Flipper

Il rumore dell'alienazione

di Tommaso Franci

Autodistruttivi, violenti, paranoici i californiani Flipper trasformarono in musica il loro mal di vivere. Di fatto, realizzeranno un solo album, destinato a divenire però una pietra miliare del noise-rock "moderno"

Negli anni 80, mentre i Dream Syndicate sono i Velvet Underground di "Sunday morning", i Flipper sono quelli di "Heroin". I Flipper furono formati a San Francisco nel 1978 da Will Shatter. I Flipper si presentarono negli anni di gavetta come il gruppo hardcore più depravato, nichilista, autodistruttivo, violento, paranoico in circolazione. Poi andarono in studio, e (chissà quanto a causa dei pessimi metodi di mixaggio che avevano a disposizione) interiorizzarono, dal punto di vista delle sonorità, il loro mal di vivere. Di fatto, fecero un solo album, ma è una pietra miliare del noise tutto in quanto trasporta di peso lo stile inventato dai Velvet Underground (e fu questa la loro rivoluzione) nel mondo "moderno". Vi prenderanno le mosse dai Sonic Youth agli Swans, dai Royal Trux ai Nirvana.

Ogni brano di Generic (Subterranean, 1982) è seminale fino all'inverosimile. Si ha l'impressione di essere nel mezzo di una miniera a cui tutti hanno dovuto attingere. L'approccio alla vita è quello tipico dell'inguaribile "ottimismo" dei Joy Division, anche se l'ambiente è quello depravato e teppista dei Motorhead e le sonorità sono figlie del gruppo hardcore per eccellenza, i Germs. Della psichedelia, invece, si sente il peso nella misura di una lesione cerebrale perpetua e fasciante col suo martellare: sarebbe l'effetto del proto-punk jazzato e bluesato di Captain Beefheart, se non fosse che con i Flipper non c'è più spazio per alcuna autoindulgenza, ironia o sarcasmo. Solo inoppugnabile tragedia.

"Ever" costipa subito in un distorto, allucinato e sotterraneo ambiente; una fucina o cantina fumosa, dove sudare e languire di disfacimento. L'antiestetico scandire il ritmo da parte di mani in clap-clap serve solo per aumentare l'alienazione e inculcare ancor di più in solinga disperazione il lamento di Shatter (una delle poche, vere, personalità programmaticamente dedite alla propria autodistruzione).

"Life is cheap" allontana ancora di più il mondo, in una spersonalizzazione e disidentificazione del tutto, visto da un lontano, e mortifero, pianeta. O forse da vicino, ma quando si è, oramai, nient'altro che pietre o reificazioni di vite. L'accoppiamento di due voci aumenta l'elemento disumano, mentre impassibile un basso-batteria Joy Division, disorientato dai nervi di corde tirate e fatte stridere dolenti, procede verso fini impassibilmente apocalittiche.

"Shed no tears" è un brano già Sonic Youth; Sonic Youth che hanno ripreso in ogni sua parte questo brano e queste idee (dalla voce, alle timbriche, ai toni, alla sezione ritmica: per non parlare della chitarra) in ogni loro brano. Sonic Youth che hanno, ad essere oggettivi, solo speculato (ma con quanta raffinatezza ed efficacia!), ampliato e rielaborato, in tutto, questo pezzo. Per inciso anche il primo Ep dei Sonic Youth è coevo a Generic e come Generic afflitto da handicap di miraggio.

"(I saw you) shine" risente particolarmente dei Joy Division che qui non sono solo gli ispiratori "ideologici" ma anche quelli "tecnici" del suono. Poi la voce di Shatter rasenta ruggiti sconosciuti (e deliberatamente evitati, ne scapita la fredda impassibilità) da Curtis. Su questa chitarra, più basso che canto, più desolata che distorta, si baserà Cobain in gran parte delle sue prove (specie "Bleach" o le collaborazioni "sperimentali", ma già viste nei Flipper, con William Burroughs). Infine un fruscio siderale fa di questa non-canzone un unicum irriducibile a chicchessia. La sezione ritmica procedendo impassibile e spietatamente monotona, qualsiasi cosa succeda, testimonia l'inesorabilità della vita.

"The way of the world" accenna per la prima volta a un ritornello quasi-melodico, ma è quella melodia della morte suicida così alienata da dare l'impressione di essere nati-morti, di derivazione Joy Division.

"Life" persiste senza requie o redenzione negli abissi del non-ritorno; intitolarla "morte" sarebbe stato troppo banale; anche se, dato il contesto, e data l'ossessiva riproposizione dell'uguaglianza vita="morte" appare scontato (in quanto letto subito nel suo vero senso, l'opposto) anche un titolo del genere. Coi Flipper è ormai ampiamente passato lo stadio della lotta, dell'incertezza, della rivoluzione o della speranza; anche del dolore. Non si patisce più perché non si vive più. Ormai l'asse della bilancia si è definitivamente spostato nella non-vita. Da qui si geme, ma non ci si sente nemmeno. Ogni facoltà è stata o perduta o tappata irrimediabilmente. Non è che non c'è senso; non c'è niente.

"Nothing" è la riprova per chi non credesse a quanto appena detto. Gli Stooges nel loro primo, disumano album, con "We will fall" erano giunti alle medesime conclusioni e contenutistiche e formali. I Flipper, i loro primi eredi in questo, se ne sono accorti. Il rock-medio anni 70 di Springsteen e Jackson Browne pare lontano indefinitamente e morto una volta per sempre. Non ne rimane nemmeno il ricordo, cancellato o risucchiato in quel '69 Stooges di cui si sono avvalsi i Flipper.

"Living for the depression" è il brano più violento (oltre che veloce) dell'album e la dimostrazione di come si possano negare e si possa fare lo speculare opposto dei Television. Anche nei tempi siamo hardcore, 1'e½: basta per far vedere quale sia il vero sconforto e male di vivere: non quello intellettualisticamente ostentato, ma quello vissuto e urlato, in un vivere morendo e non nel morire vivendo.

"Sex bomb" è il capolavoro assoluto dell'album. Uno dei pochi brani lunghi più di 5 minuti a non essere superfluo o noioso. Eppure fa tutto per esserlo, perché è sempre uguale. Ma è quell'uguale che è il tutto essenziale oggettivato nel fischio sintetizzato che sconfina nel saxofono che nemmeno lui riesce (tutto preso da sincero esistenzialismo) ad essere pletorico o autocompiaciuto, nell'urlo ineguagliabile e ciclicamente scandito di Shatter che da solo basterebbe a rendere la cosa più tragica del mondo un'insulsa frase come "she's a sex bomb". E non è un'antifrasi, da tanti rocker mediocri usata come rivalsa dinanzi a un loro insuccesso, come la volpe a cui tanto non andava l'uva. È una frase da prendere come tale, senza altro da aggiungere. Ed è questa mancanza di altro, quest'assenza, che diventa totale, e il nichilismo più profondo che sia possibile. I Sonic Youth non arriveranno mai a tali estremi.

Nell'intestazione di Generic è scritto: "Listen for 45 minutes. 4 times daily or as needed. Caution: to be taken in conjunction with alchoholic beverages at maximum volume". C'è da credergli.

Nel 1984 uscirà Gone fishing. Dopo la morte per overdose di Shatter (9 dicembre '87), American grafishy (Def American, 1993). Il live Blow'n Chunks (ROIR, 1984) è una testimonianza dei loro catastrofici concerti.

Flipper

Il rumore dell'alienazione

di Tommaso Franci

Autodistruttivi, violenti, paranoici i californiani Flipper trasformarono in musica il loro mal di vivere. Di fatto, realizzeranno un solo album, destinato a divenire però una pietra miliare del noise-rock "moderno"
Flipper
Discografia
Generic (Def American, 1982)

8

 Gone Fishing (Subterranean, 1984)

 

 Blow'n Chunks (live, Combat, 1984)

 

 American Grafishy (Warner, 1993)

 

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