Cromagnon

L'ultrapsichedelia primordiale

di Francesco Zennaro

La loro musica fu un inno al rumore quale verbo della tortura, del sadomasochismo, del sesso estremo, dell'istinto primordiale che tutto consuma e distrugge. Attraverso il furore animal-tecnologico dei Cromagnon rispolveriamo una delle storie più estreme e rivoluzionarie della psichedelia degli anni 60
I Cromagnon (da non confondersi con i Cro-Magnon di elettronica house-downtempo di questi anni o con i devastanti esponenti di crust-punk) vennero fondati nella seconda metà degli anni 60 da Austin Grasmere (la vera mente del gruppo, che compose e strutturò coerentemente le varie improvvisazioni e suoni concreti), polistrumentista, e da Brian Elliot, entrambi membri di una comune hippie. In ogni caso riguardo alla loro storia vige un mistero quasi assoluto, compreso il periodo della fondazione della band; il loro obiettivo, probabilmente, fu quello di esprimere una libertà morale e comunismo assoluti, cosa che li spinse all'espressione di orizzonti musicali inesplorati.

Il nome si ispira palesemente e programmaticamente a una specie di uomo primitivo, l'uomo di Cro-Magnon, dalla località in cui ne rinvenirono i primi resti.
Il duo, perfettamente sconosciuto non solo al grande pubblico, ma anche a gran parte degli appassionati della musica di quel periodo, si rese capace delle pagine più dissacranti, rumorose, sperimentali, deliranti, visionarie e sadiche del folk psichedelico d'avanguardia, superandone i limiti costantemente e volutamente, manifestando la parte più viscerale e inconscia della voluttà, violenta e senza compromessi o inibizioni, emblema di una passionalità primaria sostenuta ben oltre i limiti fisici (dell'ascoltatore, degli strumenti a disposizione, del godimento che si trae solitamente da una creazione artistica sotto l'ausilio di Lsd, l'ispirazione dominante dell'epoca).

Cromagnon - OrgasmNel 1968 entrano in studio per registrare un album dal titolo Orgasm, poi ristampato con il nome del gruppo o di "Cave Rock", nome sotto il quale, dal 2000 e con copertina differente, è rintracciabile.
Il disco rappresenta il lato complementare noise, morboso e aggressivo dell'allegro, fantasioso e colorato trip free-psichedelico dei Red Crayola ("Parable Of Arable Land" del 1967), la loro musica fu un inno al rumore quale verbo della tortura, del sadomasochismo, del sesso estremo, dell'istinto primordiale che tutto assume, vive, consuma e distrugge.
Il furore animal-tecnologico dei Cromagnon non lascia dubbi fin dalla copertina, una copulazione (probabilmente anale) tra due scheletri in prossimità del solito allucinante mondo psichedelico, e dai titoli delle canzoni ("Ritual Feast of the Libido", "Organic Sundown", "Genitalia").
"Caledonia", negli anni 2000 coverizzata dai giapponesi Ghost, citata da Pitchwork Media come uno dei 200 brani più importanti e migliori dei Sixties, è già la sintesi del gruppo: un primordiale industrial-folk con canto ad libitum in scream (25 anni prima della sua nascita "ufficialmente testimoniata" cui solitamente ci si riferisce) che presagisce le orde di satanisti norvegesi del black metal, nelle intenzioni istintive, nell'impostazione del timbro vocale e nel suo uso (la ripetizione a fine medianico). Un brano che introduce un nuovo modo di cantare e di fare musica con un harsh ante litteram, elementi estetici di una ritmica tribale e rumoristica e fiati folkloristici che magnetizzano per l'effetto epico e atavico assieme (l'ansia e la paura della morte propria del guerriero, tipica del viking metal, senza il metal); preghiera pagana per un'ipnotica danza dell'annientamento (l'industrial degli Einsturzende Neubauten, e il noise, contemporaneamente ai Velvet Underground, 20 anni prima la loro nascita, oltre alla no-wave di Pere Ubu, Teenage Jesus, Dna e affini, e a certi lavori di John Zorn e Glenn Branca, 10 anni prima).
Senza fare classifiche di influenza, in questo caso stiamo parlando di un gruppo dalla creatività talmente spiccata da proporre un frullato di follia futurista inventando da sé generi e stili che solo anni dopo per meriti di vari gruppi riusciranno a svilupparsi in movimenti e modi distinti e separati di espressione musicale e artistica criticamente codificati.

"Ritual Feast of the Libido" è una delle registrazioni essenziali per esprimere una tortura, rappresentabile in due modalità: la prima si serve del punto di vista di chi la commette e allora esalterebbe ogni azione tesa alla mutilazione; la seconda consiste nell'evidenziare il dolore di chi subisce la pena. Il gruppo decide di seguire quest'ultimo. Le urla del malcapitato si aggiungono ai clangori di un macchinario apposito, perdurando per oltre tre minuti, a suggellare una visione che richiama immediatamente il momento più spettacolare e orrifico del romanzo "Una Colonia Penale" di Franz Kafka, di cui conserva però soprattutto un surrealismo prima di tutto mentalmente dannato e coercitivo: la fine del creatore del macchinario, stritolato dalle morse dello stesso, che ne imprimono data d'esecuzione e reato; con la differenza che lo scrittore mitteleuropeo era capace di inserire una componente inevitabilmente paradossale e beffarda, che nei Cromagnon si limita al grottesco e al pantagruelico, elementi più affini a una goliardia intelligente, che a un'analisi pungente e fatalistica come quella dello scrittore. Forse nemmeno i Marduk di "Panzer Division Marduk" faranno più paura nel 1998, con lo stesso stile di canto presente in "Caledonia", le chitarre heavy-metal cupissime e le ritmiche indiavolate (l'introduzione a una delle canzoni di quest'album presenterà, seppur nel contesto della seconda guerra mondiale, i lamenti di un soldato e le esplosioni di bombe, molto similmente ai suoni che campeggiano in "Ritual Feast").
"Organic Sundown" è un'orgia sanguinaria degna di Elizabeth Bathory (che in questa situazione torturava le vittime con cui contemporaneamente aveva atti sessuali), punto di incontro tra radicato sadismo e voracità sessuale, un sadismo goduto carnalmente: un ritmo sbilenco per percussioni casualmente alternate e urla di ogni timbro, un banchetto di lupi scatenati. "Fantasy" si apre con un'armonia vocale tipica del periodo e prosegue in canti ubriachi, versi assurdi manipolati con mani davanti alla bocca e non, una risata maligna, continua e maniacale; l'apice della malattia mentale di Orgasm. Una sirena irrompe ad arrestare letteralmente le voci maniacali iniziali, venendo pian piano coperta da vari riferimenti concreti infilati a casaccio per costruire un breve collage confusionario. La sezione musicale finale vede invece un manipolo di svariate voci che invocano "freedom" con ogni timbro e tono possibile immaginabile, armonizzandosi e fungendo da contrappunto reciproco; il brano si chiude con un tipico outro orchestrale di tono soave "tirato" dalle imperfezioni di una registrazione (o un giradischi) imprecisa.

"Crow of the Back Tree" è un riff di chitarra acustica velocissimo, semplice, ripetuto continuamente, sostenuto da un coro affranto o stanco (sempre discendente) dei due membri, le cui voci sono alterate "con l'elio", sino a trasformarli in bambini pestiferi, a due minuti dalla fine urlanti, poi sempre deliranti e delusi al tempo stesso, armonizzando anche urla sataniche e cori che richiamano all'uomo nero. "Genitalia" è una ninna nanna d'arte colpita da vagiti distorti simili ai versi dei gabbiani, probabilmente urla di infante alterate elettronicamente. "Toth, Scribe I" è un temporale di rumore che echeggia un timbro similare a quello della cornamusa, anche se maggiormente metallico, che disegna un'elegia sospesa nell'aria in una desolante sensazione di atemporalità, che è una delle emozioni più pregnanti che il folk può fornire (senso dei grandi spazi e l'annullamento negli stessi, convinzione dell'immutabilità del cosmo, eccetto della fragile figura umana).
Distorsioni e accelerazioni della chitarra elettrica di stampo hendrixiano, ma molto più rapide (virtuosismi da guitar heroes anticipati, anche in questo caso, di due decenni), ottenute con le tecniche di mixaggio e non manualmente sono l'effetto dominante di "First World of Bronze", con coro di voci bianche o femminili degne di Hal 9000 (il computer principale in "2001 Odissea nello Spazio", di Kubrick) o di Mother (il computer che conduce la navicella nella pellicola "Alien" di Ridley Scott).

Capaci di riprodurre con lo stesso spirito gli effetti sonori di una pletora di generi e stili successivi, non necessariamente legati tra loro per quanto riguarda le rispettive scene, se non per l'aggressività che li fonda - satanismo scream, tempeste e distorsioni harsh-noise, timbri industrial, spokenword, urla angoscianti, uso ossessivo dei mixer e dei nastri a scopo di campionamento, fiati celtici... - i Cromagnon hanno prodotto tra i pezzi più estremi, futuristici e rivoluzionari degli anni 60 (se non di sempre); purtroppo la loro vena artistica non sempre è messa a fuoco o costruita a dovere, trincerandosi troppo dietro alle velleità sperimentali, che sarebbe stato sufficiente veicolare in maniera più cosciente e mirata.
Forse i Cromagnon furono seminali e inventivi, ma non propriamente creativi, se non in qualche caso; man mano che il disco procede, infatti, dopo le prime due stupefacenti affermazioni (soprattutto la prima), cala sempre più l'organizzazione e la qualità espressiva.
Nonostante ciò, sono tanti i gruppi e i generi che devono la loro esistenza alle sperimentazioni passate di questo oscuro gruppo "psichedelico" americano.

Cromagnon

L'ultrapsichedelia primordiale

di Francesco Zennaro

La loro musica fu un inno al rumore quale verbo della tortura, del sadomasochismo, del sesso estremo, dell'istinto primordiale che tutto consuma e distrugge. Attraverso il furore animal-tecnologico dei Cromagnon rispolveriamo una delle storie più estreme e rivoluzionarie della psichedelia degli anni 60
Cromagnon
Discografia
Orgasm (Esp, 1969 - Esp, 2000 come "Cave Rock")


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