Jane's Addiction

Jane's Addiction

L'hard-rock alla riscossa

di Marco Simonetti

Protagonisti insieme ai Guns n' Roses della rivitalizzazione dell'hard-rock al crepuscolo degli anni 80, i Jane's Addiction hanno gettato i semi per molta parte di quell’indie-rock destinato a diventare "mainstream", per quella esplosione che, dal grunge in poi, porterà di nuovo il rock a essere musica "di massa". Un percorso breve e turbolento, tra droghe, eccessi e blasfemia...
Senores y senoras

"Senores y senoras, nosotros tenemos mas influencia con sus hijos que tu tiene. Pero los... queremos. Creado y regalo de Los Angeles: Juana’s Addiccion!" *
I Jane's Addiction si presentano così, con queste parole recitate da una voce femminile all'inizio del loro terzo album, Ritual De Lo Habitual. Forse è proprio qui che sta la loro essenza: sfrontatezza, forza d'impatto e amore per la città che ha dato loro il successo e da cui sono partiti per conquistare il mondo, quella Los Angeles che per moltissimi artisti è stata foriera di commistioni tra le culture e le influenze più disparate.

I Jane's Addiction sono in larga parte Perry Farrell, il loro cantante/leader/inventore/uomo immagine. Farrell è l'ennesimo uomo dai mille volti del rock: il genio, l'eroinomane, il venduto, il poeta, il pervertito, il furbo uomo d'affari, il grande mentore del rock indipendente.
Perry Farrell è il nome d'arte di Peretz Bernstein, nato a New York il 29 marzo 1959 da una famiglia benestante. Sceglie questo nome come gioco di parole con la parola "peripheral" (periferico), sottolineando la sua passione per le situazioni marginali, i bassifondi e i loro personaggi: puttane e barboni, drogati e falliti. Il suo motto che proclamerà quando ormai sarà divenuto una rockstar è: "Ci vuole una visione periferica. Solo così puoi vedere il centro". In realtà Farrell è anche il nome del fratello. La madre, collezionista d'arte varia e artista dilettante, si suicida quando Perry ha solo quattro anni. Questo tragico fatto, che più di altri influenzerà la sua vita futura, resterà immortalato nella canzone "Then She Did...".
Nell'adolescenza si trasferisce a Miami col padre gioielliere per approdare infine diciassettenne, fuggendo di casa "semplicemente perché ero un ragazzo ribelle", a Los Angeles dove ben presto forma un gruppo dark-gothic di nome PsiCom, assumendone il ruolo di cantante. Il gruppo arriva a un discreto successo nell'area losangelina fino ad incidere un Ep omonimo per l'etichetta indipendente Triple X (che sarà anche quella del primo disco dei futuri Jane's Addiction) e suscitando l'interesse di alcune major. Prima di arrivare a firmare per una di esse, però, la band si scioglie.

E' il 1985 e l'ambiziosissimo Perry (che ha ancora il suo vero nome) vuole qualcos'altro. Passa le sue giornate tra surf, pittura e scultura con i materiali più disparati (passione ereditata dalla madre), sesso e droga con la sua compagna storica Casey Niccoli che in quegli anni alterna e spesso condivide con Xiola, l'altra figura femminile storica per Farrell, e naturalmente la musica. E' la conoscenza di Eric Avery, un bassista con cui entra in contatto immediatamente prima del definitivo scioglimento degli PsiCom, che gli dà la spinta per mettere su un nuovo gruppo. Stavolta Perry vuole che sia rock, il più rock possibile, fondendo tutti i grandi amori musicali della sua vita: Stooges, in particolare il suo idolo Iggy Pop cui era stato introdotto da Casey, Led Zeppelin, il dark, il punk e la psichedelia. Sceglie anche il nome: Jane's Addiction, dal nome della sua compagna di appartamento eroinomane. Contemporaneamente adotta anche il suo nome d'arte.
I due reclutano ben presto Stephen Perkins, un abile e potente batterista che all'epoca suonava semplicemente in una speed-metal band di liceo. Perkins si porta dietro il chitarrista di quella band ed entra così nel gruppo l'ancora diciottenne Dave Navarro (7 giugno 1967), che sarà l'alter ego del cantante con il quale condivide la morte violenta della madre, nel suo caso assassinata.

My sex my drugs and my rock and roll...

Il gruppo è così formato. Perry dà sfogo nei testi e nella musica a tutta la sua violenza repressa: "Mi piace vedere violenza ogni tanto", dichiarerà in una delle primissime interviste della neonata band, rilasciata alla rivista losangelina Flipside. Immediatamente i Jane's Addiction diventano una specie di leggenda per Los Angeles proprio grazie all'estrema energia che sprigionano nelle loro esibizioni, specialmente al Roxy, dove registrano dal vivo, appunto per Triple X, il primo album che porta il loro stesso nome.

Jane's Addiction (1987) è un disco dove emerge già ben delineata e prepotente quella che sarà la personalità della band durante tutta la sua vita. A momenti di estrema potenza rock-metal si alternano avvolgenti fasi psichedeliche, e ai movimenti sussultori seguono quelli ondulatori. L'elemento funky è fortemente presente e la voce di Farrell gigioneggia continuamente con i suoi "Fuck!" o "Motherfuck'a!" o le sue urla scimmiesche ("Trip Away", "Whores"), per poi concedersi lunghe pause di lamento sofferto ("I Would For You"). Navarro mostra le sue qualità tecniche e quello che diverrà il suo caratteristico sound "risonante", Perkins esalta l'elemento "tribale" del ruolo del batterista, Avery avvolge tutto nelle spirali del suo basso. Il disco è diviso in due parti: a una prima facciata elettrica segue una seconda acustica, dove le ballatone come "My Time" e la famosa "Jane Says" mostrano le influenze zeppeliniane molto più dei riff metallici, e sono anche indice della variegata capacità compositiva dei quattro, anche in termini di immediatezza "popolare".

La major più lesta a mettere le mani sul succulento piatto è la Warner che lascia al gruppo molta libertà, tanto che Farrell può mettersi alla produzione. Senza porre tempo in mezzo, già l'anno dopo (1988) il gruppo incide il suo secondo album, Nothing's Shocking. La copertina, la foto di una scultura dello stesso cantante, ovviamente gioca col titolo: rappresenta due gemelle siamesi (Casey Niccoli) nude con le teste in fiamme su una assurda sedia a dondolo. E' subito scandalo: molti negozi e un'importante catena di distribuzione si rifiutano di esporre il disco, fioccano le proteste delle madri benpensanti.
Che tutto fosse studiato a tavolino o meno per fare notizia è questione che sparisce di fronte al monumentale contenuto del disco, che è uno dei capolavori degli anni '80 e uno dei dischi di culto dell'hard-rock. Così all'improvviso, nel bel mezzo del decennio considerato il più sintetico e danzereccio, arriva un botto che insieme alla parallela vitalità della scena hardcore del tempo è capace di spalancare le porte al prepotente ritorno del rock alle masse, che si prepara di lì a poco. Già l'introduzione, la breve "Up The Beach", annuncia un'atmosfera psichedelica, avvolgente e ipnotica. Cogliendo a piene mani dalle premesse dell'album di esordio, il basso di Avery diventa subito il vero perno di questi movimenti ondulatori quasi fisici, che si ripetono per tutto il disco, dei veri e propri mantra che "hummeggiando" Farrell asseconda e conduce allo stesso tempo. Noi non possiamo che seguire come zombie.
Già con "Ocean Size", dalla spiaggia dei surf giungiamo in mare aperto, in mezzo all'oceano che un barbone sogna di essere per sfuggire alla sua miserabile vita, per essere grande, anzi immenso, per un giorno. Siamo salpati, dunque, per i mari di un hard-rock monolitico alla Black Sabbath, ma con un intento metallico in più, dato da vent'anni di maturazione sottotraccia che sgorgano dalle sferzate di un Navarro già tecnicamente abilissimo. "Ocean Size" e "Mountain Song" (come dire, da un capo all'altro del mondo...) formano il nocciolo duro del disco, l'apoteosi dell'impatto hard-rock, del riff pesante unito ai tamburi della savana e alle fughe à-la Zeppelin. Qui il rock dei Jane's Addiction è davvero immenso, gigantesco, perfetta rappresentazione dei titoli delle canzoni nella magniloquenza di ogni nota, negli arrangiamenti ipertrofici e nelle grida scorticanti di Farrell. Questo rock sembra piantarsi davanti a noi e impedirci di proseguire senza passarci attraverso. E' potenza allo stato puro.
Però Nothing's Shocking è anche altro, anzi, molto di più. Accanto al rock monolitico abbonda il funk-rock, sulla strada che contemporaneamente stanno percorrendo i concittadini e amici Red Hot Chili Peppers, ma con intenti molto più duri rispetto a questi. Perfetti esempi ne sono "Had A Dad", nella quale Farrell edipicamente esorcizza la figura incombente del padre, con il quale ha riallacciato i rapporti prima della sua morte ("I had a dad, big and strong" - Avevo un padre, grande e forte), la corsa a perdifiato di "Standing In The Shower... Thinking" e la irresistibile fisicità di "Idiot's Rule", arrangiata base di fiati, dove la diretta presenza di Flea dei Peppers alla tromba rende completa giustizia alle vere forze musicali della Los Angeles in quegli anni.
La iniziale riflessività intimista di "Ted, Just Admit It..." ci attira in una lunga cavalcata psichedelica attraverso il mondo di Farrell dove ci viene rivelato un altro aspetto della sua sessualità. L'ossessiva, interminabile cantilena "Sex is violent!", accompagnata dalle sventagliate di Navarro e da un ritmo roboante di batteria, a metà strada tra una danza tribale e un bombardamento, chiarisce dove ci stanno spingendo i Jane's Addiction, cosa vogliono farci vedere: che anche scendendo molto in basso, si può giungere a vedere la luce. Laddove "Summertime Rolls" riprendendo le atmosfere assolate di "Up The Beach" ci fa tornare in uno stato ipnotico, grazie alle magie di Avery, capace con pochi tocchi di creare suggestioni alle quali è difficile sfuggire, la vera gemma splendente del disco è "Jane Says". La struggente ballata nella versione in studio dà il suo massimo, diventando una inestimabile perla folk-rock, un anthem destinato a rimanere al centro di innumerevoli serate attorno ai falò o nelle camere dei college americani.
E' da sottolineare ad uso degli acquirenti che mentre il Lp si chiude con "Thank You Boys", brevissimo scherzo di bossanova, su cd è anche presente la versione in studio di "Pigs in Zen".

Quanto a vendite, Nothing's Shocking sconta i problemi di censura e le stroncature di gran parte della stampa, anestetizzata in materia di hard-rock dal boom dei Guns And Roses. L'immagine ambigua di Farrell, che si presenta con occhi bistrati, labbra cariche di rossetto scuro, cerone bianco e dreadlocks, carico di ninnoli e abbigliato con corsetti, cappelli inverosimili e abiti da monaco tibetano, fa comunque furore nella gioventù rock indipendente americana. Il disco circola là dove deve circolare, ogni ragazzo e ragazza nei college lo ascolta almeno una volta. Il seme è gettato anche per molta parte dell'indie-rock destinato a diventare "mainstream", per quella esplosione che porterà di nuovo il rock a essere protagonista anche per le masse. Comunque sia, il cantante ha centrato il suo obiettivo tenacemente inseguito: è una star, ma "alternativa", in qualche modo "periferica". Dunque chi è Perry Farrell? Un semplice uomo-immagine del rock underground? Un furbo imprenditore di se stesso? Forse non c'è risposta. Come spesso accade nel rock, per godercela dobbiamo prendere la cosa come viene, senza porci domande.

Nel frattempo l'intera band entra in conflitto con il carisma del maturo leader. I rapporti sono estremamente tesi soprattutto nei confronti di Avery fin dalle sessioni di registrazione dell'album. Quando finalmente il gruppo riesce a prendersi una pausa sono in molti a pensare che non ci sarà un seguito a Nothing's Shocking. Segue infatti un periodo di silenzio assoluto.

Il silenzio è squarciato improvvisamente a metà del 1990 dall'annuncio del terzo album, Ritual De Lo Habitual. Quando il disco arriva nei negozi, quello che nell'immediato fa più rumore è ancora una volta la sua copertina, dove campeggia una scultura di cartapesta di Farrell raffigurante una blasfema "Trinità", formata da un Cristo (Farrell stesso), una Maria (Xiola) e una Maddalena (Casey Niccoli), tutti e tre completamente nudi e con le teste circondate da aureole dorate. Il tutto è "aggravato" dalla presenza nella tracklist di una canzone intitolata "Three Days" e di un libretto allegato intitolato "Novena", con i testi, i crediti e un lungo scritto a sfondo psico-mistico del cantante. Stavolta lo "scandalo" è davvero enorme; addirittura due negozianti statunitensi vengono formalmente accusati di oscenità dalla polizia per aver esposto il disco in vetrina. Gruppi di cristiani fondamentalisti organizzano roghi pubblici dell'album. Farrell, tuttavia, per protesta contro la casa discografica che non voleva saperne di problemi simili, ha già fatto stampare in un certo numero di copie una seconda copertina, dove su sfondo bianco è stampato il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, e nei primi giorni dall'uscita la "White Cover" vende addirittura più dell'originale. Oggi è una mezza rarità.
Passando al contenuto musicale, Ritual è chiaramente il frutto della lotta tra Farrell e Navarro per il predominio sul gruppo. Ne esce un disco potentissimo, dinamitardo, che viaggia per lunghissimi tratti con l'acceleratore a tavoletta, il che è il suo vantaggio, ma anche il suo limite. Infatti, il magico equilibrio tra dolcezza psichedelica e ruvidità hard-rock che aveva caratterizzato il lavoro precedente si perde a vantaggio della velocità quasi speed-metal di buona parte delle tracce. Ne è un perfetto esempio la iniziale "Stop!", il pezzo migliore della serie "veloce", carico, come il titolo suggerisce, di stop-and-go a ripetizione, di bombardamenti a tappeto di batteria e basso, di chitarre velocissime che intonano in pratica un assolo continuo, della tipica voce nasale di Farrell che scortica e spacca tutto. Fino a che ogni cosa viene risucchiata nella lunga parte centrale, lenta e pesante come uno Zeppelin di piombo, che è la rappresentazione musicale delle immagini di diluvio universale evocate nel testo, diluvio destinato a spazzar via le inutili chiacchiere da party che campeggiano nel resto della canzone. Ancora una volta, immagini gigantesche, immani, bibliche sono la catarsi preferita del cantante: "One come the day when water will run, no man will stand for things that he has done... Hurrah!" (Verrà il giorno in cui l’acqua scorrerà, nessun uomo resisterà per le cose che ha fatto... Evviva!).
Se "Stop!" è appunto un pezzo entusiasmante, alla quarta canzone al fulmicotone con Navarro che ogni volta vuole per forza farsi il suo assolo torrenziale alla velocità della luce, per quanto si possa essere entusiasti di tanta abbondanza e di tanta abilità tecnica, si comincia a pensare a una certa piattezza. Tra l'altro, anche la produzione "pompatissima" su tutte le frequenze contribuisce alla sensazione di "troppo pieno". La sensazione è quella post-pranzo di Natale: tutto buonissimo, ma tutto troppo.
Fortunatamente la canzone più inattesa dell'album arriva a puntino. "Been Caught Stealing", divertente spaccato sulla cleptomania, è un funky-pop ballabile, potentissimo e dal curioso ritmo spezzato, originale e travolgente, che impedisce letteralmente l'immobilità. Ridimensionato nella appropriata "gabbia" della spettacolare ritmica del duo Avery-Perkins, il pur fantastico Navarro ne esce addirittura esaltato. Grande successo da ballo rock e non poteva essere altrimenti. Il video "amatoriale" fa incetta di premi.
Da qui in poi nel disco le cose scorrono meglio. Altro pezzo forte è "Three Days", che attraverso una lunga suite di dieci minuti racconta appunto tre giorni di sesso, droga e resurrezione con Xiola e Casey. Sebbene non raggiunga i livelli di "Ted... Just Admit It", di cui vuole svolgere un po' il ruolo, ridando ancora una volta spazio alle avvolgenti magie di Avery, riesce a prendere l'ascoltatore nella rete del blasfemo delirio mistico-sessuale di Farrell: "Erotic Jesus loves its Mary. Pieces of puzzle fitting each other" (Gesù erotico ama la sua Maria. I pezzi del puzzle si incastrano l'un l'altro). Come già detto, "Then She Did..." rievoca il suicidio della madre di Farrell e ci porta ancora una volta lungo strade zeppeliniane, di lenta psichedelia metallica. "Of Course" presenta una commistione con musica tzigana, ma il tentativo in stile Ravel riesce solo in parte, essendo il risultato piuttosto cantilenante. Chiude il disco la dolcissima ballata "Classic Girl" che, pur affascinante, non raggiunge i fasti di una "Jane Says" della quale nell'album decisamente si sente la mancanza.
I difetti di Ritual De Lo Habitual, dunque, sono una produzione eccessiva e l'aver puntato troppo sul metallo, a scapito della psichedelia e del folk. In ogni caso, è anche vero che questo è in assoluto uno dei migliori dischi del 1990, pur essendo l'anno ricchissimo di ottime opere. Ovviamente tra i "rock kids" tutto questo fa breccia, anche perché stavolta è il momento buono e la bomba esplode, tutti si accorgono dei Jane's Addiction.

Stavolta i nuovi interessi del cantante, il definitivo successo e il tour danno il colpo di grazia al già precario equilibrio interno alla band e al suo termine tutto salta: "Semplicemente ce ne fregavamo l'uno dell'altro" (Farrell).

...Are my fuckin' home business

Nel 1991 Farrell si inventa il Lollapalooza, ovvero il festival rock itinerante per eccellenza e uno dei simboli del rock degli anni '90. Riesce per anni a portare in tour per tutti gli Stati Uniti sul medesimo palco, cui si aggiungeranno negli anni vari palchi secondari, una serie impressionante, per qualità e quantità, di gruppi e musicisti delle etichette indipendenti, accanto a superstar e "nuove leve" che in realtà si riveleranno in breve tempo tra i migliori gruppi di sempre, alternandoli con spettacoli da circo, fenomeni da baraccone stile uomo cannone o mangiatori di fuoco, reading di poesia ed esaltando il suo gusto per il grottesco e il freak. Egli riesce a dar vita a qualcosa di unico e irripetibile specie per le primissime edizioni, direttamente da lui curate come organizzatore. Negli anni, per il Lollapalooza, solo per fare alcuni nomi, passano Sonic Youth, Butthole Surfers, Siouxie And The Banshees, Red Hot Chili Peppers, Cypress Hill, Smashing Pumpkins, Beck, Beastie Boys, Soundgarden, Tool e naturalmente Jane's Addiction. Ogni anno una headline impressionante raccoglie lungo le sue tappe centinaia di migliaia di spettatori e naturalmente fattura decine di milioni di dollari, ampiamente a beneficio del suo creatore. Un'idea e uno spettacolo destinati a rimanere nella storia del rock.

In questi anni, Farrell assieme a Perkins dà parallelamente vita al progetto musicale Porno For Pyros, che produce due album di mediocre caratura e di discreto successo commerciale. Navarro si dedica a collaborazioni (Red Hot Chili Peppers), sessioni strapagate e dischi solisti, nonché a collezionare auto sportive e ad apparire su riviste scandalistiche, uscendo con conigliette e attrici da calendario, fino a sposarsi con Carmen Electra con un folle matrimonio da star-system (recentissima la notizia del divorzio).

Il gruppo si riunisce nel 1995 con l'amico Flea al basso, poiché Avery si rifiuterà sempre di partecipare alle reunion, per incidere un paio di inediti da inserire come bonus sulla raccolta Kettle Whistle e per la seguente tournée mondiale.

Dopo ancora molti anni di silenzio, un'altra volta all'improvviso, nel 2003, arriva Strays, il nuovo disco in studio dei Jane's Addiction. Al basso viene reclutato il giovane sessionman Chris Chaney (per anni con Alanis Morissette, nella cui band viene sostituito proprio da Avery) e viene chiamata a produrre la vecchia volpe del rock dei '70, Bob Ezrin, già storico produttore di Alice Cooper, Peter Gabriel e Pink Floyd. Se Chaney se la cava al basso, pur non riuscendo a dare lo spessore di Avery a certe trame, l'album è nettamente marchiato dal gigantismo produttivo di Ezrin.
Il suo classico sound ipertrofico incontra le già ipertrofiche chitarre di Navarro e il risultato è un mare di sei corde perenni in cui è immerso tutto il resto. Un album medio-buono, certamente capace di insegnare come si fa rock a qualunque gruppo del nu-metal che impazza in quel periodo, ma decisamente troppo prodotto. Ovviamente anche il gruppo è cambiato e si sente. Ci sono due singoloni "True Nature" e "Just Because", abbastanza validi anche se lontani dai fasti passati, e molta medietà nel resto, salvo un paio di eccezioni. Non ci sono più le lunghe tirate con alternanze di rock mastodontico e parti psichedeliche nella stessa canzone, tutte le canzoni sono contenute nella durata da Fm-song di 3-4 minuti, 5 al massimo, e soprattutto sono delle Fm-song fatte per far passare un'oretta piacevole, ma non per restare. I momenti psichedelici/acustici sono sostanzialmente ridotti alla sola "Everybody's Friend", la canzone più corta dell'album. Il disco certamente si fa sentire, magari anche risentire, ma senza lasciare marchi indelebili nell'anima come gli album storici.
Terminato il "logico" tour mondiale che segue il disco, arriva a sorpresa l'annuncio del nuovo scioglimento del gruppo, dato ancora una volta per "definitivo". Tuttavia dobbiamo credere a una band di "figli di puttana" nati?

E infatti non ci dovevamo credere alle voci dell'ennesimo scioglimento. Farrell cambia idea, forse si fa quattro conti in tasca, convince Navarro e il fido Perkins e per poco non riesce nell'intento anche con Avery. Ma il bassista si accorge del bluff e molla in tempo il tavolo da gioco. Per un po' di tempo entra nell'entorurage Duff McKagan, proprio lo storico addetto al quattro corde nei Gunners. Ma anche questa è una parentesi. Rimangono in tre con qualche aiuto esterno e partoriscono nell'ottobre 2011 The Great Escape Artist. Si tratta di una fotocopia sbiadita delle antiche prodezze. Dieci tracce classiche ma sostanzialmente fasulle, maggiormente infarcite di elementi elettronici rispetto al passato, vuote e impersonali.

Contributi di Davide Sechi ("The Great Escape Artist")

Jane's Addiction

L'hard-rock alla riscossa

di Marco Simonetti

Protagonisti insieme ai Guns n' Roses della rivitalizzazione dell'hard-rock al crepuscolo degli anni 80, i Jane's Addiction hanno gettato i semi per molta parte di quell’indie-rock destinato a diventare "mainstream", per quella esplosione che, dal grunge in poi, porterà di nuovo il rock a essere musica "di massa". Un percorso breve e turbolento, tra droghe, eccessi e blasfemia...
Jane's Addiction
Discografia
 Jane's Addiction (Triple X, 1987)

6,5

Nothing's Shocking (Warner, 1988)

8

 Ritual De Lo Habitual (Warner, 1990)

7

 Kettle Whistle (antologia, Warner, 1997)

 

 Strays (Capitol, 2003)

6

 Up From The Catacombs (antologia, Rhino, 2006)

 

 The Great Escape Artist (Capitol, 2011)

1

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