Magma

Magma

A la recherche de la musique suprÍme

di Michele Montecucco

L'eccentrico ensemble dei francesi Magma è stato tra i protagonisti della stagione progressive. Le avventure dei loro dischi, ambientate nel misterioso pianeta Kobaia, hanno ampliato le frontiere del rock, combinandolo con jazz, minimalismo e classica

Christian Vander (n. 1948, Francia) è sicuramente una delle figure di spicco del panorama musicale francese dei Seventies. Batterista, leader, nonché mente di questo ensemble (originariamente chiamato Univeria Zekt Magma Composedra Arguezdra, poi accorciato in Magma), non poteva scegliere nome migliore per descrivere la "sua" musica: un magma che travolge tutto ciò che trova sul suo percorso. E' questo infatti l'effetto che provoca sull'ascoltatore ogni loro disco.

I Magma possono essere considerati come il primo "gruppo a tema" (concept band) della storia del rock, ben prima che David Allen creasse la sua saga sul pianeta Gong (prime avvisaglie del quale si trovano su "Camambert Electrique" del 1971). Infatti, Christian, sua moglie Stella e tutti gli altri componenti del gruppo non sono altro che i protagonisti delle avventure dei loro dischi, i kobaiani, gruppo di terrestri che partono per lo spazio in cerca di un mondo meno caotico e falso del nostro, e lo trovano in un pianeta che denomineranno Kobaia, un vero e proprio paradiso "terrestre".

Queste sono le principali avventure del loro primo omonimo doppio Lp, interamente cantato (come quasi tutto il resto della loro discografia) in kobaiano, linguaggio creato ad hoc dallo stesso Vander, con tanto di sintassi e grammatica! Ma veniamo alla musica...

Magma (Philips, 1970) è un capolavoro: un perfetto mix tra il jazz dell'adorato Coltrane, il prog-rock meno convenzionale dei Seventies, il minimalismo (soprattutto nelle linee del pianoforte di Cahen), Wagner e Orff. Le canzoni si aggirano (quasi) tutte tra i 7 e i 12 minuti di lunghezza (per un totale di 80 minuti complessivi) e ognuna è un vero e proprio "viaggio" minaccioso. La struttura dei brani è decisamente complessa ed è caratterizzata da soventi sbalzi di tono e di umore.

Il disco ha inizio con "Kobaia", frizzante jazz-rock con frequenti virate verso il free, perfetto passpartou per addentrarsi nell'universo kobaiano. Il canto di Klaus Blasquiz si rivela allo stesso tempo lirico e schizoide, raggiungendo apici di pura "follia" (le urla e le imprecazioni di "Stoah"). Non mancano, comunque, i momenti di quiete, con dolci parti acustiche per chitarra, flauto e percussioni ("Nau Ektila").

Magma2 (1001° centigrades) (Philips,1971) vede i momenti migliori nella suite che occupa il primo lato ("Riah Sahiltaahk"). Il secondo lato è invece composto da due pezzi più brevi (8 e 12 minuti circa) e meno ispirati. Trattasi di jazz-rock leggermente più convenzionale, anche se ogni tanto riappare la "minaccia". In generale, però, Magma2 non aggiunge granché al repertorio dell'esordio e appare soprattutto come un disco di transizione.

E arriviamo al capolavoro... Mekanik Destruktiw Kommando (Phillips, 1973) è l'apice creativo di Vander e soci, forse il disco più ostico del gruppo, ma sicuramente il più suggestivo e scioccante. Seppur suddiviso in diverse tracce, l'album non è altro che una lunga suite, e rappresenta il terzo movimento del primo ciclo della saga "Theusz Hamtaahk" (originariamente doveva essere composto da 3 cicli di 3 movimenti l'uno, ma il lavoro è rimasto incompiuto; i primi due movimenti del primo ciclo si trovano su "Tristan & Isolte" di Vander solista e "Retrospektiwe 1&2"). Il disco in questione contiene un messaggio per i terrestri (da parte di una specie di santone di nome Neber Gudahtt) su come salvarsi dal loro sinistro destino, attraverso la purificazione e la comunione con lo spirito divino, l'essere supremo Krehun Korman. Ma tralasciamo la complicata storia per approfondire la musica. E' questo forse il disco più "wagneriano" di Vander, soprattutto per quanto concerne la peculiarità di questo compositore nel creare una musica "aggressiva", ricca di cori guerrieri, ma soprattutto per quel senso di "incompiuto", di sospeso, tipico della sua opera. E forse non è neanche troppo azzardato citare il Macbeth di Verdi (almeno per quanto riguarda l'impeto dei cori). Il jazz e tutte le altre componenti della loro musica sono ora in secondo piano rispetto ai canti e alla maestosità dell'insieme.

Il primo brano del disco,"Hortz fur dehn stekehn west", è costituito inizialmente da una frase pianistica reiterata e decisamente minimalista (ad opera di Renè Garber) e da oscuri canti demoniaci sorretti dal coro maschile, parte integrante del gruppo. La musica cresce sempre più, con un effetto reso magicamente dall'entrata del coro femminile e della sezione fiatistica, che, secondo dopo secondo, cerca di raggiungere invano un suo apice finale; la struttura di gran parte del disco è infatti circolare, caratterizzata generalmente da un incipit sommesso, un crescendo denso di tensione e uno pseudo punto di arrivo, per poi tornare al punto di partenza senza soluzione di continuità.
Con "Ima suri dundai" si approda a una forma complessa di prog-rock e jazz-rock sorretta dalla batteria potente di Vander e dal basso pressante di Top; successivamente i canti femminili e maschili si incrociano complicando sempre di più la struttura del brano. Il secondo lato del disco ha inizio con l'intonazione da parte del coro maschile di "Hortz fur dehn.", per dar poi spazio a quello femminile sovrastato dalla bellissima voce da soprano di Stella Vander. Gran parte della facciata è caratterizzata da lunghe frasi minimaliste di piano e schizofrenici assoli di chitarra. Mai, fino ad allora, il rock si era spinto così lontano.

Konhtarkosz(Vertigo, 1974) è un'altra gemma nella discografia dei Magma, il preferito da Vander, l'unico che secondo lui possiede davvero degli spunti "positivi". Non c'è più la sezione dei fiati che caratterizzava i dischi precedenti ma in compenso si nota la mitica partecipazione di un grande chitarrista quale Brian Godding (Centipede).

Il disco in questione rappresenta il primo movimento del secondo ciclo di Theusz Hamtaahk; Konhtarkosz è un uomo che scopre la tomba egizia di Ementeht-Re, antico maestro egiziano, assassinato prima di raggiungere la sua ultima meta: la scoperta dell'immortalità. Quando Kohntarkosz entra nella tomba, ha una visione di Ementhet-Re e tutti i suoi segreti gli vengono rivelati. La suite che dà il titolo al disco (suddivisa in due lunghe parti di 15 minuti circa ciascuna) è caratterizzata da un incedere lento, lugubre e sinistro, sottolineato dall'organo di Gerard Bikialo e dall'incredibile basso di Janick Top, che sfocia poi in un frenetico jazz-rock finale. Nel disco sono presenti altri due brani: "Ork Alarm", il primo pezzo scritto interamente da Top, e "Coltrane Sundia", il più grande tributo da parte di Vander al suo idolo.

Magma Live(Utopia, 1975) chiude idealmente la prima fase del gruppo e prepara il terreno per quella successiva. Questo doppio disco è una pietra miliare degli album dal vivo, splendidamente suonato, ricco di energia e di incredibili momenti inediti (come il violino di Didier Lockwood). Tra i vari brani presentati (l'intera "Konhtarkosz", "Kobaia" e altri), spicca una canzone mai apparsa prima su vinile, "Haai", che contiene una parte del secondo movimento del secondo ciclo.

La seconda fase della carriera del gruppo ha inizio con Udu Wudu(Utopia, 1976) e per la prima volta una intera facciata (occupata da "De Futura") è composta da un altro componente che non sia Vander: Janick Top, uno dei più grandi bassisti di sempre. Per la prima volta appaiono i sintetizzatori nella musica dei Magma, ben in evidenza in "Troller Tanz" e "Zombies" (entrambe sottotitolate "Ghost Dance"), due brani che fanno già intuire la struttura del secondo lato.

La suite "De futura" è costituita da una musica spigolosa, scarna, ancora più aggressiva di prima, ed è suonata interamente dai soli Vander e Top (il quale dà libero sfogo alla sua incredibile e atipica tecnica): una musica per basso (distorto), batteria, sintetizzatori e cori alieni. Di sicuro Les Claypool dei Primus deve non poco a questo pezzo (tra l'altro coverizzato e reso ancora più "estremo" dai Flying Luttenbachers).

Inedits (Tapioca,1977) è un bootleg ufficiale, che comprende alcune registrazioni live di pezzi inediti di qualche anno prima. Attahk (Tomato,1978) è sullo stile del precedente disco in studio, con ammiccamenti al funky e alla pura fusion. Si è persa un po' della magia del passato, ma rimane un bellissimo disco (grande lavoro al basso).

Retrospektive 1&2,3 (1980-81, RCA) contiene tre dischi assolutamente fondamentali, non solo per avere una idea completa della trilogia "Theusz Hamtaahk" (comprensiva dei primi due movimenti inediti del primo ciclo), ma per rendersi conto della potenza dei Magma dal vivo. Si alternano al basso: Francis Moze, Bernard Paganotti e Dominic Bertram.

Merci (Jaro,1984) è forse l'unico passo falso della discografia dei Magma. Scomparso il linguaggio "kobaiano", venuta meno la struttura musicale tipica del gruppo (anche se è presente un ottimo pezzo quale "Eliphas Levi"), questa volta la fa da padrone il gospel (!).

Dopo questo disco, Vander intraprende una carriera solista dignitosa ma lontana anni luce dai grandi fasti di un tempo. I Magma comunque sono tornati insieme diverse volte per riproporre dal vivo la loro antica miscela. Caldamente consigliato il cd/dvd dal vivo Magma - Theusz Hamtaahk trilogie au Trianon 2000 della Seventh Records. Tutti i vinili sono stati ristampati dalla Seventh Records.

La storia e le vicende dei primi tre dischi sono descritte in inglese all'interno del disco "MDK", tradotte in italiano a questo indirizzo:
http://www.rottersclub.net/musicalbox/riboxtraduzioni.html

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di Michele Montecucco

L'eccentrico ensemble dei francesi Magma è stato tra i protagonisti della stagione progressive. Le avventure dei loro dischi, ambientate nel misterioso pianeta Kobaia, hanno ampliato le frontiere del rock, combinandolo con jazz, minimalismo e classica
Magma
Discografia
Magma (Kobaia) (Philips, 1970) 
 Magma 2 (1001° Centigrades) (Philips, 1971) 
Mekanik Destruktiw Kommandoh (A&M, 1973) 
 Kohntarkosz (A&M, 1974) 
Magma live (1975) 
 Udu Wudu (Tomato, 1976) 
 Inèdits (LTM, 1977) 
 Attahk (Tomato, 1978) 
 Retrospektive vol.3 (Ryko, 1981) 
 Retrospektive vol.1&2 (RCA, 1981) 
 Merci (jaro, 1984) 
 Mythes & Legendes vol.1 (anthology, 1985) 
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