Cake

Cake

Incrostazioni di rock sarcastico

di Antonio Silvestri

Sono dei rocker atipici, alternativi fra gli alternativi. Hanno scritto un brano dove sognano di distruggere la chitarra e tutta una collezione di canzoni d'amore stravaganti. Malinconici e allegri, strappalacrime ma anche un po' idioti, i rocker guidati da John McCrea hanno fatto dell'ambiguità e del sarcasmo la propria cifra stilistica, senza mai tradire la propria anima alternativa
John McCrea non è il più famoso rocker degli anni 90, neanche prendendo in considerazione solo la scena statunitense del rock alternativo. In realtà, sembra che inizialmente McCrea faccia di tutto per non spiccare fra le tante band che spuntano come funghi sul suolo americano in quel periodo. Nasce a Sacramento, California, e cerca fortuna a Los Angeles mettendo su una band che non ha neanche il tempo di farsi un nome prima di sfaldarsi. Sembra la più prematura delle fini per John e il suo sogno, che invece torna a Sacramento nel 1991 più agguerrito che mai e inizia a rubare musicisti ad altre formazioni amatoriali del posto. Fra questi c'è Vincent Robert "Vince" DiFiore, un trombettista che suona anche tastiere e percussioni, laureato in psicologia. Come chitarrista arriva Greg Brown, destinato ad abbandonare la band prima del terzo album. Frank French alla batteria è probabilmente il più esperto del gruppo: ha già militato nei True West e nei Thin White Rope, due formazioni del Paisley Underground.
Il primissimo bassista, Shon Meckfessel, viene sostituito da Gabe Nelson già nel 1992, l'anno in cui si può parlare di una prima vera formazione della band di John McCrea. Per quanto riguarda il nome con cui presentarsi sul palco, scelgono Cake (spesso scritto CAKE), rivelando già in questo la tipica ambiguità del progetto: non intendono infatti riferirsi alle deliziose torte da mangiare, usando quindi "cake" come sostantivo, ma optano per il verbo "to cake", cioè "rapprendere", "incrostare". In un'intervista dichiarano, a proposito del nome scelto: "[intendiamo] come quando qualcosa diventa insidiosamente parte della tua vita, intendiamo come qualcosa che si incrosta sulla tua scarpa e rimane là finché non te ne liberi".

Quando la band arriva a registrare l'esordio, è una realtà a dir poco indipendente: i soldi sono così pochi che si devono vendere le copie con un camioncino pur di pagarsi il tour promozionale. Motorcade Of Generosity (1994) risente della pochezza dei mezzi e dell'immaturità della formazione, ma ha il pregio di mostrare già uno stile tutto personale, per quanto da perfezionare. John McCrea canta con un tono nasale e apatico, molto distante dall'energia rock ma anche dal calore del crooner, tanto da sembrare quasi sempre un po' svogliato: è il primo elemento stravagante dell'insieme. Il secondo sono i testi, in questo esordio ancora con qualche calo di tono di troppo, ma comunque orientati a farsi attraversare da accostamenti ironici, scelte lessicali atipiche e stravaganze assortite. L'elemento che rende distinguibile la band dal resto della compagine alt-rock è la predominanza della tromba di "Vince" DiFiore, un'accoppiata vincente con la più canonica chitarra di Greg Brown. Da subito, poi, si nota l'ampiezza degli stili che la band cerca di fare suoi, con un approccio che richiama l'istrionismo dei Camper Van Beethoven.
Il balletto sotto forma di filastrocca di "Comanche", che mima un'orchestrina mariachi, inaugura un filone di fascinazioni tex-mex più o meno parodistiche. Il primo testo completamente fuori di testa è quello di "Pentagram", country-rock che traveste una canzone d'amore con riferimenti satanici a "riti sacrificali" e "ceneri di bambini morti". Questo tipo di eccentricità nei testi diventerà uno dei motivi di peculiarità dei Cake. "Jolene" potrebbe sembrare un rock intimista dedicato alla donna del titolo, salvo poi scoprire che i suoi capelli puzzano di fumo e che la sua vita sta andando a rotoli. Un groove funk innerva "You Part The Waters", con la chitarra che dà spettacolo e improvvisi cambi nell'arrangiamento che richiamano i Soul Coughing.
Il tormento amoroso ritorna prepotente in "Is This Love" che, nonostante il frizzante mix di fiati e sferragliate di chitarra, finisce per augurarsi che l'amata sia morta. Il country comico e dissacrante di "Jesus Wrote A Blank Check" introduce un'altra delle caratteristiche di McCrea: l'uso di un lessico capitalistico e molto profano in contesti come la religione o le relazioni romantiche. Queste strampalate scelte lessicali portano qua a paragonare la salvezza della fede a un assegno in bianco.
I Cake sembrano davvero inadatti al successo, come ammettono nella divertente "Rock'n'Roll Lifestyle": sono senza soldi e odiano il capitalismo e i suoi privilegi, come dei veri "sfigati". Poco male, chi può fare la rockstar, a differenza dei membri della band, finirà per doversi rimuovere i tatuaggi, soffrire di problemi al fegato e visitare spesso l'ospedale, salvo comprarsi con i soldi del successo una nuova salute da sacrificare al proprio stile di vita dissennato. Ma McCrea canta anche nel suo modo strampalato le emozioni, persino il suo esistenzialismo bislacco, in "Mr. Mastodon Farm": degli uccellini precipitano dal tetto e lui osserva questi animali cadere come pietre, salvo aprire le ali e planare poco prima dell'inevitabile impatto con il suolo. Una storiella infantile, quasi recitata (e registrata davvero amatorialmente), che diventa all'improvviso una parabola poetica: "A causa di una congettura nella mia mente/ che rende la loro caduta e il loro volo/ simboli della mia intera esistenza/ diventa importante per me/ alzarsi e vedere/ la loro deviazione all'ultimo secondo verso il volo". Tutta questa serietà interviene a metà di un brano caratterizzato da cori maschili idioti. Quel che manca a Motorcade Of Generosity è l'istrionismo musicale dei successivi album, qua ridotto a una strana commistione di tradizione roots, dosi funk e spezie tex-mex.

Nonostante la produzione amatoriale e la mancanza di finanze per qualsiasi promozione più strutturata, la band riesce a guadagnarsi un contratto con l'etichetta indipendente Capricorn, rinata a inizio anni 90 proprio grazie a band come i Cake. L'album viene così ripubblicato, arrivando all'attenzione di molti appassionati di musica statunitensi.

Fashion Nugget (1996) fa un balzo in avanti in termini di varietà stilistica, affinando l'uso di finezze da studio di registrazione. L'iniziale "Frank Sinatra" apre con un minaccioso mix di fendenti desertici, fiati malinconici e un testo dal tema cosmico, una lugubre fantasia melodica tex-mex. "The Distance", scritta da Brown, diventa il loro singolo più famoso e rimarrà tale: una fusione di hip-hop e rock alternativo da antologia, i Rage Against The Machine al pianobar. Ma non è un brano granché rappresentativo del loro stile, a differenza della tetra ballata "Friend Is A Four Letter Word", una malinconica delusione amorosa trasposta in giochi di parole difficili da tradurre. Il confusionario amalgama di rock, jazz e tex-mex di "Daria" nasconde l'antitesi di una canzone d'amore: quando lei prova a baciarlo, lui le morde la lingua; quando lei prova a dargli da mangiare lui chiude la bocca e le sporca il grembiule.
Arrivano dei Soul Coughing ubriachi di Messico nella breve "Race Car Ya-Yas!", con le macchine dai cui specchietti retrovisori i "dadi pelosi penzolano fieramente come testicoli". La riflessione sugli abitacoli automobilistici di "Stickshifts And Safetybelts", colpevoli di avere sedili anatomici, è il pretesto per un'altra assurda canzone d'amore. "Nugget" si prende il tempo per mandare a quel paese l'industria musicale, ovviamente sempre con un sorriso sornione.
Da citare anche tre cover: "Sad Songs And Waltzes" di Willie Nelson; il classico cubano di Osvaldo Farrés "Quizás, Quizás, Quizás", qua reso in inglese con "Perhaps, Perhaps, Perhaps" in un mix di ska, rock e crooning pigro; la celebre "I Will Survive" cantata da Gloria Gaynor diventa uno stravagante e sbilenco inno funk-rock con un alcune modifiche nel testo, compresa una parolaccia che la faranno definire dalla sua interprete originale "la meno preferita fra le riletture" del brano.

Fashion Nugget garantisce alla band un tour internazionale, in Uk come spalla dei Counting Crows. Arrivano persino in Giappone. McCrea è talmente esausto dall'improvvisa notorietà da dover cancellare alcune date in patria. È un momento di grande cambiamento per la band, che vede cambiare la propria formazione: via il bassista Victor Damiani e il chitarrista Greg Brown, ritorna alle quattro corde Gabe Nelson e si aggiunge Xan McCurdy all'elettrica. Dopo possibili voci di scioglimento, i Cake sono pronti per scrivere il loro album migliore.

Prolonging The Magic (1998) sublima il clima ironico e malinconico delle opere precedenti, regalando piccoli gioielli sospesi fra tristi risate e sorridenti lacrime. Canzoni dolci, fragili, adatte a party pensierosi o all'ultimo giorno di vacanza estiva. Scrive e produce tutto McCrea, finalmente libero di dare sfogo a tutta la sua strampalata vena creativa. La pedal steel guitar è presente in tre brani, fra interventi di organo, Moog, mandolino e persino una sega musicale. Gli arrangiamenti sono più sofisticati e creativi, fanno di tutto per scansare il più comune dei cliché: "Ho approcciato la scrittura di questo album senza considerare la chitarra come assunto centrale di tutta la vita nell'universo", dichiara McCrea. Questo rifiuto dello strumento principe del rock, quantomeno come protagonista assoluto, è ribadito in "Guitar", una versione con la suddetta sega musicale e le maracas della malinconia degli Eels, con il funk come spezia. Il ritornello recita: "Se io/ lanciassi la mia chitarra/ fuori dalla finestra/ così in basso/ potrei/ iniziare a rimpiangerla/ o potrei sorridere/ e guardarla lentamente cadere".
La canzone d'amore e quella a tema automobilistico, due altri cliché, sono mischiati e riproposti con la solita impareggiabile ironia in "Satan Is My Motor", delizioso funk-pop che precede la dimessa "Mexico", malinconica ballata romantica con spunti tex-mex; l'occasione ideale per focalizzarsi sugli interventi vocali di McCrea a margine del testo, soprattutto il suo spargere i vari "oh no" e "alright" nei brani in modo pigro e distratto, rendendo ancora più ambigua la divertita malinconia della band e l'ambiguo sarcasmo.
Il contrasto più forte fra testo malinconico e musica festosa è di "Sheep Go to Heaven", piena di riferimenti alla morte ("il becchino che usa il forcipe" di Samuel Beckett) ma portata avanti da una serie di invenzioni musicali: un coinvolgente groove funk, interventi misurati di tastiere, coretti accattivanti e persino una bagarre prima del finale fra fendenti minacciosi di chitarra e una piccola fanfara.
In alcuni brani emerge comunque una fragilità emotiva più spiccata: è il caso di "Walk On By" e "Alpha Beta Parking Lot", due breakup-song che avvolgono l'ascoltatore con una pigra tristezza.

A livello ritmico, Prolonging The Magic è un passo avanti in termini di fantasia: sono buoni esempi il singolo "Never There", che contiene la più memorabile delle loro linee di basso, e "Hem Of Your Garment", altra canzone d'amore stravagante, dove si cerca di convincere l'amata di essere indegni di qualsiasi affetto (si apre con "io sono intrinsecamente non-buono"). L'album vende 44.000 copie nella sua prima settimana, arrivando alla certificazione del milione di copie nel 1999. Il tour che segue tocca l'Europa e il Canada.

Il quarto album, Comfort Eagle (2001), è forse meno fulminante, ma non meno vario. Questa volta a pubblicare è la Columbia, ulteriore certificazione dell'ormai raggiunto successo. La batteria programmata apre "Opera Singer", parabola dolceamara di un cantante lirico, mentre "Meanwhile, Rick James" scopre un'anima hip-hop. Il momento più divertente è "Short Skirt Long Jacket", forse il testo più creativo di McCrea: si apre come una dichiarazione d'amore che pian piano ingloba un lessico finanziario e capitalistico, con termini del business world come "liquidazione", "ininterrotta prosperità" e "buoni dividendi". La donna descritta diventa sempre più contraddittoria, capace di lavorare alacremente e fare baldoria tutte le sere, una figura piena di ossimori che è ben riassunta dal titolo. McCrea ha dichiarato che la canzone "riguarda la prosperità e la depressione" oltre agli "stravaganti rituali di accoppiamento umani". Il video evidenzia lo stile ironico della band: ai partecipanti, ignari passanti, viene chiesto di commentare in diretta quello che stanno ascoltando, con risultati esilaranti. Il video si guadagna anche delle versioni alternative, con commenti di ascoltatori canadesi e messicani.
Lo strumentale tex-mex elegante di "Arco Arena" e l'arrembante hard-rock della title track, una nuova arringa contro l'industria musicale, portano al mesto funk-rock di "Long Line Of Cars" e alla patina retrò di Pretty Pink Ribbon. Non è un nuovo Prolonging The Magic, con la sua caleidoscopica fantasia compositiva, ma prosegue la tradizione di una band con uno stile tutto suo.

Dopo la pubblicazione di Comfort Eagle il batterista Todd Roper abbandona la band per poter accudire i propri figli; viene sostituito da Pete McNeal. Il tour internazionale che segue la pubblicazione è mutilato dai tragici avvenimenti dell'11 settembre 2001, che portano la band a evitare date all'estero.

Il quinto album, Pressure Chief (2004), è presentato al mondo con l'accattivante singolo pop/hip-hop di "No Phone", che utilizza una dose insolitamente massiccia di sintetizzatori, ben presenti anche nel resto dell'opera fino a risultare invadenti. Gli arrangiamenti elaborati degli ultimi album sono ben presenti, per esempio in "Take It All Away", ma l'ironia coinvolgente di un tempo sembra essersi appannata in nome di forme meno esuberanti e sarcastiche. Certo, il balletto digitale di "Dime" e il rock dall'attitudine punk di "Carbon Monoxide" sono nuovi momenti da aggiungere a un già folto canzoniere da alfieri della sensibilità alternative. La musichetta da strada di "End Of The Movie" è un colpo di coda da maestri, meno di due minuti dove la band regala ai fan l'ennesima fusione bislacca fra tristezza e allegria.

Durante il successivo tour la band viene scaricata dalla Columbia, avvenimento che porta alla nascita della propria etichetta, la Upbeat Records. La raccolta di rarità B-Sides And Rarities (2007), pur configurandosi come il tipico materiale per fan, contiene la divertente cover di "War Pigs" dei Black Sabbath fra le tante versioni alternative proposte.

Per ascoltare un nuovo album dei Cake bisogna però aspettare Showroom Of Compassion (2011), l'occasione ideale per una nuova generazione di scoprire il peculiare sound della band. Sono passati più di sei anni, ma non è cambiato granché: il gustoso ballabile venato di malinconia di "Long Time" viene accompagnato dal funk-pop di "Mustache Man (Wasted)", anch'esso un po' depresso ma scoppiettante, una delle caratteristiche dicotomie dei Cake. Un altro ballabile come "Sick Of You", la più pensosa ballata guidata dai synth in sottofondo di "Easy To Crash" e ancora la melodica e pigra "The Winter" delineano un album che non cambia granché le carte in tavola: se non vi sono mai piaciuti, continueranno ad annoiarvi, ma se aspettavate da quasi sette anni questo ritorno, vale la pena di ascoltare e magari conservare i momenti migliori. È un ottimo pretesto per riascoltare, anche per chi già la conoscesse, la più sarcastica fra le band del rock alternativo.

Cake

Incrostazioni di rock sarcastico

di Antonio Silvestri

Sono dei rocker atipici, alternativi fra gli alternativi. Hanno scritto un brano dove sognano di distruggere la chitarra e tutta una collezione di canzoni d'amore stravaganti. Malinconici e allegri, strappalacrime ma anche un po' idioti, i rocker guidati da John McCrea hanno fatto dell'ambiguità e del sarcasmo la propria cifra stilistica, senza mai tradire la propria anima alternativa
Cake
Discografia
 Motorcade Of Generosity  (Capricorn, 1994)

 

 Fashion Nugget (Capricorn, 1996)

 

Prolonging The Magic (Capricorn, 1998)

 

 Comfort Eagle (Columbia, 2001) 
 Pressure Chief (Columbia, 2004)

 

 B-Sides And Rarities (compilation, Upbeat, 2007) 
 Showroom Of Compassion (Upbeat, 2011) 
pietra miliare di OndaRock
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Recensioni

CAKE

Showroom Of Compassion

(2011 - Upbeat Records)

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