Plexi

Plexi

Provocatori dark-glam

di Alessandro Nalon

I Plexi furono un trio alternative-rock losangelino affermatosi come fenomeno di culto per una manciata di mesi durante la metà degli anni Novanta. Travolti dalla volatilità della scena, la stessa che li aveva (quasi) portati alla fama, hanno finito per sciogliersi con un solo album alle spalle

Non è facile riesumare una band di culto quando le informazioni disponibili su di essa sono a dir poco succinte e in larga parte inventate. La biografia ufficiale dei Plexi infatti vuole che si siano incontrati in giro per strip-club, sette deviate e ritiri spirituali taoisti, ma non c'è modo di verificare che sia vero. Ai Plexi non mancava il senso dell'umorismo e non erano secondi a nessuno nel gestire in modo provocatorio e divertito la loro immagine, facendola levitare tra mistero e ironia demenziale.
I Plexi sono nati nel 1993 come Godseed, la creatura dello studente di cinema losangelino Michael Angelos, che decide di intraprendere la carriera di rockstar dopo un breve assaggio del mondo del cinema d'avanguardia. Inizierà come cantante, salvo poi coprire il ruolo di bassista nella band, spinto dall'amico e chitarrista Michael Barragan che era alla disperata ricerca di qualcuno che suonasse le quattro corde nel suo nuovo progetto. A completare il trio sarà il batterista Norm Block.
Istrionici nel look e amanti della provocazione, i Plexi si distinguono dalla massa di indie-band allineate all'estetica slacker dei primi 90. Vestiti di cuoio o latex, truccati e tatuati dalla testa ai piedi, sembrano dei personaggi di un fumetto noir o di un film di Alex Proyas. La loro storia è deliberatamente avvolta dal mistero e la loro fama prende piede lentamente, partendo dal loro quartiere in cui suonano assieme ad altre band underground, per finire nei club alternativi di Los Angeles. Saranno i commenti entusiasti dei primi curiosi spettatori e il passaparola ad alimentare la loro fama.

Pur collegata alla diaspora grunge, la loro scrittura è - come quella di altri coevi gruppi della sfera goth come Marilyn Manson e Nine Inch Nails - parente stretta del post-punk anni 80, dell'industrial e del glam-rock. David Bowie, New York Dolls e T Rex sono influenze dichiarate, ma si può speculare su come siano stati stregati dall'influenza del suono di gruppi come Cult, Bauhaus, Sisters of Mercy e Christian Death. Il chitarrista Michael Barragan, partito come metallaro, usa infatti un armamentario di effetti ambientali per supplire alle mancanze tecniche. Il trucco si rivela vincente e prende la forma di un inedito wall of sound di caos e distorsione. Barragan usa l'effetto eco a nastro di un'unità Echoplex nella maggioranza delle canzoni, in un modo che ricorda gli echi spettrali che aprono "Bela Lugosi's Dead" dei Bauhaus. L'effetto è usato come uno strumento vero e proprio e grazie a overdub di feedback e accostamenti con altri effetti costituisce la spina dorsale degli arrangiamenti dei Plexi, assieme al basso rugginoso ma melodico di Angelo. Quest'ultimo si distingue per la capacità di sintesi e per essere in grado di incanalare il suono caotico del chitarrista in perfetti ritornelli pop e giri di basso appiccicosi, degni di New Order e Chameleons.
A rendere i Plexi figli della loro epoca è la mescolanza di trame muscolari di chitarra (pienamente inseribili nell'alternative-rock anni Novanta) e uno stile sinuoso e sottomesso. I due elementi sono alla base di ogni loro canzone, echeggiando la formula dei Jane's Addiction. Questa commissione di muscoli e sensualità permea completamente nell'immagine della band, che proprio come i Jane's è sia machista (gli assoli di Navarro/Barragan) che ambigua (le figure effemminate e sciamaniche di Perry/Angelo); un miscuglio in parti uguali di testosterone e gusto per l'estetica camp e il travestitismo.

Prima di diventare (per pochissimo tempo) la next big thing dell'underground californiano, i Plexi pubblicano un Ep omonimo per Boys Life e Bug Out Records dai contorni grezzi ma che ne preannuncia l'evoluzione. Un inserto pubblicitario sul mensile musicale Flipside mette in chiaro il tipo di humour del gruppo: una foto della copertina dell'album preceduta dall'annuncio "Se doveste comprare un solo disco quest'anno... che sia 'Five Leaves Left' di Nick Drake".
L'Ep viene registrato nel 1994, ma esce l'anno successivo. Le distorsioni a metà tra garage-rock e Sonic Youth/Nirvana e il canto svogliato e roco rendono più difficile scorgere le radici post-punk rispetto ai successivi lavori. Un orecchio attento riuscirà tuttavia a rintracciarne l'ascendenza glam e goth-rock. È un disco minore e registrato in modo acerbo, ma è evidente l'intenzione di rompere le barriere tra generi e produrre un suono originale, seppur grezzo.
Tra i momenti migliori gli stop'n'go di "Simple Man" (Iggy Pop rinchiuso in una cella imbottita) e il voodoo-rock di "Second Sunday", dalle parti di Alice Cooper ma con un ritornello ampiamente riconducibile al rock alternativo di fine millennio.

I.F.A. (IFA Records, 1995), un Ep di quattro canzoni, è un ulteriore passo avanti nella loro ricerca del suono perfetto e costituisce un netto passo avanti per quanto riguarda il songwriting. Il trio alterna strofe sinistre e arcigne a ritornelli rauchi ma appiccicosi. Il suono, pur rimanendo grezzo, conta su effetti ambientali che lasciano intravedere gli elementi che la band svilupperà a pieno nel loro Lp (sulla cui scaletta finiranno due canzoni, seppur in versioni ampiamente riviste).
La copertina ritrae dall'alto le gambe di una donna che indossa scarpe con dei pon pon fucsia, mostrando un pavimento orribile, probabilmente di un club disgustoso. In un certo senso è essenziale per capire l'estetica glam cheap e smaccatamente trash che i tre avevano scelto come accompagnamento alla loro musica.

Nel '95 i Plexi firmano per la Sub Pop. A trascinarli nella storica etichetta di Seattle è il talent-scout Curtis W Pitts, amico dei Sunny Day Real Estate. La nuova etichetta consentirà alla band di fare il salto di qualità per quanto riguarda supporto e budget, ma il background hollywoodiano, il senso dell'umorismo macabro e lo stile di vita festaiolo e aperto alle droghe dei Plexi cozzeranno con la cultura seriosa della Sub Pop, i cui manager erano abituati ad avere a che fare con tutt'altro tipo di band. I tre hanno comunque messo in chiaro l'enorme supporto che Pitt ha dato alla band nel corso della loro avventura, descrivendolo come un eccentrico hippie e survivalist.

Il primo parto per la Sub Pop sarà il singolo Part Of Me/Caught Up. Il lato A lascia trasparire un potenziale commerciale finora inespresso (99 secondi di punk melodico), mentre "Caught Up" ricalca le loro prime uscite, con strofe nevrotiche e aperture melodiche nel ritornello. Quest'ultima finirà nella raccolta That Virtual Feeling - Sub Pop And Sega Get Together.

Dopo una lunga gestazione, nell'ottobre 1996 esce Cheer Up, il loro unico full-length, con non poca frustrazione da parte del trio dato che - a detta loro - quando il disco vedrà la luce suonava già vecchio.
Tutti gli elementi finora menzionati non avevano ancora trovato realizzazione in canzoni memorabili; il suono c'era, ma le melodie non sempre. Cheer Up aggiunge gli elementi mancanti al loro puzzle. La produzione, innanzitutto, che pur conservando la ruvidità del loro stile mette in risalto il talento di Barragon nel creare strati sonori. Il carisma di Michael Angelo fa il resto: l'eccentrico frontman scrive i suoi ritornelli più riusciti e li marchia a fuoco con testi memorabili.
Il loro manifesto "Forest Ranger" è l'esempio che meglio conferma quanto scritto sopra. La scrittura è superba, con pause piazzate strategicamente prima delle esplosioni elettriche e progressioni che ne accrescono la tensione prima del gustoso riff "zoppo" che chiude il ritornello. Il sovrapporsi di vortici di eco, oscillazioni simili a raggi laser ed effetti tremolo velocissimi simili a pale di elicotteri (Barragon citerà "How Soon Is Now" degli Smiths come fonte di ispirazione in tal riguardo) dimostrano la maturità raggiunta dal gruppo in fase di arrangiamento. Il video in linea con l'immaginario sci-fi fumoso e ricco di riferimenti cyber-punk del cinema di fine millennio dà il giusto apporto visivo alla tempesta sonora del pezzo.
Per finire, un testo che lascia il segno. Il cantante, disamorato e annoiato da un'esistenza senza stimoli, si paragona a icone dello sport, dell'arte e della politica "Just like Che Guevara, I'm a forest ranger" (con Che Guevara che ad ogni ripetizione viene sostituito da Carl Lewis, Phyllis Diller, Salman Rushdie eccetera). Il gusto per l'assurdo e la mescolanza di cultura alta e bassa ci lasciano intuire che il testo non vada preso troppo sul serio. Qualcuno ha provato a interpretare il titolo come un gioco di parole: "forest ranger" suona in modo simile a "stranger", ma la band non ha - ovviamente - voluto confermare né negare alcunché. Un inno alla fuga dalla normalità, con tutta probabilità, come del resto è l'altro classico dell'album, "Dayglo", celebrazione dell'amicizia (o amore) di due adolescenti che sognano un'alternativa alla Los Angeles post-apocalittica in cui vivono - "We could find a place to hide, Talk about our suicide, Watch the skyline as it bends [...] We could talk about stars, Eat fluorescent candy bars Making moon beams out of grease".Con coretti catchy, duetti chitarra/tastiera e una batteria dai timbri così spappolati che sembra la base ritmica campionata di un pezzo hip-hop, sarebbe dovuta essere un inno alternative-rock anni Novanta.
"Roller Rock Cam" è il pezzo che i Plexi hanno cercato di scrivere sin dagli esordi, ossia un inno alt-rock dalle strofe sinuose (la chitarra intangibile tanto è effettata, il basso post-punk rotondo) e dal ritornello esplosivo. Proprio quest'ultimo rende il pezzo memorabile: anziché scadere in trite rasoiate post-grunge, se ne escono con un boogie alla T Rex con tanto di tamburino e battimani. L'accoppiata di adolescenza e motori fa del testo l'ennesimo inno generazionale.
"Peel" era già comparsa nell'Ep I.F.A., ma la versione presente su Cheer Up è più drammatica e meglio arrangiata. Dal passo lento e pachidermico, scandito da un basso strimpellato a mo' di chitarra, "Peel" racconta della depressione e del suicidio di una donna. La struttura non è lineare, l'arrangiamento cresce lentamente sino a dirompere nel ritornello, culminando con muri di power chords e un assolo alla Dave Navarro. Il lavoro di Michael Barragon è encomiabile: le stratificazioni di suoni spettrali che si sentono in sottofondo sono l'urlo del chitarrista che canta nei microfoni del suo strumento. Ma il suo contributo non si limita agli arrangiamenti e ai suoi soundscape elettrici: firma infatti un intermezzo dark-ambient, canta il pezzo hardcore "56" e scrive la ballata gotica "Ordinary Things". Seppure meno vistoso, l'apporto del batterista Norm Block è essenziale, a detta degli altri due membri, che gli attribuiscono il merito di saper progettare alla perfezione le canzoni, gestendone durata e pause. Tra i collaboratori, va citata la violoncellista Melora Creager, già turnista dei Nirvana e frontwoman della band Rasputina, il cui suono era incentrato per l'appunto sul suo violoncello. Le note del suo strumento arricchiscono le due ballate del disco, "Ordinary Things e "Star, Star".
"Change" è un altro cavallo di battaglia, costruito su un giro di accordi con l'arrangiamento in crescendo che passa repentino da un delicato arpeggio echeggiante a un mastodontico wall of sound elettrico. "Fourget" riesce in 2'20'' in quello che decine di band losangeline dell'epoca non sono riuscite a esprimere in un decennio, infilando una successione senza pause di riff dinamitardi e ritornelli melodici dai tempi dispari. Con questo materiale un qualunque gruppo alternative-metal anni 90 avrebbe partorito un'accozzaglia di cliché, mentre i Plexi danno un'ulteriore dimostrazione di dinamismo e teatralità. E che differenza tra il loro suono ruvido ma atmosferico e la patina superprodotta che stava inglobando l'hard-rock di fine millennio.
"Mountains" è infatti sintomatica di quanto scritto sopra. Fosse uscita cinque-sei anni dopo (o prima) sarebbe stata un classico indie. Con quel basso New Order e gli assoli saturi di effetti ambientali avrebbe potuto essere un singolo degli Adorable nel 1991 o di una band sulla scia degli Interpol nel 2002. Nel 1996 è un pezzo a dir poco discordante con lo stile che la California stava esportando. Seppure molti gruppi attivi a Los Angeles citassero la new wave come ispirazione e suonassero cover di successi anni 80 (con apice negativo l'orribile versione di "Blue Monday" registrata dagli Orgy un paio d'anni dopo), la sua presenza era di norma sepolta da uno strato grunge-metal machista distante anni luce dal decadentismo dei Plexi.

L'uscita di Cheer Up e l'instancabile presenza sul palco valgono al gruppo lo status di band-culto. I tre ottengono il rispetto di una serie di musicisti distanti dal loro immaginario, come gli Archers of Loaf, con cui andranno in tour, o il gruppo noise della East Coast Six Fingers Satellite. In un'era in in cui band con chitarroni e muri di amplificatori vendevano milioni di dischi, anche i Plexi finiranno per firmare con una grossa etichetta. Era questione di tempo prima che una major adocchiasse un trio così fotogenico, e nel loro caso si tratterà di Atlantic, che nel 1997 ristamperà Cheer Up cambiando per sempre la traiettoria della band.

Abituati a una dura routine di brevi tour alternati alla scrittura di canzoni, i Plexi finiscono per essere perennemente in tournée. Un altro cambiamento che sarà duro da digerire sarà il progressivo ammorbidimento della musica alternativa. Se tre personaggi eccentrici e chiassosi come loro già avevano poco in comune con i gruppi di un pezzo di storia dell'indie-rock come la Sub Pop, figurarsi il disagio di aprire per band come Sugar Ray e Smash Mouth. In una lunga intervista alla serie di podcast Dig Me Out, Michael Angelos paragonerà il suo contratto con la Atlantic a una carta di credito; una situazione ideale per un ventenne che si ritrova ad avere qualche migliaio di dollari al mese con cui vivere, ma la stanchezza nel suo caso ha prevalso sulla creatività.
I Plexi non finiranno mai il secondo disco che avevano iniziato a registrare ad Amsterdam - probabilmente una scelta poco azzeccata per una band che faceva dichiaratamente uso di diversi tipi di droghe. La fine della loro avventura viene confermata nel 1999 con un comunicato che cita - con toni al solito beffardi - "mancanza di capacità interpersonali e distacco emotivo" come causa dello scioglimento.

Michael Barragan e Norm Block hanno preseguito nel campo della musica, suonando in varie band tra cui la formazione live di Mark Lanegan. Micheal Angelos lavora come produttore di video musicali.

Plexi

Provocatori dark-glam

di Alessandro Nalon

I Plexi furono un trio alternative-rock losangelino affermatosi come fenomeno di culto per una manciata di mesi durante la metà degli anni Novanta. Travolti dalla volatilità della scena, la stessa che li aveva (quasi) portati alla fama, hanno finito per sciogliersi con un solo album alle spalle
Plexi
Discografia
 Plexi (Ep, Boys Life, 1995)
 I.F.A. (Ep, I.F.A. Records, 1995)
 Part Of Me/Caught Up (singolo, Pop, 1995)
Cheer Up (Sub Pop, 1996; Atlantic, 1997)
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