Television

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Gli alieni della new wave

di Claudio Fabretti

Hanno raccontato l'alienazione metropolitana coniugando la "vecchia" psichedelia e le nuove tendenze punk. E il loro "Marquee Moon" si è rivelato uno degli esordi più riusciti della storia del rock. Ecco perché i Television si possono annoverare tra i padri fondatori della new wave

New York, alla metà degli anni Settanta, è il laboratorio della new wave. Nel tempio underground del Cbgb's, Patti Smith, Ramones e Television incendiano l'audience con un nuovo sound, che getta le basi del punk e cambia forse per sempre la storia del rock. Rifacendosi ai maestri decadenti Velvet Underground, i pionieri newyorkesi innestano nella forma canzone tradizionale una serie di variazioni sonore che esprimono le nevrosi e l'alienazione di una nuova generazione, sospesa tra i miti infranti degli anni Sessanta e la smania anticonformista dell'era punk. Di questo quartetto, gli ultimi ad arrivare alla loro opera prima sono proprio i Television di Tom Verlaine (all'anagrafe Thomas Miller), stralunato chitarrista dal collo da cigno, appassionato di poesia decadente (da cui il suo pseudonimo) e con un passato di scaricatore di porto e commesso di libreria. La band, oltre a Verlaine, comprende Bill Ficca, Richard Lloyd e Fred Smith: un ensemble di tutto rispetto al quale si interessa anche Brian Eno, in cerca di nuovi talenti.

Preceduto dal singolo "Little Johnny Jewel", edito dall'etichetta indipendente Ork, arriva il loro album d'esordio per la Elektra: Marquee Moon (1977). Il disco, capolavoro assoluto dell'intera new wave, è una struggente rivisitazione della vecchia psichedelia underground, un mosaico di accompagnamenti dissonanti e assoli stranianti, entrambi impostati sulla ripetizione monotona della stessa frase e su variazioni di timbro. Le canzoni sono segnate soprattutto dalle straordinarie frasi di chitarra di Verlaine. Basi blues, riff irresistibili ricchi di arpeggi, feedback, tremoli e glissati, assoli bizzarri, vagamente jazzati che strizzano l'occhio anche ad alcune suggestioni orientali reinventano, di fatto, l'uso della chitarra elettrica nella musica rock, proprio in piena era punk, quando gli assoli di chitarra erano stati messi al bando.
Patti Smith, che con il leader dei Television ha condiviso relazioni sia sentimentali sia artistiche, ha detto di lui una volta: "Il suono della chitarra di Tom Verlaine fa pensare all'urlo di mille uccelli". La chitarra di Verlaine, infatti, suona acida, stridula, straniante, assecondando le tonalità gutturali del suo canto da androide allucinato.
Nascono così il folk-rock sgraziato (e memorabile) di "Venus", con un affilato fraseggio di chitarra e un giro di basso circondato dai cori suadenti e da un ritornello delizioso e da magie percussive, la dolcezza scomposta della ballata "Elevation", giocata su una personalissima linea di basso che si interseca con gli arpeggi dolorosi della chitarra, e l'andamento meccanico dell'algida "See No Evil". Sono folgorazioni di un rock vibrante e lirico, che sa trasmettere al contempo scosse di nevrosi e un senso di rassegnata desolazione. E poi ci sono le due lunghe jam di "Marquee Moon" e "Torn Curtain", inquietanti progressioni nella psiche umana dalle tinte nere e malate. La title track, meravigliosa suite "lunare", è una dilatata sequenza di art rock circolare, che si perde in effetto ipnotico con reminescenze progressive. Ed è soprattutto una raggelante dimostrazione di quello che la chitarra di Verlaine può riuscire a fare: inquietante ed evocativa (il famoso "urlo di mille uccelli" decantato da Patti Smith), ma anche ossessiva e sfibrante, conduce l'ascoltatore lungo un sentiero tortuoso, sottilmente cerebrale. "Torn Curtain", invece, è una cavalcata elettrica dalle cadenze blues, una serenata acida che, alternando la sponda tenera di organo e piano alla foga della batteria, raffigura una lunga notte che si stende inesorabile sul mondo. Il brano mette anche in evidenza il sostegno fornito da Fred Smith al basso e Billy Ficca alla batteria, preziosi anche negli arrangiamenti.

Sono jam alienate e desolate, figlie del free-jazz di Coltrane e della psichedelia dei Grateful Dead, che si trascinano maestosamente in agonie interminabili. La voce strozzata di Verlaine rievoca a tratti quella di Patti Smith, ma è ancora più tesa e nevrotica, mentre il suo canto puo' considerarsi una variante "sofisticata" del recitato perverso di Lou Reed. Il rock stralunato dei Television è solo l'altra faccia di quella desolazione urbana, di quella paura per il futuro raccontata dai Pere Ubu in "Modern Dance" e da band come Devo e Ultravox: un passaggio fondamentale nella costruzione di un nuovo genere musicale, la new wave, che si rivelerà tra i più fertili del decennio successivo. Marquee Moon conquisterà la critica di tutto il mondo, ma in patria vende poco. Scriverà John Rockwell di Rolling Stone: "I Television erano troppo stridenti e anacronistici (quasi dei Byrds a nervi scoperti) per avere successo".
Verlaine e soci spopoleranno invece in Inghilterra, influenzando non poco il passaggio alle forme più desolate della new wave di Joy Division, Echo & The Bunnymen, Cure, Siouxsie and The Banshees, Smiths e tanti altri. E l'insegnamento dei Television resterà fondamentale anche nei successivi decenni, come dimostreranno Smog, Interpol e tanti altri.

Ma Verlaine non si è mai sentito troppo a suo agio nei panni di guru post-punk: "Non mi interessa molto di avere avuto influenza sulle generazioni successive - ha raccontato -. Pero' una volta è successo un episodio divertente. Ero a Londra, quando un tizio per strada mi ferma dicendomi: 'c'è qui Lloyd Cole, vuole un tuo autografo!' Ma io non sapevo neanche chi fosse... Alla fine, gli ho firmato alcuni vecchi dischi dei Television".

Nel 1978, dopo un tour con Peter Gabriel, i Television pubblicano il secondo album, Adventure (1978), che segna un ammorbidimento del loro rock inquieto. Il tono complessivo si fa più trasognato e psichedelico, come rivelano tracce quali "Carried Away", "Glory", "Days" e "The Dream's Dream", un misto di visioni lisergiche alla Doors, canzoni delicate in stile West Coast e ballate decadenti alla Velvet Underground. Fa eccezione "Foxhole", un blues-rock sporco che sa molto di Stooges. Il successo, di critica e di pubblico, non manca, ma i Television si separano alla fine dell'anno "in una notte di luna piena, come i Moby Grape".

Verlaine prosegue con una carriera solista di buon livello (Tom Verlaine, Cover, Flashlight), che lo allontana sempre più dal fervore neo-punk degli esordi avvicinandolo a una forma di rock più intimista ed elegiaco. Una parabola, in fondo, non dissimile da quella della sua compagna di strada Patti Smith. Nel 1992, a sorpresa, Verlaine ricostituisce la band, ma l'omonimo Television, che tenta di assecondare le nuove tendenze orientali e "trascendenti", non si rivela all'altezza delle aspettative e pone fine per sempre all'avventura di una delle formazioni che meglio ha saputo rappresentare l'inquietudine e le nevrosi metropolitane nella storia del rock.

Nel 2006 Tom Verlaine ritorna con Songs And Other Things. Canzoni, al di là dell’effettivo risultato artistico, inevitabilmente cercate, studiate e pennellate “alla Verlaine”. Dignitosi sono brani come il preludio (strumentale) di “A Parade In Littleton”, un soul-lounge che è quasi una sofisticazione del vignettismo impressionistico di Durutti Column, o gli accordi dolenti di “Blue Light” (anche se poco amalgamati con il canto), o il refrain power-pop à-la Move di “From Her Fingers”, o infine “The Earth Is In The Sky”. Nelle iniziali “Heavenly Charm” e “Orbit”, tuttavia, emerge un mood oscuro che esula eccessivamente dal canto di Verlaine, bisbigliato e quasi timido, dalle sue intuizioni d’arrangiatore trasversale (cupezza di blues elettrificato, quasi horror-punk rallentato, ritmica tribale e inquieta, assoli nevrotici).
Stesso problema sembrano avere “Nice Actress”, troppo monocorde anche se dotata di pregevole coda guitar-psych , e “Documentary”, passo in levare in staffetta con andatura swingante. A parte “All Weirded Out”, altro tipicissimo Verlaine-sound (qui più Television che mai, ascoltare “Friction” per credere), c’è una “Lovebird Asylum Seeker” che ricorda come l’autore sia pur sempre in grado di amalgamare alla perfezione linea vocale e accompagnamento, supportando il tutto con accordi agrodolci a terminare con refrain melanconico, e “A Stroll”, serenata placida con cori di chitarre lunari in alternanza. “Shingaling” è r’n’b di batteria sincopata, con contorno Tamla-style, che a lungo andare si fa poemetto etereo-psichedelico (quasi space-rock) e sfoggia un jamming chitarristico di pregio in più parti, inframezzato dalle solite vocals scure di Verlaine.
L’album, che affianca “Around” (Thrill Jockey, 2006), il disco che copre la sua seconda dimensione (quella chitarristico-strumentale), si occupa anzitutto di spartire il più equamente possibile le atmosfere tra soli metafisici di chitarra (spesso troppo sacrificati) e forma-canzone. Capiterà di salutare quest’album come un compendio un po’ stiracchiato della sua carriera: recuperare i passati album e fare i dovuti confronti. Possiede una maggioranza di brani lenti e sottotono, sprecati da un missaggio grossolano, e una sparuta etnia (indubbiamente le other things) di raffinato psych-pop di gaia varianza, non ultima la sequenza strumentale - vagamente classicheggiante - di chiusa dell’acustica “Peace Piece”. Il tardo Verlaine, cantore e mentore, non passa il segno, nemmeno a cementare i riff di base.

Contributi di Michele Saran ("Songs And Other Things")

Television

Gli alieni della new wave

di Claudio Fabretti

Hanno raccontato l'alienazione metropolitana coniugando la "vecchia" psichedelia e le nuove tendenze punk. E il loro "Marquee Moon" si è rivelato uno degli esordi più riusciti della storia del rock. Ecco perché i Television si possono annoverare tra i padri fondatori della new wave
Television
Discografia
 TELEVISION

 

Marquee Moon (Elektra, 1977)

9

 Adventure (Elektra, 1978)

7

 Television (Capitol, 1992)

 

  

 

 
TOM VERLAINE

 

  

 

Tom Verlaine (Elektra, 1979)

7

 Dreamtime (Warner, 1981)

6,5

 Words From The Front (Warner, 1982)

6

 Cover (Warner, 1984)

6

Flashlight (IRS, 1987)

7

 The Wonder (Fontana, 1990)

 

 Warm And Cool (Rykodisc, 1992)

 

 Around (Thrill Jockey, 2006) 
 Songs And Other Things (Thrill Jockey, 2006)

6

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Recensioni

TELEVISION

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(1977 - Elektra)
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