Slint

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Quando l'hardcore diventò adulto

di Claudio Fabretti

Mentre a Seattle impazzava il grunge, a Louisville c'era una band che rifondava il rock. Partendo dal punk e dall'hardcore e volando verso la psichedelia e il free-jazz. Ecco la storia degli Slint, i progenitori dello "slo-core" e (forse) dell'intero post-rock

Nati da una costola degli Squirrel Bait, gli Slint sono i progenitori della scuola di Louisville, che si rivelerà nei Novanta una delle più prolifiche del post-rock. La band si forma per opera del chitarrista Brian McMahan e del batterista Britt Walford, con Ethan Buckler al basso e David Pajo alla seconda chitarra. E già nelle prime session del 1987, registrate con Steve Albini, si intuisce che il suo sound è decisamente particolare. È una mistura complessa di punk, acid-rock, progressive e free-jazz, che travalica i confini tradizionali della forma canzone.

L'esordio avviene nel 1987 il mini Tweez, collage di brani complessi ed eccentrici, ognuno dei quali è dedicato a un genitore del quartetto (più il cane di uno dei quattro). Quasi interamente strumentale, con qualche canzone soltanto "parlata", come nell'iniziale "Ron", è un album sorprendente e anarchico, con chitarre di derivazione hardcore e strutture ritmiche fratturate, ma anche accenni funk rallentati ("Carol"), assoli raga ("Kent"), divagazioni psichedeliche delicate ("Darlene"), bizzarri minuetti bucolici ("Nan Ding").

Mentre a Seattle spopola il grunge di Nirvana e Soundgarden, che rinverdisce i canoni del rock duro e puro, a Louisville ci si muove nella direzione opposta, partendo dall'idea che proprio quel rock andasse superato. Rivisitando l'hardcore, gli Slint gettano così le basi di quello che sarebbe diventato il post-rock dei vari Tortoise, Dirty Three, Trans Am, June of '44, Gastr Del Sol, Labradford.

Ma è con Spiderland, nel 1991, che la band statunitense si consacra come una delle realtà rock più importanti (e più influenti) di fine secolo. Mettendo a fuoco le intuizioni dei lavori precedenti, gli Slint svolgono una ricerca ancor più raffinata su ritmi e timbriche, e finiscono per pervenire a sonorità quasi trascendenti. Un sound originale, che rifugge gli stereotipi del rock e che sarà invece imitato da moltissime band delle decennio. A partire dai Codeine e da tutte le band dello "slo-core". I pezzi di "Spiderland", infatti, sono lenti e catatonici, fino ad assumere le forme di stralunate ballate lisergiche. Dall'ouverture di "Breadcrumb Trail", con le cadenze di un post-blues, alla conclusiva "Good Morning, Captain", con ritmiche più definite ed echi arabeggianti, l'album è una sequenza di piccole gemme, come la nevrotica "Don Aman", successione di accordi e disaccordi, l'ipnotica "Washer", con una cantilena sussurrata e suoni dilatati, o l'anemica "For Dinner". Ma in ogni brano, per quanto abulico, c'è un scossa rock. Quella di "Nosferatu Man", forse, la più virulenta.

Ma con gli Slint e i post-Slint, il rock è morto? "Band come Stereolab e Tortoise hanno avuto il grande merito di aprire nuove frontiere musicali al rock - osserva il chitarrista David Pajo che, chiusa l'esperienza con gli Slint, ha collaborato con entrambe le band -. Mi piace molto l'elettronica, dai Suicide in poi e credo molto nelle possibilità della tecnologia nella musica. Ma guai a pensare che il rock sia morto. Il rock è ancora forte. Si sta solo evolvendo".

Avanguardisti come solo i Sonic Youth erano riusciti a essere negli anni Ottanta, sempre in anticipo sui tempi, gli Slint hanno coniato una musica cerebrale, impalpabile, straniante e distaccata. Una musica che ha fatto diventare adulta la generazione dell'hardcore. "Con gli Slint è come se la generazione cresciuta con gli Husker Du fosse improvvisamente arrivata al proprio Grande Freddo - scrivono Stefano Bianchi ed Eddy Cilìa nel volume "Post-Rock e oltre" -. Raccogliendo l'eredità di quel corpo fibrillante, destrutturandolo fino a renderlo irriconoscibile, procreando sopra i suoi resti qualcosa di nuovo e inaudito, tentarono persino di rifondare il rock stesso. Riuscendoci quasi".

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Quando l'hardcore diventò adulto

di Claudio Fabretti

Mentre a Seattle impazzava il grunge, a Louisville c'era una band che rifondava il rock. Partendo dal punk e dall'hardcore e volando verso la psichedelia e il free-jazz. Ecco la storia degli Slint, i progenitori dello "slo-core" e (forse) dell'intero post-rock

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Discografia
 

Tweez (1987)

7,5
Spiderland (1991)9
pietra miliare di OndaRock
disco consigliato da OndaRock

Slint su OndaRock
Recensioni

SLINT

Spiderland

(1991 - Touch & Go)
Uno dei dischi cruciali per capire l'evoluzione del (post)rock degli anni Novanta

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