Jefferson Airplane

Jefferson Airplane

Sulle rotte dell'acid-blues

di Giancarlo Nanni

L'irrequieta storia del gruppo di Grace Slick è caratterizzata da continui cambi di formazione e di stili. Ma il periodo magico della band di San Francisco resta quello a cavallo tra i 60 e i 70, costellato di suite lisergiche e show psichedelici. Un'era di sogni hippie e inni rivoluzionari

Formazione dai mutevoli nomi e dai camaleontici cambi di indirizzo musicale, i Jefferson Airplane hanno rappresentato la quintessenza dell'acid-blues americano degli anni 60 e uno degli emblemi più significativi, in ambito rock, del movimento hippie nato a Haight Ashbury (San Francisco).

Marty Balin è un giovane folksinger in cerca di gloria a San Francisco (tre singoli all'attivo per l'etichetta Challenge) quando, all'inizio del 1965, s'imbatte nel chitarrista Paul Kantner. I due decidono di costituire un complesso, i Jefferson Airplane, che possa offrire loro opportunità di esibizioni nella zona della baia; reclutano così il chitarrista di estrazione blues (e di origini svedesi) Jorma Kaukonen, già accompagnatore di una sconosciuta Janis Joplin, la cantante Signe Toly Anderson, il bassista Bob Harvey e il chitarrista Alexander "Skip" Spence (attivo a San José con gli Other Side) che però Balin ingaggia come batterista, anche se Skip quasi mai aveva suonato la batteria prima di allora. La notorietà del gruppo aumenta rapidamente, tanto che il 13 agosto del 1965 i Jefferson Airplane sono tra i protagonisti dell'inaugurazione del Matrix, uno dei primi importanti locali della San Francisco giovanile, che vede tra gli ideatori lo stesso Balin. Harvey viene presto sostituito dal bassista Jack Casady, compagno di Kaukonen nella precedente avventura con i Triumphs, e nel novembre del '65 la band è già sotto contratto con la RCA.

Dopo due singoli di modesto riscontro ("It's No Secret"/ "Runnin' Round This Table" - febbraio 1966, "Come Up The Years"/ "Blues From An Airplane" - maggio 1966) nel settembre del 1966 viene pubblicato il primo album, Takes Off.

Jefferson Airplane Takes Off (RCA LSP 3584, settembre 1966)

(Blues From An Airplane/ Let Me In/ Bringing Me Down/ It's No Secret/ Tobacco Road/ Come Up The Years/ Run Around/ Let's Get Together/ Don't Slip Away/ Chauffeur Blues/ And I Like It)

Paul Kantner: chr.v. / Marty Balin: vs. / Signe Toly Anderson: vs. / Jorma Kaukonen: chs. / Jack Casady: bs. / Alexander "Skip" Spence: bt. - Stu. RCA Victor's Music Center Of The World, Hollywood - Tds. Dave Hassinger - Prod. Matthew Katz, Tommy Oliver

Con Marty Balin che si propone come leader del complesso (ma gli avvenimenti muteranno presto corso) l'album d'esordio dei Jefferson Airplane illustra in modo chiaro uno stile strumentale mutuato da certo folk rock che fatica un pò troppo a uscire dagli standard dell'epoca, con belle armonie vocali (Balin ottimo, la Anderson se la cava piuttosto bene) e un moderato, ma già convincente afflato psichedelico. La voce di Balin è effettivamente elemento portante di molti brani, intensa, corretta e profonda, in grado di forgiare belle linee melodiche. Nell'ambito di un lavoro equilibrato, dotato di canzoni mediamente belle anche se non troppo audaci, buone in particolare appaiono le ballate di "Blues From An Airplane" e "It's No Secret", la raffinata "Come Up The Years" e una "Run Around" che anticipa soluzioni poi ampiamente sfruttate dal gruppo. Valide anche le cover di "Tobacco Road" (John D. Loudermilk), dai toni rilassati e con un buon lavoro alla chitarra di Kaukonen, di "Let's Get Together" (Chet Powers, ovvero Dino Valente), con belle linee folk rock e azzeccati intrecci vocali, e di "Chauffeur Blues" (Lester Melrose), con la voce solista della Anderson. Un buon esordio, quindi, lontano dai vertici poi raggiunti dalla band, ma in grado di esprimere una musica ben strutturata e pronta a spiccare il volo.

Subito dopo la pubblicazione del disco "Skip" Spence decide di abbandonare il posto di batterista per tornare a suonare la chitarra nei costituendi Moby Grape (al suo posto Spencer Dryden, già con gli Ashes) e, avvenimento ancor più importante, la Anderson viene sostituita dalla cantante della Great Society, Grace Slick. Con questo nuovo assetto, i Jefferson Airplane incidono il secondo album Surrealistic Pillow che, all'inizio del 1967, per la prima volta porta il gruppo in classifica, piazzandosi al n. 3, miglior risultato dell'intera carriera.

Surrealistic Pillow (RCA LSP 3766, febbraio 1967)

(She Has Funny Cars/ Somebody To Love/ My Best Friend/ Today/ Comin' Back To Me/ 3/5 Of A Mile In 10 Seconds/ D.C.B.A. - 25/ How Do You Feel/ Embryonic Journey/ White Rabbit/ Plastic Fantastic Lover)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs.pn.or. / Marty Balin: vs.ch. / Jorma Kaukonen: chs.chr.v. / Jack Casady: bs.chr. / Spencer Dryden: bt.pr. + Jerry Garcia: ch. - Stu. RCA Victor's Music Center Of The World, Hollywood - Tds. Dave Hassinger - Co. design Marty Balin, photo Herb Green - Prod. Rick Jarrard

"La loro musica era surrealista come un cuscino" ebbe a dire Jerry Garcia, suggerendo così il titolo del disco agli amici. Surrealistic Pillow segna un'importante maturazione del suono e della specifica consistenza delle canzoni: già il serrato attacco di batteria e chitarra dell'introduttiva "She Has Funny Cars" esprime maggiori personalità e convinzione, mentre gli intrecci vocali divengono mirabili grazie all'apporto dell'inconfondibile voce di Grace Slick, limpida e suadente, che si associa in modo perfetto a quella di Balin. La chitarra di Kaukonen si fa più acida e il basso di Casady, possente e profondo, sostiene senza affanno le parti ritmiche di Kantner e del nuovo batterista Spencer Dryden. La Slick apporta due bellissime canzoni (entrambe in classifica anche come 45 giri) dal repertorio della Great Society; "Somebody To Love", che nell'interpretazione dei Jefferson Airplane diventa un vero e proprio inno della summer of love di San Francisco, e "White Rabbit", una marziale, solenne canzone dedicata a Arthur Owsley, che prende spunto da alcuni episodi di "Alice nel paese delle meraviglie" ed è apertamente ispirata alle sensazioni procurate dall'acido lisergico. Dai contenuti chiaramente lisergici sono anche la spigliata ed elettrica "3/5 Of A Mile In 10 Seconds" e la conclusiva "Plastic Fantastic Lover", mentre "D.C.B.A. - 25" segna il ritorno alle atmosfere folk-rock del precedente album e il folk-blues di "Embryonic Journey" dimostra le doti di Kaukonen all'acustica. "Today" è superlativa, un magico volo etereo, un sogno a occhi aperti, con la chitarra dell'ospite Jerry Garcia e una magistrale interpretazione di Marty Balin; il leader dei Grateful Dead è presente anche sull'altrettanto bella "Comin' Back To Me", che muove con sensibilità su un delicato sostegno acustico.

Subito prima della pubblicazione del disco, il 14 gennaio 1967 i Jefferson Airplane partecipano allo storico Human Be-In "Gathering Of The Tribes", organizzato al Golden Gate Park di San Francisco alla presenza di 25.000 persone, avvenimento che la band ricorderà poi nella canzone "Saturday Afternoon". Ancora più importante sul piano dell'affermazione a livello internazionale è l'apparizione del gruppo in occasione del Monterey International Pop Festival, tenuto sulla costa californiana a metà giugno del 1967, fondamentale rampa di lancio per numerosi artisti tra i quali Jimi Hendrix, al suo primo concerto negli Stati Uniti con l'Experience. "L'evento decisivo fu il concerto dei Cream al Fillmore, nell'agosto 1967 (dal 22 al 27 - ndr.); fu lì che dal folk-rock passammo al rock, e come tutte le band di San Francisco decidemmo di suonare più forte, più aspro, più elettrico, perché quella di Eric Clapton e di Jimi Hendrix era la nuova musica" ebbe modo di dichiarare Marty Balin. E' anche il periodo della simpatia per il "movement" giovanile e dell'attivismo politico, con i Jefferson Airplane che partecipano a cortei di protesta a bordo di uno speciale veicolo attrezzato per live show itineranti.

Nel dicembre del 1967 viene pubblicato After Bathing At Baxter's; nonostante un impatto sonoro non necessariamente di comodo, il disco si piazza al n. 17 della classifica americana. Nel frattempo l'iniziale leadership di Marty Balin tende saldamente a passare in mano alla coppia Paul Kantner-Grace Slick.

After Bathing At Baxter's (RCA LSP 1511, dicembre 1967)

(Streetmasse: The Ballad Of You & Me & Pooneil - A Small Package Of Value Will Come To You, Shortly - Young Girl Sunday Blues/ The War Is Over: Martha - Wild Tyme (H)/ Hymn To An Older Generation: The Last Wall Of The Castle - Rejoyce/ How Suite It Is: Watch Her Ride - Spare Chaynge/ Shizoforest Love Suite: Two Heads - Won't You Try - Saturday Afternoon)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs. / Marty Balin: vs.ch. / Jorma Kaukonen: chs.chr.v. / Jack Casady: bs. / Spencer Dryden: bt. - Stu. RCA, Hollywood - Tds. Richie Schmitt - Co. Ron Cobb - Prod. Al Schmitt

After Bathing At Baxter's è il disco più sperimentale e psichedelico dei Jefferson Airplane, suddiviso in cinque sezioni ciascuna comprendente più episodi; nelle registrazioni il gruppo dilata i suoni nel tempo e nello spazio, dando vita a un collage informale dove le canzoni si fondono con grande naturalezza. Anche le parti vocali, pur mantenendo integre le proprietà melodiche e armoniche, tendono a fuggire i luoghi comuni del canto folk-beat e si inerpicano con audacia sulle ripide e a volte aspre strutture strumentali. Le ruvide percussioni e le chitarre in fiamme di "The Ballad Of You & Me & Pooneil", l'originale rock-blues di "Young Girl Sunday Blues", la bellissima ballata elettroacustica di "Martha", che sfocia nell'inno dell'estasi d'amore, felicità e tempi nuovi della disinibita "Wild Tyme (H)", la devastante "The Last Wall Of The Castle", con la chitarra durissima e deragliante di Kaukonen, preludio a uno dei grandi voli della voce di Grace nell'intensa "Rejoyce"; tutti frammenti sonori pregni di poesia, ritmo, sudore, accattivanti forme elettroacustiche che possiedono il dono della consapevolezza artistica. Nella seconda parte del disco, risalta la lunga improvvisazione strumentale a forma libera di "Spare Chaynge", che vede il susseguirsi di interessanti soluzioni, con il triangolo chitarra, basso e batteria a sovrapporre elementi psichedelici e reminiscenze latino americane, anticipando di fatto nei contenuti le memorabili sessioni di Quicksilver Messenger Service in "Happy Trails". Le marziali scansioni di "Two Heads" raggiungono il culmine nella conclusiva sequenza "Won't You Try-Saturday Afternoon", che (in omaggio allo Human Be-In "Gathering Of The Tribes") offre l'impressione di fervida e solenne militanza da parte dei musicisti agli eventi della stagione più creativa del movimento giovanile californiano.

Il 1968 è l'anno della prima tournée europea (con l'apparizione al primo Festival di Wight, il 31 agosto 1968), ma certo in precedenza non mancano frequenti esibizioni americane tra le quali quelle tenute al Bill Graham's Fillmore East di New York il 3 e 4 maggio, le cui registrazioni vengono utilizzate nel 1998 per la realizzazione di Live At The Fillmore East.

Live At The Fillmore East (RCA 07863 67563-2, 1998) reg. live maggio 1968

(Intro - The Ballad Of You & Me & Pooneil/ She Has Funny Cars/ It's No Secret/ Won't You Try - Saturday Afternoon/ Greasy Heart/ Star Track/ Wild Tyme (H)/ White Rabbit/ Thing/ Today/ The Other Side Of This Life/ Fat Angel/ Watch Her Ride/ Closing Comments/ Somebody To Love)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs. / Marty Balin: vs. / Jorma Kaukonen: chs.v. / Jack Casady: bs. / Spencer Dryden: bt. - Reg. live Fillmore East, New York - Tds. John Chester - Co. JRJ Associates - Prod. Paul Williams

Quando il cd di Live At The Fillmore East fu pubblicato, nel 1998, le aspettative degli appassionati erano molto elevate; la folta discografia ufficiale del gruppo, in effetti, non comprendeva numerose registrazioni dal vivo e quelle offerte non sempre apparivano di livello eccelso. Del resto, il repertorio proposto, recuperato da queste performances risalenti al 3 e 4 maggio 1968, è dei migliori, basato essenzialmente su album di valore quali Surrealistic Pillow e After Bathing At Baxter's, con qualche ricordo dell'esordio di Takes Off e un paio di interessanti anticipazioni di canzoni che sarebbero apparse dopo pochi mesi su Crown Of Creation (le buone "Greasy Heart" e "Star Track", con Kaukonen padrone della seconda). Purtroppo la resa dei vari brani raramente raggiunge i livelli degli originali di studio; i raffinati e coinvolgenti intrecci vocali lasciano un tantino a desiderare (un po' meglio Balin rispetto alla Slick) e anche l'assetto squisitamente strumentale risulta spesso meno energico e piuttosto scarno, nonostante l'impegno di musicisti di indiscutibile valore quali Casady e Kaukonen, che frequentemente si trovano a sorreggere da soli l'impianto sonoro. Tra gli episodi più riusciti la solida resa di "Won't You Try-Saturday Afternoon" (anche se non priva di stonature), una stralunata "Wild Tyme (H)", nobilitata dal lavoro di Kaukonen alla solista, la pulita "Watch Her Ride", le sempre emozionanti "White Rabbit", "Today" (che resta comunque lontana dalla magia dell'originale) e "Somebody To Love", mentre modesta (a parte il solito ottimo assolo di Kaukonen) appare la versione di "The Other Side Of This Life" di Fred Neil. Discorso a parte meritano l'eccellente strumentale a struttura libera di "Thing" (in seguito rielaborato come "Bear Melt") e la lunga, lucida esposizione della "Fat Angel" di Donovan, episodi che quasi lasciano l'amaro in bocca per le potenzialità inespresse dal complesso in questo disco live. Non un brutto album, in ogni caso un importante documento dal punto di vista storico, anche se sicuramente inferiore alle attese.

Sempre dai concerti del 1968 tenuti ai Fillmore East e West viene ricavato il primo album dal vivo ufficiale del gruppo, Bless Its Pointed Little Head, edito nel febbraio del 1969.

Bless Its Pointed Little Head (RCA LSP 4133, febbraio 1969) reg. live 1968

(Clergy/ 3/5 Of A Mile In 10 Seconds/ Somebody To Love/ Fat Angel/ Rock Me Baby/ The Other Side Of This Life/ It's No Secret/ Plastic Fantastic Lover/ Turn Out The Lights/ Bear Melt)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs. / Marty Balin: vs.ch. / Jorma Kaukonen: chs.v. / Jack Casady: bs. / Spencer Dryden: bt. - Reg. live Fillmore East / West, New York / San Francisco - Tds. Richie Schmitt - Co. photo Jim Smircich - Prod. Al Schmitt

Il primo album ufficiale dal vivo dei Jefferson Airplane esce nel febbraio 1969, realizzato grazie all'assemblaggio di registrazioni effettuate nel corso del 1968 ai Fillmore East e West. Rispetto al Live At The Fillmore East pubblicato nel 1998, il disco appare viziato da una registrazione tecnicamente non eccelsa, ma superiore come qualità delle esecuzioni (per la cronaca, è il primo album del gruppo che entra significativamente nelle classifiche inglesi, al n. 38). Da sottolineare la potente e determinata "3/5 Of A Mile In 10 Seconds", una versione di "Somebody To Love" che prevede un arrangiamento con qualche piccola ma interessante variazione, l'inattesa e rispettosa cover blues della classica "Rock Me Baby" di B.B. King, ovviamente gestita da Kaukonen con l'ausilio del basso possente di Casady. Molto bella e concreta la rilettura di "The Other Side Of This Life" (Fred Neil), corretta nelle parti vocali e brillante in quelle strumentali. "Fat Angel" di Donovan è ispirata, i suoni dilatati e rarefatti fanno volare la mente dalle parti dei primi Grateful Dead, e l'eccellente "Bear Melt" rielabora una precedente idea ("Thing"), mostrando l'aspetto più libero da schemi della musica dei Jefferson Airplane, una lunga jam sempre con i Dead in testa.

I tempi sono maturi per la realizzazione di un nuovo importante lavoro di studio, Crown Of Creation (n. 6 in USA), dal quale emerge una musica dai toni decisamente più morbidi, dove atmosfere rarefatte sono poste a diretto confronto con brani elettrici piuttosto originali.

Crown Of Creation (RCA LSP 4058, settembre 1968)

(Lather/ In Time/ Triad/ Star Track/ Share A Little Joke/ Chushingura/ If You Feel/ Crown Of Creation/ Ice Cream Phoenix/ Greasy Heart/ The House At Pooneil Corners)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs. / Marty Balin: vs.ch. / Jorma Kaukonen: chs.chr.v. / Jack Casady: bs. / Spencer Dryden: bt. - Tds. Richie Schmitt - Co. design J. Van Hamersveld, bomb photo Hiroshima - Prod. Al Schmitt

Crown Of Creation, il nuovo importante lavoro di studio, è caratterizzato da toni a tratti decisamente più morbidi e atmosfere rarefatte, a diretto confronto con brani elettrici quasi sempre di notevole originalità. "Lather ha compiuto oggi trent'anni e gli hanno portato via tutti i suoi giocattoli ... i ragazzi lo considerano straordinario quanto i vecchi lo considerano matto. Talvolta è così svanito che difficilmente sa che giochi giocare, o che parole dire. E io avrei dovuto dirgli: no, non sei vecchio. E avrei dovuto lasciarlo continuare, bambino dal grande sorriso". Il carillon psichedelico caricato dalla limpida voce di Grace Slick apre l'album con "Lather" (brano derivato da una poesia di James Joyce), a splendida testimonianza che la sperimentazione acida di After Bathing At Baxter's ha generato un convinto ritorno alla forma canzone, ora matura e pienamente godibile nell'equilibrata confluenza di melodia e ricerca formale. "In Time" si svolge in un quieto flusso sonoro, profanato dall'insorgere di azzeccate frasi della solista di Kaukonen. La versione della "Triad" di David Crosby è strepitosa; l'immagine del triangolo amoroso è resa in modo ancor più efficace grazie alla sensuale interpretazione di Grace Slick. "Share A Little Joke", avvolta all'interno di una irregolare melodia elettroacustica pervasa da percussioni e feedback, e l'enigmatica "Chushingura" (per Akiro Kurosawa) chiudono la prima parte del disco. Tra i momenti carichi di maggior elettricità, "Star Track" pare quasi anticipare l'evoluzione di "Jorma in Hot Tuna, If You Feel" è solida e concreta, anche se non troppo fantasiosa, "Ice Cream Phoenix" e "Greasy Heart" dispongono di un impianto vario e sfoderano originali soluzioni armoniche. "Crown Of Creation" è il nuovo inno corale dedicato al "movement" giovanile, con uno spiazzante finale melodico che dona al brano profondità emotiva e autorevolezza: "Voi siete il culmine della creazione... coerentemente con la loro natura essi non possono tollerare le nostre menti, coerentemente da parte nostra non possiamo tollerare il loro ostruzionismo. La vita è trasformazione, ciò la rende differente dalle rocce. Troppo spesso ho sopportato i loro modi, ho nuovi mondi da conquistare. La mia vita è sopravvivere ed essere vivo per te". Chiude "The House At Pooneil Corners" (forse dedicata a Fred Neil), vera e propria deflagrazione psichedelica che pare sgorgare dall'immagine di copertina (l'atomica di Hiroshima), dove l'esperienza Jefferson Airplane raggiunge uno dei vertici assoluti della propria arte, raccogliendo in meno di sei minuti di emozionante sospensione sonora straordinarie prestazioni strumentali (Casady in particolare) e la drammatica vocalità di Slick e Balin.

I Jefferson Airplane sono ormai al culmine della popolarità, i soldi non mancano e nel 1968 i componenti acquistano per la bella cifra di 70.000 dollari un'enorme casa in stile vittoriano al 2400 di Fulton Street, situata al lato con il Golden Gate Park, insediandovi uffici e appartamenti in una sorta di comune di lusso. Nell'agosto del 1969 il complesso (con Nicky Hopkins in organico) è tra i protagonisti del festival di Woodstock (la band si esibisce il 17 agosto alle 7:30 del mattino, in clamoroso ritardo sui tempi previsti) ed è in questa contraddittoria atmosfera, a mezza strada tra impegno e successo economico, che i Jefferson Airplane preparano le registrazioni del proprio album più significativo, Volunteers (in origine "Volunteers Of Amerika", n. 34 GB, n. 13 USA), che tratta apertamente temi politici e abbraccia la protesta studentesca dei campus.

Volunteers (RCA LSP 4238, novembre 1969)

(We Can Be Together / Good Shepherd / The Farm / Hey Fredrick / Turn My Life Down / Wooden Ships / Eskimo Blue Day / A Song For All Seasons / Meadowlands / Volunteers)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs. / Marty Balin: vs. / Jorma Kaukonen: chs.chr.v. / Jack Casady: bs. / Spencer Dryden: bt. + Nicky Hopkins: pn. / Stephen Stills: or. / Jerry Garcia: st. / Joey Covington: pr. / David Crosby - Stu. Wally Heider Recording Studio, San Francisco - Tds. Richie Schmitt - Co. design Milton Burke, Gut, Airplane; photo Jim Marshall, Jim Smircich - Prod. Al Schmitt

Volunteers è un disco bellissimo e pieno di contraddizioni. Era il novembre del 1969 e le illusioni per un mondo "alternativo" all'American way of life, fatto di pace, amore e solidarietà, stavano già segnando il passo. Già nell'ottobre del 1967, proprio nella Frisco dei Jefferson, la comunità di Haight-Ashbury celebrava il funerale della propria cultura trasportando la bara dedicata alla "morte dell'hippie" per le strade affacciate sulla baia. Appena un paio di anni più avanti, pochi giorni prima del mitico festival di Woodstock che si proponeva come il ritrovo di una nazione viva e unita, il 7 agosto del 1969 si perpetrò l'orrendo crimine della strage di Bel Air quando, nella casa del regista Roman Polanski, alcuni fanatici seguaci della setta di vaghissima ispirazione hippie creata da Charles Manson assassinarono diverse persone, tra le quali la moglie del regista, Sharon Tate, in attesa di un figlio. Certo, la storia della "family" di Manson fu un caso di estrema povertà culturale; nulla a che vedere con i nobili ideali della generazione hippie, ma un appiglio perfetto per il sistema al fine di gettare discredito su tutto il movimento. E se la festa di Woodstock, per quanto mediata e organizzata dalle multinazionali del disco, riuscì nell'intento di presentare un popolo civile e sufficientemente affiatato, disastrosi furono gli effetti generati dai disordini che interessarono il festival di Altamont (6.12.1969) dove, nel corso dell'esibizione dei Rolling Stones, venne accoltellato a morte un giovane di colore da parte del "servizio d'ordine" fornito dagli Hells Angels.

In questo scenario di rapida decadenza degli ideali di un'intera generazione l'inno all'unità di tutti i fuorilegge d'Amerika contro l'American way of life, sostenuto nella "We Can Be Together" che inaugura Volunteers dei Jefferson Airplane, può apparire forzato e contraddittorio. Di più, con quale credibilità musicisti ormai milionari e sempre più lontani dall'ingenua mobilitazione di campo degli esordi potevano cantare di rivoluzione, di lotta alla proprietà privata, di mura da abbattere e nuovi modelli sociali? Eppure la musica sembrava andare contro ogni apparente logica, con un suono teso, maturo, la chitarra dura e acida di Jorma Kaukonen, il piano incontenibile dell'ospite inglese Nicky Hopkins, con il canto corale pregno di drammatica consapevolezza di Paul Kantner, Marty Balin e di nostra signora Grace Slick. Anche i numerosi brani d'ispirazione country mostrano un recupero tutt'altro che scontato e servile della tradizione musicale americana; bellissima è "Good Shepherd", cantata da Kaukonen, che riempie la canzone di raffinate chitarre elettroacustiche, di buon interesse "The Farm", nella quale fa capolino la pedal steel di Jerry Garcia, così come "Turn My Life Down" percorsa da echi soul gospel e dall'organo di Stephen Stills, mentre "A Song For All Seasons" appare pianistica e rilassata. "Hey Fredrik" è un tuffo al cuore: la voce della Slick incanta su un mirabile tappeto sonoro che sfocia in una lunga jam, costruita attorno alla lirica e distorta chitarra di Kaukonen e al piano di Hopkins, che qui disegna una delle sue più mirabili sequenze armoniche (da un'idea già sperimentata dal musicista in Inghilterra nel luglio '69 su Rice Pudding dall'album "Truth" di Jeff Beck, quindi ripresa sempre sul finire dello stesso anno con risultati eccellenti per "Edward The Mad Shirt Grinder", contenuta su "Shady Grove" dei Quicksilver Messenger Service, e per "Baby's House", ospitata dalla Steve Miller Band sull'album di "Your Saving Grace").
La versione della "Wooden Ships" di David Crosby (alla presenza dello stesso autore e di Stills all'organo) è favolosa, ancora con Hopkins e Kaukonen in gran evidenza e intrecci vocali devastanti. Canzone sintomatica del riflusso decadente e individualista che ormai irrimediabilmente annacqua gli ideali giovanili: qui non si parla di unità e rivoluzione, ma si canta che "tutto ciò che possiamo fare è dare eco al vostro grido angosciato" e si annuncia che "noi stiamo partendo. Voi non avete bisogno di noi". "Eskimo Blue Day" prova a rilanciare sul piano dell'azione, a donare nuovo smalto combattivo, grazie a una cruda scansione che sublima nei toni d'epica drammaticità della voce di Grace e nei magici colori della chitarra di Jorma. La canzone è il tentativo estremo dei Jefferson Airplane di far rivivere la dignità storica della Frisco alternativa, ancor più del conclusivo inno di "Volunteers", che grida al mondo la propria voglia di rivoluzione con un pizzico di presunzione, forse realizzando che la partita è ormai persa.
Sì, un disco pieno di contraddizioni. Ascoltato con il senno di poi. Ma all'epoca era il grido disperato per realizzare un sogno, il vero sogno americano. E un disco bellissimo; su questo, almeno, non possono sussistere dubbi.

Nonostante la qualità e l'impegno dimostrati negli ultimi lavori, la coesione della band inizia a mostrare chiari segni di cedimento. Nel corso del 1969, Jorma Kaukonen e Jack Casady (e con un embrionale interesse da parte di Marty Balin) danno vita all'esperienza parallela degli Hot Tuna, con l'esplicito intento di sfogare i propri istinti blues; all'inizio del 1970 Spencer Dryden (a causa di divergenze con Balin) abbandona i Jefferson Airplane e raggiunge i New Riders Of The Purple Sage, sostituito dal batterista Joey Covington, già presente nel primissimo nucleo di Hot Tuna. Malgrado la pubblicazione nell'agosto 1970 del bellissimo singolo "Mexico/ Have You Seen The Saucers" (poi compreso nell'antologico "Early Flight"), il nuovo album di studio è ancora un miraggio e Kantner decide di prendere in mano la situazione, ideando di fatto la sigla Jefferson Starship e approntando un progetto "aperto" di grande respiro. L'evento vede la partecipazione di una folta schiera di noti musicisti del giro californiano e prevede la realizzazione di un'opera rock epica e psichedelica, a sfondo fantascientifico, con accenti cosmici, rivoluzionari e biblici: il progetto si risolve con la pubblicazione, nel novembre 1970, dell'album Blows Against The Empire.

Blows Against The Empire (as Paul Kantner-Jefferson Starship, RCA LSP 4448, novembre 1970)

(Mau Mau (Amerikon)/ The Baby Tree/ Let's Go Together/ A Child Is Coming/ Sunrise/ Hijack/ Home/ Have You Seen The Stars Tonite/ X-M/ Starship)

Paul Kantner: ch.v. / Grace Slick: vs. / David Crosby / Graham Nash / Phil Sawyer / David Freiberg: v. / Jerry Garcia: ch. / Peter Kaukonen: ch. / Jack Casady: bs. / Harvey Brooks: bs. / Bill Kreutzmann: bt. / Mickey Hart: bt. / Joey Covington: bt. - Stu. PHR Studio, Wally Heider Recording - Tds. Allen Zentz - Co. design Paul Kantner, Jim Goldberg - Prod. Paul Kantner

Un grande spiegamento di mezzi e idee determina il risultato mirabile di Blows Against The Empire, vero e proprio turning point per la generazione psichedelica californiana, nel novembre del 1970. Il rock asciutto e sfrontato di "Mau Mau (Amerikon)" apre il disco, assemblando un emozionante e surreale collage di suoni e parole alla ricerca di una nuova consapevolezza: "...aprite gli occhi, sta nascendo un nuovo mondo... aprite il vostro cuore, la gente si sta amando... aprite quella porta." La corale "Let's Go Together" (con classiche armonie vocali e il banjo di Jerry Garcia) segna il definitivo addio all'Amerika, senza rimpianti e alla ricerca di un mondo promesso ("...andiamo insieme, fate cenni di addio all'Amerika, dite ciao al giardino... pionieri in cerca di rifugio..."), un utopistico rifugio dalla triste realtà del tempo. "A Child Is Coming" (anche su singolo con "Let's Go Together") tratta con gioia e preoccupazione della prossima nascita di China, figlia della Slick e di Kantner, con il caldo sostegno della voce di David Crosby e senza rinunciare a una velenosa punta polemica... "non è affatto un affare dei governi ciò che entra o esce dal mio corpo". La lunga esposizione di Hijack si annida tra i ricordi di un'intera generazione e sublima nell'utopia di un catartico viaggio spaziale alla ricerca di "libere menti, liberi corpi, libera droga, libera musica". Passione, ingenuità, clamorosi errori storici e grande musica, tutti ingredienti delle stesse contraddizioni di cui giusto un anno prima si cibò Volunteers, ma che al tempo stesso possiedono la virtù di rendere compiuto e maturo l'ennesimo esempio dell'arte di questi musicisti. La musica accompagna con intensità il volo mentale, dispensando un sublime coagulo di suoni elettroacustici liberi di fluire senza condizionamento alcuno nella melodia estasiata di "Have You Seen The Stars Tonite" (pedal steel a cura di J. Garcia), e di condurre alla conclusiva "Starship", che si salda alla più classica tradizione della jam psichedelica californiana.

Il ritorno alla sigla Jefferson Airplane, con l'incisione del nuovo Lp Bark (settembre 1971), è accompagnato dalla importante defezione del membro fondatore Marty Balin. Il cantante prima sovrintende all'attività dei Grootna (che pubblicano un solo album omonimo nel 1972), quindi si dedica alla nuova creatura dei Bodacious D.F. con i quali registra nel 1973 l'omonimo ellepì "Bodacious D.F."; al suo posto entra in organico il violinista Papa John Creach, già collaboratore di Kaukonen e Casady in Hot Tuna. A quasi due anni di distanza dalla grande prestazione di Volunteers, i Jefferson Airplane giocano la carta della costituzione di una propria etichetta discografica, la Grunt, per la quale Bark rappresenta l'esordio.

Bark (as Jefferson Airplane, Grunt FTR 1001, settembre 1971)

(When The Earth Moves Again/ Feel So Good/ Crazy Miranda/ Pretty As You Feel/ Wild Turkey/ Law Man/ Rock And Roll Island/ Third Week In The Chelsea/ Never Argue With A German If You're Tired Or European Song/ Thunk/ War Movie)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs.pn. / Jorma Kaukonen: chs.v. / Jack Casady: bs. / Joey Covington: bt.pr.v. + Papa John Creach: vi. - Prod. Jefferson Airplane

Il nuovo album dei Jefferson Airplane Bark è anche il primo pubblicato dall'etichetta Grunt, costituita da Kantner e soci al fine di promuovere nel miglior modo possibile i propri prodotti discografici. Apre il disco "When The Earth Moves Again", brano fiero e corale, con la chitarra di Kaukonen e il violino di Creach a fluttuare sulle note: un'overture maestosa, che lascia pregustare chissà quali meraviglie. Purtroppo le promesse vengono mantenute solo in parte, con qualche lieve ma significativa caduta di tono e una diffusa sensazione di già sentito. La pianistica "Crazy Miranda" è l'ennesima bella canzone della Slick, come sempre polemica nei confronti di certa superficiale adesione ai luoghi comuni del vivere quotidiano... "La pazza Miranda vive di propaganda, crede a tutto ciò che legge. Potrebbe essere di una parte o dell'altra, la stampa underground o la copertina di Time o Life. Segue i giornali qualsiasi cosa le dicano, ma non ha l'aria di una che legga...". "Pretty As You Feel" è soffusa e raffinata, dai toni quasi jazzati e con lo sfuggente violino di Creach. L'elettrica "Feel So Good" e l'acustica "Third Week In The Chelsea" (che si chiude con sensazioni di grande pessimismo... "Si sta facendo tardi e il sole sta andandosene lentamente. Il mio corpo è stanco di aver sopportato un altro peso e il sole mi sta aspettando un po' più giù sulla strada") sono eccellenti interpretazioni di Kaukonen; "Law Man" si avvale dell'intensa esposizione della Slick, ma appare piuttosto convenzionale sul piano strumentale, come del resto la successiva "Rock And Roll Island", mentre lo strumentale di "Wild Turkey" non convince appieno e le pretese sparse su "Never Argue With A German..." appaiono forse eccessive. In chiusura, il sorprendente brano a cappella di "Thunk" e la notevole "War Movie", nella quale Kantner si riallaccia alle maestose ed evocative atmosfere del Blows Against The Empire: "...Nel 1975 tutta la gente insorse nel paese per marciare contro di te, uomo del governo, serrati insieme, mano nella mano, vanno tutti contro di te, attraverso questa terra instabile... fino a quando ci incontreremo di nuovo e ci prenderemo per mano, in un'altra terra".

La comunità Airplane inizia comunque a essere piuttosto stretta per la coppia Kantner-Slick che, alla fine del 1971, pubblica a proprio nome Sunfighter.

Sunfighter (as Paul Kantner-Grace Slick, Grunt FTR 1002, dicembre 1971)

(Silver Spoon/ Diana/ Sunfighter/ Titanic/ Look At The Wood/ When I Was A Boy I Watched The Wolves/ Million/ China/ Earth Mother/ Diana 2/ Universal Copernican Mumbles/ Holding Together)

Paul Kantner: ch.v. / Grace Slick: vs.pn. + David Crosby: v.pr. / Graham Nash: v. / Bill Laudner: v. / Edwin Hawkins Singers: v. / Jorma Kaukonen: chs. / Craig Chaquico: chs. / Jerry Garcia: ch. / Peter Kaukonen: ch.mn. / Jack Traylor: ch.v. / Pat Gleeson: sn.pn. / John Vierra: sn.ts. / Papa John Creach: vi. / "The Spanish Sexuals": fl. / Greg Adams: tr.sf. / Mic Gellette: tm. / Steven Shuster: sax.fl. / Jack Casady: bs. / Joey Covington: bt. / Shelley Silverman: bt. / Chris Wing: bt. / Spencer Dryden: bt. - Tds. Pat Ieraci - Co. Acy Lehman - Prod. Paul Kantner, Grace Slick

Prodotto della coppia Kantner-Slick, l'album sin dal titolo pare ricollegarsi ai combattivi viaggi interstellari di Blows Against The Empire. A suggerire tale collegamento è anche la presenza alle sessioni di registrazione di un congruo numero di amici musicisti, mentre la copertina raffigura un'immagine di China, figlia di Paul e Grace alla quale è dedicata anche una canzone, che sorge dall'oceano in simbiosi con il sole. Ancora grande musica con "Silver Spoon", surreale e colma di feroce ironia al tempo stesso, una delle più grandi creazioni di Grace Slick che dà forma a un insieme sonoro dilatato, complesso e imprevedibile e pure pienamente godibile, in equilibrio tra frasi melodiche e accelerazioni che si susseguono e si fondono senza soluzione di continuità. La marziale "Sunfighter" è l'ennesima conferma della propensione di Kantner verso un'esplicita e un po' ingenua militanza... "combattente del sole che lotti col fucile, monta sulla terra e impara a cavalcarla..." e tale clima è confermato dalla bella e concreta "When I Was A Boy I Watched The Wolves", con la prestazione chitarristica di Jerry Garcia. Ma il lavoro, nel complesso, mostra i limiti definitivi di un'impostazione ormai avulsa dalla realtà circostante: non è più stagione di rivolta e controcultura, e le conferme alle tragiche contraddizioni che stanno essiccando i residui umori del "movement" giungono puntuali e impietose. Come su "Million", dove Kantner dice "...addio ai bei tempi che ti sei lasciato indietro, addio, sogno di San Francisco...", oppure come si afferma nell'ancor più cruda "Earth Mother": "Madre Terra, i tuoi figli sono qui e si sentono forti e splendidi. Madre Terra, i tuoi figli sono qui, lacerati da coca ed eroina". La conclusiva "Holding Together" tenta un po' stancamente di rilanciare lontani echi di battaglia, illudendosi sull'esito finale ("vedo che l'impero si sta sfaldando dall'interno..."), ma resta il dubbio, legittimo: questa musica è ancora espressione di una generazione viva e propositiva, oppure si riduce a semplice esercizio nostalgico declamato da un manipolo di irriducibili?

La storia dei Jefferson Airplane si avvia rapidamente al termine. Alla fine del 1971 abbandona l'aeroplano anche Joey Covington (suona con Peter Kaukonen e quindi forma i Fat Fandango, un album nel 1973); al suo posto il batterista dei Turtles, John Barbata. Inoltre, Jorma Kaukonen e Jack Casady sembrano sempre più intenzionati a lavorare a tempo pieno sul proprio progetto Hot Tuna. Nonostante queste spinte disgreganti, nel giugno 1972 esce un nuovo album di studio, Long John Silver, nel quale alcune parti di batteria sono eseguite da Covington, rimpiazzato sulle altre dal batterista degli Hot Tuna, Sammy Piazza. Sarà l'ultimo parto di studio per i Jefferson Airplane, se si eccettua l'effimera reunion del 1989 che frutterà l'omonimo Lp di Jefferson Airplane.

Long John Silver (as Jefferson Airplane, Grunt FTR 1007, giugno 1972)

(Long John Silver/ Aerie (Gang Of Eagles)/ Twilight Double Leader/ Milk Train/ The Son Of Jesus/ Easter?/ Trial By Fire/ Alexander The Medium/ Eat Starch Mom)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs.pn. / Jorma Kaukonen: chs.v. / Papa John Creach: vi. / Jack Casady: bs. / John "Goatee" Barbata: bt.pr. + Joey Covington: bt. / Sammy Piazza: bt. - Stu. Wally Heider Studios, San Francisco - Tds. Don Gooch - Co. design Pacific Eye & Ear, illustrations Bob Tanenbaum & Propella Rotini - Prod. Jefferson Airplane

L'ultimo lavoro di studio dei Jefferson Airplane negli anni Settanta viene pubblicato nell'estate 1972. La title track esordisce con un rock solido e corposo, che concede poco spazio a momenti lirici e preferisce concentrarsi sulla potenza ritmica e sulle chitarre, con la squillante voce di Grace a guidare la danza. Molto intensa la successiva "Aerie (Gang Of Eagles)", che conferma i tipici connotati del songwriting della Slick. "Alexander The Medium" propone soluzioni già ampiamente sfruttate dal gruppo e, nonostante sia una buona composizione, dimostra che la vena compositiva di Kantner attraversa una fase involutiva. "Twilight Double Leader" è uno spedito rock'n'roll, "Milk Train" è caratterizzata dal violino di Creach (coautore del brano), "Trial By Fire" è l'immancabile pezzo di Kaukonen in chiave Hot Tuna (quasi un'outtake, non a caso con Sammy Piazza alla batteria). La toccante "The Son Of Jesus", i suoni forti e i toni sarcastici di "Eat Starch Mom", la polemica, dissacrante "Easter?" ("...un uomo di pace muore e cento guerre hanno inizio, continuate ad assassinare gente nel nome di Cristo, credevo che lui dicesse che questo era un peccato...") dimostrano che i Jefferson Airplane sono ancora in grado di proporre grande musica, anche se le emozioni che il disco emana appaiono poco esaltanti, ragionevolmente decadenti e disilluse. Ma proprio nel sofferto riflusso che lo pervade, Long John Silver reperisce la sua ragione d'essere, l'ultima stilla di forza disperata che rende l'opera vera, profonda, sincera. Umana.

Quando, nell'aprile 1973, viene pubblicato Thirty Seconds Over Winterland (registrato dal vivo al Winterland di San Francisco e all'Auditorium Theatre di Chicago), l'aeroplano ha di fatto già cessato di volare, con il definitivo abbandono di Kaukonen e Casady. Appena qualche mese prima la formazione si era allargata con l'ingresso di David Freiberg in veste di cantante, nel probabile e vano tentativo di rinverdire i mirabili intrecci vocali di Marty Balin con Grace Slick.

Thirty Seconds Over Winterland (as Jefferson Airplane, Grunt FTR 0147, aprile 1973)

(Have You Seen The Saucers/ Feel So Good/ Crown Of Creation/ When The Earth Moves Again/ Milk Train/ Trial By Fire/ Twilight Double Leader)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs. / Jorma Kaukonen: chs.v. / David Freiberg: vs. / Papa John Creach: vi. / Jack Casady: bs. / John Barbata: bt. - Reg. live Winterland, San Francisco & Auditorium Theatre, Chicago by Wally Heider's Remote Unit - Tds. Don Gooch - Co. Bruce Steinberg - Prod. Jefferson Airplane

Pubblicato nella primavera 1973 quando i Jefferson Airplane di fatto non esistono più, in seguito alla definitiva dipartita di Kaukonen e Casady, il live Thirty Seconds Over Winterland fornisce un'accettabile performance, corretta dal punto di vista formale ma poco incisiva sotto l'aspetto emotivo. Tra le canzoni risalta una bella versione di "Have You Seen The Saucers", a suo tempo retro del 45 giri di "Mexico". "Crown Of Creation" e "When The Earth Moves Again" sono rese come precisi compitini, senza troppa convinzione, lontane dal furore dei giorni buoni. I pezzi più classicamente rock ("Feel So Good", "Milk Train", "Trial By Fire", "Twilight Double Leader") non fanno una piega, perfettamente a loro agio nel contesto di un'esibizione condotta da affermati professionisti del settore, che hanno ormai abbandonato ogni residua velleità "rivoluzionaria".

Lo spazio temporale che separa i giorni dei gloriosi Jefferson Airplane con la edulcorata (visivamente), ma più sbiadita (musicalmente) proposta della Starship viene impegnato dalla famiglia Kantner-Slick (con la contestazione di Freiberg) per la realizzazione nel maggio 1973 di Baron Von Tollbooth & The Chrome Nun.

Baron Von Tollbooth & The Chrome Nun (as P. Kantner-G. Slick & D. Freiberg, Grunt BFL 1-0148, maggio 1973)

(Ballad Of The Chrome Nun/ Fat/ Flowers Of The Night/ Walkin'/ Your Mind Has Left Your Body/ Across The Board/ Harp Tree Lament/ White Boy (Transcaucasian Airmachine Blues)/ Fishman/ Sketches Of China)

Paul Kantner: ch.v. / Grace Slick: vs. / David Freiberg: vs. + Jorma Kaukonen: chs. / Jerry Garcia: ch.st.bj. / David Crosby: ch.v. / Jack Traylor: ch.v. / The Pointer Sisters: v. / Craig Chaquico: ch. / Papa John Creach: vi. / Jack Casady: bs. / Chris Ethridge: bs. / John Barbata: bt. / Mickey Hart: bt. - Tds. Jim Gaines - Co. Pacific Eye & Ear - Prod. Paul Kantner, Grace Slick, David Freiberg

Lo spazio temporale che separa lo scioglimento dei Jefferson Airplane dall'esordio della Starship viene utilizzato per la realizzazione del dignitoso Baron Von Tollbooth & The Chrome Nun, titolo derivato dal nomignolo con il quale di solito David Crosby definisce Grace Slick ("The Chrome Nun"). La title track apre l'album sfruttando un arrangiamento un po' leggerino e l'intero lavoro risente dell'assenza di profonda ispirazione, offrendo spesso l'impressione di sfruttare modi e tempi già ampiamente testati in precedenza. E' il caso delle discrete ballate a firma Grace Slick ("Fat", "Across The Board"), classicamente con piano e voce, ma prive dell'intensità abituale propria alle composizioni della cantante. Di maggior interesse "Fishman" e "Walkin'", confortate da belle parti di chitarra (sulla seconda Jerry Garcia alla solista e al banjo). Detto della modesta e moscia "Harp Tree Lament", le cose migliori sono la bella "Flowers Of The Night", una fluida canzone scritta dal vecchio amico folksinger Jack Traylor che presenta un buon lavoro alla chitarra solista del giovane Craig Chaquico, nonché le due composizioni di Kantner "Your Mind Has Left Your Body" e "White Boy (Transcaucasian Airmachine Blues)", entrambe sognanti e dilatate, non prive di fascino. Chiude l'arrangiamento iper-classico di "Sketches Of China".

Il progetto della Jefferson Starship prende definitivamente corpo nel 1974, con un organico che ricalca in buona parte il nucleo portante del precedente album di studio. Il primo risultato concreto, verso la fine dell'anno, è la pubblicazione del discreto Dragon Fly.

Dragon Fly (as Jefferson Starship, Grunt BFL 1-0717, ottobre 1974)

(Ride The Tiger / That's For Sure / Be Young You / Caroline / Devils Den / Come To Life / All Fly Away / Hyperdrive)

Paul Kantner: chr.v. / Grace Slick: vs.pn. / David Freiberg: vs.ts.bs. / Craig Chaquico: chs. / Papa John Creach: vi. / Pete Sears: bs.ts. / John Barbata: bt.pr. + Marty Balin: v. - Stu. Wally Heider's, San Francisco - Tds. Larry Cox - Co. Peter Lloyd - Prod. Jefferson Starship, Larry Cox

Dragon Fly sostanzia il definitivo trapasso verso una musica assai meno avventurosa anche se non priva di buone canzoni e di una solida base strumentale, con in particolare evidenza la chitarra del giovane Craig Chaquico. Così è per l'aggressiva e incalzante "Ride The Tiger" che apre il disco, un rock ben organizzato con belle parti corali e la spigliata chitarra solista dello stesso Chaquico. L'intera prima facciata si svolge su livelli più che decorosi, con "That's For Sure" che si barcamena con sufficiente padronanza tra atmosfere pacate e sussulti rock'n'roll, con la bella e intensa "Be Young You" che riscalda il cuore grazie al piano e alla voce di una Slick vecchio stampo, con la convincente "Caroline", che segna l'inatteso ritorno della voce solista di Marty Balin. Sul secondo lato brani come "Devils Den" e il non memorabile rock'n'roll di "Come To Life", validi sul piano strumentale, non dispongono però di momenti di particolare rilievo e lasciano indifferenti sul piano emotivo. Un po' meglio va "All Fly Away", che almeno mostra parti liriche di buona fattura. "Hyperdrive" e la voce della Slick chiudono con dignità il lavoro, tra suoni tesi e inflessioni romantiche. "...E se stanotte piove di nuovo, io posso pensare anni luce avanti, oppure potrei andare indietro di un migliaio di anni, come se fossi sempre stato qui prima, o come se dovessi ancora nascere...".

(In collaborazione con Sunrising)

*****

La carriera dei Jefferson Starship prosegue con l'album venato di hard-rock Red Octopus (1975), con Spitfire (1976) e con il pessimo Earth (1978), dischi il cui valore qualitativo decrescente è premiato da consistenti volumi di vendita. Nel frattempo, Balin abbandona e Grace Slick, alle prese con sempre più gravi problemi di alcool e droga, incide come solista gli inutili "Dreams" (1980), "Welcome To The Wrecking Ball!" (1981) e "Software" (1984). Nel frattempo, si separa da Kantner e sposa Skip Johnson, ventiquattrenne direttore delle luci degli spettacoli live della band.

La sigla Jefferson Starship sopravvive ancora su Freedom At Point Zero (1979), Modern Times (1981), Winds Of Change (1982) e Nuclear Furniture (1984), prodotti di pop e hard-rock discutibili ma di grande successo, in cui l'unico membro originario del gruppo è Kantner supportato dal cantante Mickey Thomas (ex-Elvin Bishop Group), dal batterista Aynsley Dunbar, Chaquico, Freiberg, Sears e (dal febbraio 1981) da una ritrovata Slick.

Da segnalare "The Planet Earth Rock And Roll Orchestra" (1983), un ambizioso e sottovalutato disco solistico di Kantner, il quale abbandona il gruppo nelle mani della ex-moglie per dedicarsi con Balin e Casady alla realizzazione del trascurato "Kbc Band" (1986).

Ribattezzato sinteticamente Starship, il gruppo guidato dalla Slick continua a scalare le classifiche con Knee Deep In The Hoopla (1985) e No Protection (1987), due album costruiti per ottenere i consensi dei programmatori delle stazioni radio FM statunitensi più commerciali. Gli Starship chiudono senza la Slick con Love Among The Cannibals (1989).

Il nome e la formazione più gloriosa del gruppo (Slick, Kantner, Balin, Kaukonen e Casady) rivivono per Jefferson Airplane (settembre 1989), un'estemporanea ma sufficientemente dignitosa reunion discografica.

Nell'ottobre 1992 lo splendido triplo box set retrospettivo e ricco di inediti Jefferson Airplane Loves You riconduce la storica sigla al periodo magico (1966-1972), mentre nei successivi anni della decade, tristi e patetiche riunioni dal vivo guidate dai soli Balin e Kantner tentano, con scarso successo, di cavalcare l'onda nostalgica di quella memorabile stagione.

Meglio, allora, rispolverare quei magici suoni con l'ottima antologia, Jefferson Airplane Journey - The best of (1992). Una raccolta che contiene ben ventuno classici della band di San Francisco, tra cui gioielli acid-blues come "Somebody To Love", "White Rabbit", "Plastic Fantastic Lover", "Blues from an Airplane", "Volunteers", "Aerie" e "Wooden Ships". Recentemente, invece, sotto la sigla Jefferson Starship, sono stati pubblicati altri due album: Deep Space/ Virgin Sky (1995) e The Windows Of Heaven (1999).

Jefferson Airplane

Sulle rotte dell'acid-blues

di Giancarlo Nanni

L'irrequieta storia del gruppo di Grace Slick è caratterizzata da continui cambi di formazione e di stili. Ma il periodo magico della band di San Francisco resta quello a cavallo tra i 60 e i 70, costellato di suite lisergiche e show psichedelici. Un'era di sogni hippie e inni rivoluzionari
Jefferson Airplane
Discografia
 JEFFERSON AIRPLANE  
   
 Jefferson Airplane Takes Off (BMG, 1966)

6

Surrealistic Pillow (RCA, 1967)

8

After Bathing At Baxter's (BMG, 1967)

8

Crown Of Creation (RCA, 1968)

8

 Live At The Fillmore East (RCA, 1998)

6,5

 Bless Its Pointed Little Head (RCA, 1969)

7

Volunteers (BMG, 1969)

9

 The Worst Of Jefferson Airplane (anthology, RCA, 1970) 
 Bark (RCA, 1971)

7,5

 Sunfighter (1971)

7,5

 Long John Silver (RCA, 1972)

7,5

 Thirty Seconds Over Winterland (BMG, 1973)

6

 Baron Von Tollbooth & The Chrome Nun (RCA, 1973)

6

 Jefferson Airplane (Epic, 1989)

5,5

 Live At The Monterey Festival (Falcone, 1990) 
 Jefferson Airplane Loves You (RCA, 1992) 
Jefferson Airplane Journey - The best of (anthology, Camden, 1992) 
 
 
 JEFFERSON STARSHIP  
   
Blows Against The Empire (1970)

8

 Dragonfly (RCA, 1974) 
 Red Octopus (RCA, 1975) 
 Spitfire (RCA, 1976) 
 Earth (RCA, 1978) 
 Freedom At Point Zero (RCA, 1979) 
 Modern Times (RCA, 1981) 
 Winds Of Change (Grunt, 1982) 
 Nuclear Forniture (RCA, 1984) 
 Knee Deep In The Hoopla (1985) 
 No Protection (1987) 
 Love Among The Cannibals (1989) 
 Deep Space/Virgin Sky (Intersound, 1995) 
 The Windows Of Heaven (CMC, 1999) 
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Jefferson Airplane su OndaRock
Recensioni

JEFFERSON AIRPLANE

Volunteers

(1969 - Rca)
I voli psichedelici di Grace Slick e compagni in uno dei manifesti del rock californiano dei Sixties

JEFFERSON AIRPLANE

After Bathing At Baxter's

(1967 - Rca)
I padrini dell'acid-rock californiano in una delle loro opere fondamentali

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