Sleep

Il culto del grande sonno

di Giuseppe Franza

Nati come band hard-rock, gli Sleep si sono successivamente evoluti fino a generare un potente sound, in bilico tra stoner e doom-metal. Una musica oscura e ipnotica, densa di fascinazioni religiose e ascetiche, culminata nel loro disco più controverso: quel "Jerusalem" passato presto dalla clandestinità al culto
Il sonno, condizione essenziale per l’esperienza onirica, è da sempre stato inteso dall’uomo come il luogo dell’alterità, della sospensione del tempo e dello spazio, della possibilità e dell’oltrepassamento della realtà. Attraverso il "grande sonno" eroi classici come Epimenide parteciparono della saggezza degli immortali e acquistarono poteri magici e divinatori.
Gli Sleep si inseriscono a modo loro in questa antichissima e infinita tradizione sciamanica che ricerca nella letargica possessione il medium per la trascendenza e la spiritualità, esplorando attraverso il drone, la semplicità del mantra e la potenza ipnotica della chitarra stoner, i sentieri più reconditi e oscuri dell’anima.

Gli Sleep nascono nel 1990 a San Josè, California, come gruppo hard-rock formato originariamente da Al Cisneros (basso e voce), Matt Pike (chitarra), Justin Marlen (chitarra) e Chris Hakius (batteria). Con questa formazione la band riesce a registrare nel 1991 con la Tutelo, una piccola etichetta indie di San Francisco, Volume One, album che mette subito in chiaro le influenze lisergiche e la passione per il fuzz di Cisneros e soci. Litanie sofferenti e distorte come "Stillborn" e "Nebuchadnezzar’s Dream" si impongono all’attenzione come gemme oscure di rara profondità e morbosità, dimostrando che gli Sleep, anche se non dotati di una tecnica sopraffina, hanno buone idee e passione da vendere.

Dopo poche date in piccoli locali nella zona di San Francisco, il chitarrista Marlen, in preda a una crisi mistica, probabilmente legata all’abuso di droghe, abbandona la band per ritirarsi a vita monastica (solo dopo alcuni anni di reclusione totale in un convento Justin tornerà alla musica nei Sabians), riducendo gli Sleep a un power-trio.

In seguito alla pubblicazione dell’Ep Volume 2 con la Off The Disk, la band entra in contatto con la Earache, con la quale nel 1993 registra Sleep’s Holy Mountain, disco ancora più profondamente influenzato rispetto al precedente dal sound crepuscolare e pesante di gruppi come Black Sabbath, Blue Cheer e Saint Vitus e dai paradisi artificiali del THC. Attraverso questo album cupo e ossessivo e al tempo stesso mistico e dirompente (non mancano momenti più squisitamente sperimentali e free-form come "Evil Gypsy" o "Inside The Sun"), quasi inconsapevolmente, gli Sleep si innalzano ad attori principali, insieme ai Monster Magnet, ai Fu Manchu e ai Kyuss, della neonata scena "stoner", ovvero di quel particolare suono "seventies-oriented" filtrato da metal, psichedelica e blues, il tutto ispessito e rallentato, sviluppatosi con ardore e creatività negli anni 90 e arrivato al successo commerciale nel 2000 con gruppi come i Queens of the Stone Age. A dimostrare l’immenso amore degli Sleep verso i Black Sabbath ci pensa la cover di "Snowblind", contenuta in un album tributo dedicato dalla Earache ai quattro del sabba nero. Si narra che lo stesso Ozzy si dichiarò entusiasta della cover proposta dal giovane gruppo, affermando che gli Sleep meglio di tutti gli altri gruppi presenti sull’album tributo sembravano riproporre la magica e ancestrale atmosfera dei Sabbath.

Quasi incomprensibilmente, la major London/Polygram, magari speranzosa di avere tra le mani dei nuovi Kyuss, forse un po’ più naif, da lanciare sul mercato rock, mette sotto contratto gli Sleep, sborsando, per assicurarsene le prestazioni e finanziare la registrazione, parecchie migliaia di dollari (che come ricorda Matt Pike andarono presto, letteralmente, "in fumo").
Galvanizzato dal nuovo contratto, il gruppo si ritira per due anni in studio con la supervisione di Billy Anderson (già produttore dei Melvins e dei Brutal Truth) e alla fine, nel 1995, consegna alla London quel leggendario lavoro chiamato Jerusalem: una colata bollente di malato ed evocativo acid-doom, un angoscioso e interminabile flusso di cinquantadue minuti di suoni saturi, riff mordenti e ripetitivi e feedback indemoniati, chiusi in un’unica suite di sei movimenti, sospesi nella pura lentezza, come se addormentati o così "stonati" da abbandonare qualsiasi attinenza con il tempo del mondo.
Nel disco Matt Pike percuote e tormenta la chitarra macinando oscuri e potenti riff, Al Cisneros stacca i tempi con il suo cantato malvagio e ipnotico, ululando parole che sanno di sincretismo religioso e misteriosofiche immagini mistiche, disegnando nel frastuono profonde e ossessive linee di basso, mentre Chris Hakius dirige l’intera carovana nel deserto con ritmi quasi illuminanti nella propria brutale e selvaggia semplicità.
Il risultato è un mare nero paludoso e immobile, il respiro di mostro biblico che avanza lento e distruttivo dal centro dell’oblio verso lo spiraglio di luce nascosto nelle pieghe del suono.

La London - e c’era da aspettarselo - rifiuta in tronco le registrazioni, straccia il contratto degli Sleep e blocca il disco, rifiutandosi di pubblicarlo.

Da questo momento la vita degli Sleep dura solo il tempo di una comparsa nella colonna sonora del cult-movie "Gummo", insieme a Burzum e Destroy All Monsters (una colonna sonora da avere dunque!) e nei vani tentativi di ottenere un nulla osta dalla London per poter fare uscire in qualche modo Jerusalem. La delusione per il gruppo di San Diego è forte: Jerusalem rappresenta due anni interi di lavoro e il vertice poetico e spirituale della loro produzione, il loro zenith, o meglio la propria fase rem, e ora, senza contratto e con il disco bloccato della London, gli Sleep non possono fare altro che sciogliersi.

Solo nel 1998 la Music Cartel riesce finalmente a pubblicare Jerusalem, che intanto è diventato una vera leggenda per il pubblico stoner e per gli amanti del rock estremo, sia per la sua travagliata avventura discografica, sia per il delirante contenuto doom psichedelico e le fascinazioni spirituali di cui è carico, sia ancora per l’invidiabile fama di inno assoluto e definitivo al consumo massiccio di marijuana per scopi "ascetici".

Qualche anno dopo, a testimonianza del grande interesse cresciuto intorno agli Sleep e al loro mitico terzo album, esce, pubblicata dalla TeePee, sotto il titolo di Dopesmoker, una versione con il mix originale e ancora più dilatata di Jerusalem.

Intanto, dopo alcuni anni di silenzio, i tre Sleep sono tornati alla musica: Matt Pike è leader di un buon gruppo heavy chiamato High On Fire, Cisneros e Hakius continuano il loro viaggo sperimentale-spirituale come duo basso-batteria sotto la mantrica sigla Om, portando in qualche modo avanti il discorso lasciato a metà dai fondamentali quanto sfortunati Sleep.

Sleep

Il culto del grande sonno

di Giuseppe Franza

Nati come band hard-rock, gli Sleep si sono successivamente evoluti fino a generare un potente sound, in bilico tra stoner e doom-metal. Una musica oscura e ipnotica, densa di fascinazioni religiose e ascetiche, culminata nel loro disco più controverso: quel "Jerusalem" passato presto dalla clandestinità al culto
Sleep
Discografia
Volume One (Tutelo, 1991)

7

Volume 2 (Ep, Off The Disk, 1992)

6

Sleepís Holy Mountain (Earache, 1993)

7

Jerusalem (Music Cartel, 1998)

8

Dopesmoker (Tee Pee Records, 2003)

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