Rites Of Spring

Rites Of Spring

L'avanguardia post-hardcore

di Tommaso Franci

Formati dai futuri Fugazi Guy Picciotto e Brendan Canty, i Rites Of Spring da Washington sono stati uno dei gruppi più originali (e sottovalutati) del panorama post-hardcore che gravitava attorno a Washington e all'etichetta Dischord di Ian Mackaye
I Rites of Spring (Washington, 1984-1987) furono il gruppo post-hardcore del cantante-chitarrista Guy Picciotto (Washington, 1965) e del batterista Brendan Canty, prima che questi entrassero nel gruppo post-hardcore Fugazi (Washington, 1987).
A Washington, a metà anni 80 come ora, dominava la figura di Ian Mackaye (Washington, 1962) il quale non solo aveva di fatto importato in città l'hardcore californiano (con i Teen Idles prima e i Minor Threat poi), ma, e per questo, aveva fondato la label indipendente Dischord, una delle prime, più importanti e prolifiche label indipendenti americane in campo hardcore.
Fu Mackaye a creare i presupposti per la formazione e le pubblicazioni dei Rites Of Spring. Mackaye stava compiendo la grande svolta dall'hardcore dei Minor Threat al post-hardcore (che in attesa del nome Fugazi si chiamava, per allora per quanto riguardava l'attività di Mackaye, Embrace) e lo faceva con propri gruppi come attraverso la casa discografica. I Rites Of Spring, come tanti altri, servirono a Mackaye per la promozione della propria politica musicale. Poi, quando Mackaye si accorse che i Rites Of Spring stavano, se non superando il maestro, divenendo almeno la realizzazione dei suoi sogni musicali, fondò, con i due di loro a lui più vicini, quel gruppo che sintetizzò, racchiudendole e superandole, tutte le decennali espressioni para-hardcore di Washington. I Fugazi (con i Pussy Galore, ma questa è un'altra storia…) saranno l'unico gruppo di Washington ad avere una risonanza mondiale.

I Rites Of Spring furono l'anello mancante tra l'hardcore dei Minor Threat e il post-hardcore dei Fugazi. Guy Picciotto l'alter-ego surrealista di Mackaye; quel tono fantasioso senza il quale i Fugazi non sarebbero i Fugazi.
Ma l'arte dei Rites Of Spring seppe andare oltre questa meccanica funzione storica, elevandosi a unicum sul panorama musicale di sempre.
Vi è uno stile del post-hardcore detto emo-core. I pochi che ne parlano tendono a porre i Rites Of Spring in questo stile; anzi, a farne i padri. Ma è improprio o riduttivo. Se infatti la musica dei Rites Of Spring è troppo elaborata, varia ed eclettica per rientrare nell'hardcore, è anche troppo violenta, nichilista e rabbiosa per dirsi emo-core. Emo-core o superamento di tutte le asprezze hardcore verso un suono più riflessivo, formale e pittorico.
Rimane vero, comunque, che molti degli espedienti dell'emo-core deriveranno dai Rites Of Spring. Per primi quelli dei Fugazi.
L'unicità dei Rites Of Spring sta nell'unicità del loro post-hardcore. Normalmente il post-hardcore è tale perché o troppo estremo (Corrosion Of Conformity) o troppo blando (Flipper). I Rites Of Spring furono l'uno e l'altro, anche se in un senso molto diverso dal pop-core Husker Du.

I Rites Of Spring fecero passare il brano hardcore da 1-2 minuti a 3. Quindi, abbinarono una foga e soprattutto una velocità thrash-metal (thrash-metal che a sua volta si era rifatto all'hardcore) a riff e articolazioni rock n'roll. Suonando il tutto con una patina da bambino violentato tipica dei Flipper. Facevano insomma thrash-metal per la nascente cultura-indie; e il loro mezzo di comunicazione era un rock n' roll da tarda new wave.
L'opera dei Rites of Spring fu ed è immensamente innovativa, oltre che qualitativa e matura. Siamo, è ovvio, più nel campo della musica d'avanguardia, che su quella commerciale o commericializzabile.
I contenuti e i motivi dei Rites Of Spring sono quelli del ragazzo americano di media cultura e media famiglia che riflette sulla propria esistenza a metà anni 80. Del ragazzo che riflette tramite una musica lontana dai proselitismi metal o pop; musica estrema e radicale come i propri pensieri (ancora, incentrati sull'esistenza e non sulla politica o la società). Mentre il punk fu la musica dell'anarchia e l'hardcore quella del nichilismo, il post-hardcore (e poi l'indie) fu, nella seconda metà degli anni 80, la musica della contemplazione, impotente ma non suicida od omicida, del nichilismo hardcore. Ciò comportò forme e contenuti adeguati.

Le forme dei Rites Of Spring furono uniche anche perché costituite da un canto estremo, tra il punk più feroce, il thrash metal e addirittura il death metal. Picciotto è veramente irriconoscibile: il Picciotto dei Rites Of Spring sta a quello dei Fugazi come il Buckley di "Buckley" sta a quello di "Lorca" o il Van Morrison dei Them sta a quello della carriera solista. Nei Fugazi la voce di Picciotto sarà quella di un inferno surreale e metafisico. Qui è bestiale, roca, rabbiosa sfiatata come quella di Yow negli Scratch Acid o di Brannon dei Laughing Hyenas. È una voce antitetica alle future indie: tutta commozione e fanciullezza. Qui Picciotto si basa sul rutto e sul vomito, non sul falsetto, come sarà nei Fugazi. Sostengono però questa voce (in grado di far invidia ai gruppi metal più estremi) strumenti che suonano come quelli di tutti i gruppi post-hardcore con voci simili (ancora: Scratch Acid, Laughing Hyenas; ma anche Frightwig o Babes in Toyland): ossia strumenti che suonano con quella sorta di fermi depotenziatori croce e delizia di tanti gruppi punk anni 70: veloci e ossessionati, ma inoffensivi e deboli. La grande differenza tra Scratch Acid, Laughing Hyenas da un parte e Rites of Spring dall'altra sta nel fatto che mentre i primi si basano sul blues, i secondi su di un rock n' roll (da cui l'indie) che si definisce per contrasto al blues. È la differenza tra Fugazi e Jesus Lizard.
Questa contraddizione tra voce e musica, voluta e cercata (altrimenti sarebbe stato hardcore e non post) viene episodicamente a sua volta contraddetta laddove voce e musica decidono di andare all'unisono e seppellire l'ascoltatore in un terrificante ammasso sonoro di proporzioni più che metal.

La sezione ritmica e la batteria in particolare, dicevamo, sono qui, per lo più, in sordina (per quanto battano freneticamente e velocemente); è un effetto ricercato, e accentuato da una produzione e soprattutto registrazione deficienti (basterebbe re-mixare in certo modo questa musica per renderla death-metal). Tuttavia, va anche detto che Brendan Canty è, comprensibilmente vista l'età, ben lontano dalla perfezione che raggiungerà nei Fugazi. Mentre Picciotto è irriconoscibile per eccesso, Canty per difetto. Canty usava, in coerenza con i dettami del sound dei Rites Of Spring, una batteria più che essenziale: una gran cassa, tre tamburi e sei piatti (sì, picchiava più sui piatti che sulle pelli). Ne derivava un suono costipato che però trovava la propria radicalità in questo stesso limite. Canty soprattutto era veloce (così veloce da non far distinguere un colpo dall'altro): il punto è che perdeva in potenza ciò che sperperava in velocità, nell'accanirsi su quell'unico tamburo: è questo "perdere" e "sperperare", tuttavia, a dare una sensazione di gratificante primitivismo o essenzialità.
Nota particolare meritano le chitarre (anch'esse in sordina, rispetto alla voce): articolate, fantasiose, ora apatiche ora dolenti; ma mai dispersive come talora nei Sonic Youth (eppur anche l'opposto dell'hardcore, nel quale le chitarre hanno una funzione principalmente ritmica). Sostanzialmente vi furono due vie, nel rock underground, per sperimentare sulla chitarra: quella noise dei Sonic Youth e quella minimalistica (da contrappunto o accordo) che dagli Slint giungerà sino ai Fugazi e ai Jesus Lizard. Terza e mediana via tra le due, fu la chitarra di Albini.

Estremi erano i concerti dei Rites Of Spring quanto (per essere post-hardcore!) elegante, raffinata e meditata la loro musica, nonché le loro persone (le fotografie li illustrano vestiti all'inglese della new wave, alla Joy Division, non alla Ramones: ciò accresce la particolarità del gruppo, vistane l'epoca e il luogo di attività; ma ciò ne denuda anche la cultura già "indie").
Con i Rites Of Spring si entra in uno dei periodi più oscuri, fondamentali e preziosi della storia del rock di qualità: 1984-1987. Uno di quei medioevi dai quali si entra in un modo e si esce in un altro. L'entrata fu l'hardcore, l'uscita sarà il grunge.
Protagonisti di questo periodo di snodo dimenticato ma floridissimo di idee e intuizioni, furono, con i Rites Of Spring, i Big Black, i Butthole Surfers, gli Scratch Acid, i Naked Raygun, gli Squirrel Bait, i Laughing Hyenas. Tutti, musicalmente, assidui frequentatori l'uno dell'altro.
Ma, venendo nello specifico, i Rites Of Spring di Washington erano e in Washington trovarono i primi e più significativi stimoli. Hardcore a Washington, Washington che ne fu una delle capitali dopo la diaspora di Los Angeles, significava Mackaye; ma non solo: S.O.A., Red C portavano anch'essi, tra i primi, la bandiera del genere. Inoltre Washington, dagli esecutori ai fruitori, era già approdata al post-hardcore prima dei Rites Of Spring; e anche ciò indipendentemente da Mackaye, anche se non dalla sua Dischord: in pratica ogni gruppo di Washington nasce e muore per la Dischord (come del resto la Dischord per i gruppi di Washington). Gray Matter, Government Issue, Marginal Man, Beefeater, Scream, Unrest sono tutti fulgidi e oscurissimi esempi di post-hardcore a Washington in grado di costituire (nella prima metà degli anni 80) quell'humus senza di cui i Rites Of Spring sarebbero stati impossibili e inascoltati.
Contemporanei ai Rites Of Spring, e sempre a Washington e sempre sul medesimo, per quanto variegato, versante post-hardcore, furono i Fire Party, gli Shudder To Think, gli One Last Wish. Infine, tra il 1988 e il 1991, operarono in questo senso i washingtoniani Jawbox, Soul Side, Ignition, High-Back Chairs, Lungfish, Holy Rollers Girls Against Boys.
Come tutta questa schiera di nomi senza significato sono, a livello generale, anche i Rites Of Spring. Rites of Spring che, come i Minor Threat, solo per via dei Fugazi posseggono, forse, qualche adepto in più.
Avevano vent'anni, ed erano alla prima, seria esperienza musicale. Mostrarono subito però, i Rites Of Spring, la stoffa che solo i veri artisti posseggono. Soprattutto erano dei teorici del genere e componevano e suonavano (un po' come tutti i post-) dopo aver molto ragionato sul come e sul cosa, anziché d'istinto o d'acchito.
Tra il 1985 e il 1987, sotto l'ala di Mackaye che li produsse e della Dischord che li pubblicò, i quattro (oltre ai due futuri Fugazi completavano la essenziale formazione il basso di Michael Fellows e la chitarra di Eddie Janney) dettero un Lp e un Ep. Stranamente prima l'Lp e poi l'Ep.


Rites Of Spring
(1985): 12 brani, 33 minuti. Produttore: Ian Mackaye.
Perché nelle altre arti gli artisti e le opere veramente importanti sono conosciuti e studiati e nel rock no? Perché ancora il rock, contrariamente alle altre arti, non è stato studiato con serietà; o più semplicemente non è stato ancora considerato a pieno un'arte. Se la pittura non fosse stata studiata seriamente, dopo qualche tempo dacché fu fatta, la "Primavera" del Botticelli magari sarebbe scomparsa. Nel rock, che ha tempi brevi come quelli moderni, se si continua a non considerare le sue opere di valore, queste, come la presente, saranno destinate a un oblio perenne. E quando i posteri rimarranno con un album di K o Z, avranno ragione a dire che il rock fu qualcosa senza valore alcuno.
Rites Of Spring è tra gli album rock più tesi, dirompenti ed estremi di sempre. Nel 1985, un anno apparentemente né carne né pesce, fu concepito un lavoro in grado di sbaragliare per impeto buona parte degli album tanto thrash-metal, quanto punk, quanto noise che lo hanno preceduto e finanche seguito. Il tutto senza essere né metal, né punk, né noise. Quest'album finisce addirittura, in braccia hardcore, per accogliere a modo suo i funambolismi della cosa più lontana possibile all'hardcore: il metal-classic e power degli Iron Maiden.
L'album è concepito più che in canzoni in riti di auto-riflessione, uno più bruciante dell'altro. Riti che dal vivo diventavano collettivi, passando dall'auto-riflessione all'auto-distruzione. È quindi meschino parlare di capolavori se, propriamente, non si danno canzoni (in questi assalti di rumore non vi è né inizio né centro né fine). Oltretutto, come in buona parte del post-hardcore e quindi del post-rock (dai Jesus Lizard agli Slint), l'estetica di questi brani è propriamente anti-estetica, o estetica o arte del brutto. Brutto inteso non come kitsch o trash, ma come sgradevolezza musicale. Quello che è possibile e doveroso dire, invece, riguarda la qualità in cui è reso tale stato: qualità che non cala mai né di tensione né di espressione né di profondità. Da qui l'album capolavoro fatto di nessun capolavoro. Album di ventenni prodotto da un ventitreenne.

"Spring" (2:09) è un lampo a passo di carica su cui si erge la voce di Picciotto più simile a quella che sarà nei Fugazi e che qui vagamente ricorda l'inimitabile ed estremo falsetto di H.R. (Bad Brains). Brano umoristico e lieve nei contenuti e nella pur concitatissima forma.
"Deeper Than Inside" (2:17) è una sorta di versione del precedente votata al pessimismo anziché al gioco. La chitarra pulsa garage-rock, la batteria non ha requie, il basso è sinfonico: su tutto la scorata voce urlante di Picciotto.
"For Want Of " (3:09) dopo le due scariche a catena iniziali (che tanto ricordano la giustapposizione dei brani tipica degli album dei Fugazi), assume una violenza più meditata; è un crescendo più vicino ai Pere Ubu che ai Germs. Picciotto sbandiera subito le sue doti (a proposito di David Thomas). Specie Eddie Janney si mette in luce: chitarrista di scuola classica, capace di assumere le pose più noise e scarnificatici (un po' come Duane Denison nei Jesus Lizard).
"Hain's Point" (2:08) conferma come una musica così non si sia mai sentita prima: non sa né di ambienti dark, né di metropoli punk, né di apocalissi metal: è la costruzione (deflagrante) di quel tunnel indie sospeso nel tempo e spaziante tra le coscienze giovanili più sensibili e introspettive. "All There Is" (2:54) macina una violenza pari a Little Richard, con ripartenze, implosioni ed esplosioni già Fugazi. Come nei Fugazi è un canto innamorato senza avere un amore.
"Drink Deep"(4:55) è la prova più articolata e post-hardcore. Domina il basso e la chitarra rumoreggia in scale di vaniloqui. Picciotto ora ringhia ora si dondola, avvolto in dolorose sete. V'è certo fatalismo da Rozz Williams rivissuto però laicamente. Il finale è il pezzo forte di tutta l'opera: addirittura dei Sex Pistols a fare una specie di cover degli Iron Maiden, con Picciotto che sospira e mugola come un cantante hard-rock che non conosce piaceri ma solo pianti.
"Other Way Around" (3:59) è un power-core (la chitarra e il basso suonano ancora Iron Maiden) dove Picciotto trattiene e non slancia il ritmo. La batteria va a diritto e singhiozzante contro tutto e tutti. Un paio di scorribande in cambio di ritmo prima della fine. "Theme" (2:19) è un rock n'roll naif tinto di nero (vedi gli X) e fatto di tutta l'impotente e incredula disperazione giovanile; quella stessa che farà il suono dei Fugazi, ma più in generale, così coinvolgente tutto l'indie-rock.
"By Design" (2:38) è ancora una scorribanda allo stesso tempo da manuale e inimitabile. La batteria è primigenia; le chitarre svariano in continuazione senza indulgere in riff rozzi o hard-rock. Il finale raggiunge, nella distorsione, la psichedelia. Di "Reminder" (2:30) stupisce ancora come riesca a essere così essenziale e scarno (roots, da garage) eppure sempre bruciante, vivo. Dev'essere per le notazioni universali di cui si fa portavoce.
"Persistent Vision" (2:21) trova la propria dimensione addirittura in saltuari cori o echi. "Nudes" (2:48) converte tutta la violenza di fine anni 60 (MC5, Stooges) in un filtro new wave (e intellettuale) con cui approdare alla contemplazione della solitaria cameretta adolescenziale nel pomeriggio. Perché questa è musica fatta e pensata rivolgendosi a quella cameretta, a quel privato, a quell'io anonimo e tutto chiuso in sé.

All'epoca inedito ma concepito nelle medesime sessioni di registrazione dell'85, il brano più compiuto dei Rites Of Spring: "End On End" (dal 1991 nella compilation omonima). Oltre sette minuti di epicità indie che da "So Cold" dei Rockets From The Tombs, a "Budd" dei Rapeman a "If It Kills You" dei Drive Like Jehu costituisce l'eccelso, estremo e sublime corrispondente per la propria cultura al "Death don't have no mercy" dei Grateful Dead. Brano devastante, tra distorsioni, eccessi di basso (che finisce per fare il canto), sproloqui quasi Motorhead. Brano senza requie, senza compromessi e soprattutto senza noie. Una "Sentimental Jouney" che non ha né voglia né tempo di autocompiacersi.

All Through A Life (1987). Ep. 4 brani, 11 minuti.
Da "All Through A Life" (2:57) a "Hidden Wheel" (2:31) al capolavoro "In Silence/Words Away" (3:00) a "Patience" (1:58), viene conservato solo lo scoramento di due anni prima, senza più la violenza. Con queste complesse architetture siamo già in terra Fugazi (che esordiranno da lì a un anno); e con un piede ben saldo in quella degli Slint.

Rites Of Spring

L'avanguardia post-hardcore

di Tommaso Franci

Formati dai futuri Fugazi Guy Picciotto e Brendan Canty, i Rites Of Spring da Washington sono stati uno dei gruppi più originali (e sottovalutati) del panorama post-hardcore che gravitava attorno a Washington e all'etichetta Dischord di Ian Mackaye
Rites Of Spring
Discografia
Rites Of Spring (Dischord, 1985)

8

 All Through A Life EP (Dischord, 1987)

 

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