Exploding Head (Mute Records, 2009)

8

 Onwards To The Wall (Ep, Dead Oceans, 2012)

6,5

 Worship (Dead Oceans, 2012)

7

 Strange Moon (Ep, Dead Oceans, 2013)

6

Transfixiation (Dead Oceans, 2015)

7,5

 Kicking Out The Jams (Ep, Dead Oceans, 2016) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Video

To Fix The Gash In Your Head
(video da A Place To Bury Strangers, 2007)

I Know I'll See You
(video da A Place To Bury Strangers, 2007)

Ego Death
(video da Exploding Head, 2009)

I Lived My Life To Stand In The Shadow Of Your Heart
(video da Exploding Head, 2009)

In Your Heart
(video da Exploding Head, 2009)

Keep Slipping Away
(video da Exploding Head, 2009)

So Far Away
(video da Onwards To The Wall, 2012)

You Are The One
(video da Worship, 2012)
A Place To Bury Strangers su OndaRock
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