La Otracina

Allucinazioni dalla Grande Mela

di Giuseppe Celano, Francesco Nunziata

Robusti spunti free-jazz inseriti in uno space-psychedelic-hard rock: è la ricetta di La Otracina, l'avventuroso combo newyorkese guidato da Adam Kriney, nel quale ora figura anche il “nostro” Ninni Morgia alla sei corde. Rivelatisi con il doppio mastodontico "Love Love Love", hanno firmato per la Holy Mountain, per la quale hanno fatto uscire il loro primo disco "ufficiale", "Tonal Ellipse Of The One". Ricostruiamo la loro rapida ascesa e vi proponiamo due interviste: a Kriney e a Morgia
“Costruire brani dalla confusione, in modo subliminale, e destrutturarli quando sono già chiari in mente”. Così Adam Kriney, batterista del gruppo, mi presenta gli Otracina nella piccola intervista che mi concede dopo il suo show romano al Sinister Noise. Amore per il kraut-rock dei 70, psichedelia, i Blue Cheer e una (mal)sana dose di follia. Praticamente l’Altra Scena!

La storia degli Otracina, collettivo sempre aperto a new entry, nasce per volere del batterista, Adam Kriney (Owl Xounds), membro di moltissime band e progetti collaterali, fra cui i Quivers di Ninni Morgia. Proprietario dell’etichetta Color Sound Records, Kriney si inserisce nel mondo free-jazz di Brooklyn. La band prende forma imponendosi subito con una miriade di autoproduzioni in cd-r, che sembra essere davvero sterminata, specie se unita alla serie di collaborazioni di questo instancabile personaggio.

Dopo una lunga serie di cambi di formazione (che vedono coinvolti: al basso Dan “California” Bates, alle chitarre Joshua Anzano, sostituito da Tyler Nolan prima e subito dopo da Matt Levelle, anch’essi defezionari nel 2006), Adam si ritrova ancora una volta solo e decide che il gruppo non ha più motivo di esistere.
Stanco e disilluso da queste continue diserzioni, Kriney riceve una mail dalla Holy Mountain, che vorrebbe produrre l’album Love, Love, Love.
Dopo una serie di discussioni con l’etichetta il batterista li convince a produrre, invece, Tonal Ellipse Of The One, sul quale aveva lavorato con Tyler tra il 2005 e il 2006.

Dal 2006 in poi, rigenerato da questa occasione, Adam riforma il suo gruppo, rendendolo più o meno stabile: chiede all'italiano Ninni Morgia (Right Moves, Wizard Trio), già in vista a New York dove collabora con alcuni nomi noti della Grande Mela, di farne parte in pianta stabile; completa la formazione il basso di Evan Sobel, che sostituisce un dimissionario Jordon Schranz.
In realtà Adam aveva già collaborato con Morgia nei Quivers, altro gruppo cittadino dedito al free-jazz. Contattato Ninni per alcuni show, che altro non erano se non un mezzo per la ricerca del nuovo chitarrista degli Otracina, dà vita a una unione che è la giusta confluenza di due menti già in sintonia fra loro.
Curiosa la scelta del moniker La Otracina: Adam spiega che il tutto è derivato dallo storpiamento in spagnolo delle parole “The Other Scene”.

Il primo cd-r autoprodotto della formazione pre-Morgia è Fauna & Animated Floral Arrangments (novembre 2003). Contiene un unico brano e viene prodotto in sole 50 copie, ma è sold-out in un lampo. La durata va oltre i 43 minuti e il suono non è altro che un esperimento massiccio, un collage che fonde kraut-rock, psichedelia, elettronica e un amore viscerale per l’improvvisazione, che sembra essere tutt’oggi il punto di forza della band.

Trinomy (luglio 2004) è registrato live in presa diretta a Brooklyn e cattura una band infatuata dal free-jazz di fine anni 60, unito a uno heavy-stoner costellato da drones. Questa è la prima esibizione della band come trio con Nick Chapman ai synth/rohdes e Dan Bates al basso elettrico. (19 copie, sold out)

Spatial (29 settembre 2004), pur mantenendo l’amore per il sound psych-prog, spazia verso nuovi suoni e soluzioni sapientemente manipolate da Nick Chapman. Le tre composizioni sullo spazio non sono altro che una ricerca sul modo di suonare i synth, unendo drones e sperimentazioni sulle frequenze. (30 copie, sold out)

Aren’t It Spectral, del 2005, esce con ben tre copertine diverse, per continuare il discorso intrapreso col precedente “Spatial”. Il gruppo, che negli ultimi due anni ha definito meglio il proprio suono, si trasforma in una two man band, con Tyler Nelson alle chitarre. Il cd-r contiene due solo per chitarra e un brano di ben 11 minuti, che sembra pura follia, incomprensibile come la nascita dell’universo, un deragliante big bang sonoro, seguito da un altro brano, scritto per amore delle sperimentazioni della propria mente. Folk psichedelico, chitarre acustiche, organo e vibrafono in un psych-lysergic heavy-folk. Si astengano le menti indottrinate a seguire unicamente il rock classico.

Love, Love, Love
(17 marzo 2006) modifica significativamente il discorso finora intrapreso dagli Otracina. Mastodontico doppio cd-r, prodotto in serie limitatissima (100 copie per la prima e 79 per la seconda), il disco racchiude in parte il meglio del passato della band, centrifugato e assimilato, per oltre due ore e mezzo di flusso sonoro. La musica si snoda fra chiari riferimenti chitarristici al kraut-rock d’autore, suoni che ricordano i Neu! e gli Amon Duul e space-prog-rock, debitore dei Re Cremisi del periodo "Red" (il preferito da Kriney).
Tra gli highlight del primo cd possiamo citare la sognante, ma mai mielosa, “Californian Orange Sunshine” (Creation), che lascia subito il posto a composizioni molto più selvagge, come “Acid Cervau”, e ad altre complesse e imponenti, come “Hazy Mazes”, che con la sua estenuante durata si muove tra il tanto amato free-jazz, atmosfere ambient, rumori di fondo e qualche ingenuità sconclusionata al piano.
L’amore per le suite s’impone nella labirintica “Sky Journey”, che, con i suoi 25 e passa minuti e la suddivisione in ben sei movimenti, ci dimostra come i La Otracina siano capaci di giocare e di unire, come ottimi alchimisti, molti generi apparentemente impossibili da collegare. Kriney & C. non dimenticano di omaggiare gli immensi Hawkwind e i favolosi inventori del “wall of sound”, Blue Cheer, con ben due brani heavy-psych-space-rock: “Neon Nova” e “Blue Magnetic Time”. Sono, queste ultime, due cavalcate che lasciano senza fiato, lisergiche e malate, potenti e deliranti, stordenti come un sole del deserto che infierisce su un uomo assetato. “California Orange Sunshine (Prism)” riprende il discorso là dove interrotto precedentemente dalla sua omonima del primo cd.
Love, Love, Love è un insieme di registrazioni inedite, demo, sessioni segrete, cut-up e collage. Il tutto possiede la potenza delle maree e la bellezza di un arcobaleno con l’intera sua gamma di frequenze colorate.

Mentre Love, Love, Love aveva costretto e abituato il pubblico a non “sedersi” mai, a stare con le orecchie ben tese ai continui cambi che si presentavano all’orizzonte, ecco che la band rilascia il nuovo album, e il rischio di fare indigestione è veramente alto.
Tonal Ellipse Of The One (giugno 2007), prodotto dalla quasi infallibile Holy Mountain, specializzata in produzioni cosmico-spaziali americane, mostra un netto cambio di pelle. Brani più corti e strutturati rappresentano il nuovo sentiero da seguire. Sono lontane ormai le free space-rock-jam, relegate solo (si fa per dire) alla dimensione live. Nonostante il gruppo sembri preferire un nuovo modo di strutturare i brani, Morgia (chitarrista) afferma che anche in studio la band non si preclude la possibilità di improvvisare o fare editing. E’ proprio in questo lavoro che la sua mano si sentirà molto di più, con qualche accenno ai Jesus Lizard e Sonny Sharrock.
Definire gli Otracina un trio psych-rock è molto riduttivo e meramente tecnico, qualcosa che serve a stabilire una denominazione provvisoria; potremmo dire che il gruppo spazia, in modo mai convenzionale e scontato, dentro brani e strutture che stupiscono spesso l’ascoltatore, stravolgendo l’architettura del classico formato-canzone. Sicuramente l’inserimento di Morgia ha significato una nuova svolta nella costruzione dei brani, i quali spesso si ancorano a Blue Cheer e Blue Oyster Cult. In “Beyond The Dusty Hill”, Ninni si muove fra territori jazzistici e accenti visionari degli Hawkwind. Ciò che ne nasce è un’energica lotta fra la chitarra e il potentissimo, a tratti spezzato, drumming di Adam, che crea tappeti ritmici da cardiopalmo.
“Nine Time The Color Red Explodes Like Blood Heated Head” è titolare di una intro da urlo, uno dei momenti più riusciti dell’intero album, e contiene così tanti cambi da perdercisi, come in un labirinto, nel quale si può scorgere il richiamo ai King Crimson, guidati dalla taglientissima chitarra in apertura. “Sailor Of The Salvian Seas” sembra essere composto dal più “classico” - aggettivo da usare con le pinze - hard-rock seventies, anche se in realtà ne ridefinisce solo i contorni, per poi fare da rampa di lancio per “Ode To Amanthea”. Quest’ultima è un tuffo nel non-genere, la destrutturazione completa così come la distruzione della forma-canzone: free-jazz improvisation is on.

La vera essenza degli Otracina è un ricco aroma misto di stili, uniti con maestria in una quasi perfetta armonia, che dà vita a una mistura realmente unica. Anche grazie a questo album, la band di Kriney è riuscita a forgiare il prototipo di una nuova corrente psycho-heavy-spacey-jazz rock.
Un disco che induce a uno stato di trance, senza la necessità di intrugli sciamanici. Il viaggio è assicurato dalla polvere di stelle imprigionata nei solchi di un’opera che sembra fungere da trait d’union fra mondi diversi.

The Silence Dimension, resoconto del tour estivo, esce nel giugno del 2007 e contiene tre brani ("The Silent Dementia", "Hand On Sun", "Pear-Born Ticket"), colmi di nuovo materiale, dopo l’ingresso di Evan Sobel al basso. Un mix potente e lisergico di esplosioni rock, miste ad improvvisazioni, drones, nuove soluzioni elettroniche, sempre di natura kraut. Qualcosa di nuovo fa capolino in questi solchi, ma è solo un inizio promettente e appena accennato.

Sostituito Ninni Morgia col nuovo chitarrista Philippe Ortanez, i La Otracina di The Risk Of Gravitation superano in intensità le precedenti escursioni psichedelico-spaziali, infondendo nel loro sound dosi ancora più massicce di Hawkwind, High Rise ma anche Comets On Fire (il nuovo biglietto da visita si chiama “Raze The Sky”), con sprazzi di parti vocali che ben si prestano a essere conniventi col nuovo copione hardelico.
Per farla breve, però, le cose si sono fatte meno interessanti rispetto al passato e la band sembra stia avventurandosi lungo un sentiero poco promettente, rischiando di collassare, prima o poi, al pari delle numerose band di revival “duro, acido e anche un po’ fuori di testa”.
Dopo l’ascolto di “Crystal Wizards Of The Cosmic Weird” resta l’impressione che i Nostri mirino, forse, a perdere la bussola tra divagazioni poco controllate. E, allora, meglio quando pompano, seppur poco convinti, come dei Black Mountain qualsiasi e pure annoiati (“Fight For The Night”), in mezzo a linee galattiche di feedback. La noia si fa sentire e, alla fine, non ci restano che l’evaporazione free-form di “Behind The Ocular Curtain” (un gran bel baccanale fatto di schietta propensione all’elettrificazione decadente) e la burrasca free-jazz di “An Ancient Confusion” per tirarci un po' su.
Per il resto, questa nuova incarnazione del trio guidato da Adam Kriney sembra essere, al momento, piuttosto confusa sul da farsi. 

Ultimo disco registrato con il chitarrista Ninni Morgia, Blood Moon Riders è un ritorno alle origini per la band newyorkese, dopo la recente infatuazione hardelica. Ad ogni modo, per quanti erano rimasti delusi dalla pochezza espressiva di The Risk Of Gravitation, questo lavoro potrebbe essere un buon pretesto per riavvicinarsi alle sorti della band, qui completata da Adam Kriney (batteria, percussioni) ed Evan Sobel (basso, piano elettrico).
Blood Moon Riders è un discreto compendio di heavy-psichedelic/prog che, come d’abitudine, ormai, ci porta in giro per gli anni 70, puntando dritto anche verso certe sonorità del Sol Levante (Flower Travellin’ Band, perché no?). A confermarlo, oltre agli inni intergalattici di “Zunblazer” e “A Drifted Memory”, vi sono le due parti di “Ballad Of The Hot Ghost Mama”, con la sei corde a tingere d’assoluto una notte qualsiasi di una stagione qualsiasi. Con questo lirismo verticale, Ninni dimostra di essere tremendamente a suo agio, supportato da una sezione ritmica tonica quanto basta. Peccato, però, che il sodalizio sia finito poco dopo.

La Otracina

Allucinazioni dalla Grande Mela

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Robusti spunti free-jazz inseriti in uno space-psychedelic-hard rock: è la ricetta di La Otracina, l'avventuroso combo newyorkese guidato da Adam Kriney, nel quale ora figura anche il “nostro” Ninni Morgia alla sei corde. Rivelatisi con il doppio mastodontico "Love Love Love", hanno firmato per la Holy Mountain, per la quale hanno fatto uscire il loro primo disco "ufficiale", "Tonal ..
La Otracina
Discografia
 Fauna & Animated Floral Arrangements (CD-R, Colour Sounds Recordings, 2003)

 

 Trinomy 3 (CD-R, Colour Sounds Recordings, 2004)

 

 Spatial (CD-R, Colour Sounds Recordings, 2004)

 

 Aren't it Spectral (CD-R, Colour Sounds Recordings, 2005)

 

Love Love Love (CD-R, Colour Sounds Recordings, 2006)

7

 The World Will End Yesterday (split con Hat City Intuitive e Big Nurse) (CD-R Colour Sounds Recordings, 2006)

 

 Tonal Ellipse Of The One (Holy Mountain, 2007)

6,5

 The Silence Dimension (Holy Mountain, 2007) 
 The Risk Of Gravitation (Colour Sounds Recording, 2008)

5,5

  Blood Moon Riders (Holy Mountain, 2009)

6

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(2006 - Colour Sounds Recordings)

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