Turbonegro

Un'Arancia meccanica punk

di Antonio Lo Giudice

L'evoluzione della band norvegese, da portabandiera del rinascimento punk-rock dei Novanta fino all'evoluzione in territori glam-metal. Sempre all'insegna di un'ironia di fondo, a cominciare dai look. E con un minimo comune denominatore: la capacità di comporre brani dall'impatto immediato

Cosa ci insegnano le vicende (non ancora concluse, anche se in evidente declino) di un gruppo di punk norvegesi che si presentano sul palco vestiti come una versione sadomaso e incattivita dei Village People e il cui ex-cantante, decisamente obeso e truccato come  un incrocio tra Alice Cooper e Malcolm McDowell in "Arancia Meccanica", concludeva i concerti cantando un brano dal titolo "I Got Erection" con un fuoco d'artificio acceso tra le chiappe? Intanto, che il rock'n'roll non è morto e, vivaddio, ogni tanto si ricorda di non dover apparire a tutti i costi adulto e socialmente accettabile, ma, come nell'omonimo brano di Elio e le Storie Tese, è ancora capace di staccare le teste dei pipistrelli a morsi e sfasciare camere di albergo durante orge e baccanali di varia natura.
In secondo luogo, che il termine "indie" non è esclusivamente un sinonimo di "serio, depresso e noioso" come parrebbe oggidì, ma anche di spinotti attaccati, strafottenza giovanile (compresi i "giovani dentro"), accordi grezzi, attitudine stradaiola e testi inneggianti alle tre "esse" (sangue, sudore e sperma).

In questo senso, gli anni Novanta segnarono una rinascita del rock-punk più selvaggio e irruente: per fare qualche esempio, da una parte dell'Atlantico furoreggiarono New Bomb Turks, Ripp-offs e The Mummies, mentre dall'altra, (una volta tanto non in Gran Bretagna, bensì in terra scandinava) non furono da meno the Hiives, Hellacopters e, soprattutto, Turbonegro.
Assurdi fin dal nome (ma l'alternativa pare fosse "Nazipenis"), questi ultimi vantano una delle storie più oscure (a partire dalla ragione sociale, dato che sono stati usati indistintamente i nomi Turbonegro, Turboneger o TRBNGR) e delle line-up più instabili della storia del rock, oltre almeno tre dei dischi più divertenti e ormonalmente esaltanti mai registrati.
Tuttavia, nonostante la grossolana apparenza e il costante ricorso alla becera provocazione scenica che ha spesso alienato loro le simpatie da parte della critica, la storia dei Turbonegro è stata caratterizzata da un'interessantissima evoluzione artistica, interrottasi nel momento in cui il successo commerciale di Apocalypse Dudes ha decretato la scoperta della loro "formula definitiva". Minimo comune denominatore di tutte le loro opere è l'impatto diretto, oltre all'innata capacità di comporre brani dalla presa immediata sull'ascoltatore.

Formatosi a Oslo sul finire degli anni 80, il gruppo, capitanato dal bassista Thomas Seltzer (in seguito "Happy Tom") e dai chitarristi Rune Gronn ("Rune Rebellion") e Pål Bottger Kjærnes ("Pal Pot Pamparius") realizza tra il 1989 e 1990 due singoli ("Computech" e "Route Zero") e un Ep ("Turboloid"). Queste prime opere nulla lasciano presagire della futura gloria, offrendo una prova in bilico tra urgenza punk (significative, in tal senso, le cover di "1970" degli Stooges e di "I Want You Right Now" degli Mc5) e qualche velleità noise.
Improvvidamente l'allora sestetto parte per un tour di tre settimane negli Stati Uniti, dove rimedia una serie di sonori fiaschi e il ricovero in ospedale di Rune a seguito di una rissa con alcuni tossicodipendenti. Saranno i primi di numerosi leggendari disastri live che funesteranno la storia dei norvegesi e ne causeranno in più occasioni lo scioglimento.

Date le premesse, risulta a dir poco stupefacente considerare i risultati ottenuti nel 1992 con il disco d'esordio. Anticipato dal singolo "Vaya con Satan", omaggiante i Venom fin dalla copertina, Hot Cars And Spent Contraceptives è il primo esempio di quello che verrà definito dallo stesso gruppo "deathpunk", ovvero un ibrido maledettamente efficace di rock detroitano, hardcore, metal e spezie noise, a cui in seguito verranno aggiunti ulteriori elementi. Alla formazione, nel frattempo, si sono uniti il bassista Bengt 'Bingo' Calmeyer (con Thomas che passa dietro le pelli) e il veterano del punk norvegese Harald Fossberg, già membro degli Haerverk, alla voce- ma nel disco tutti i membri vengono accreditati come i fratelli Neger, à-la Ramones.
Introdotta dalla voce di una ragazza che narra delle sue performance sessuali mentre si trovava in vacanza a Londra, la tiratissima "Librium Love" stende l´ascoltatore come un bolide nero lanciato a fari spenti in pieno centro città. I quattro musicisti accompagnano incisivi e compatti la meravigliosa vociaccia roca di Harald. In "Punk Pals" emergono maggiori elementi metal, specie nel cadenzato finale, mentre "Kiss The Knife" è puro rock in stile Mc5/Radio Birdman.
La già citata "Vaya con Satan", veloce e sulfurea, avrà sicuramente reso orgogliosi Cronos & C. per l'evidente influenza. La quasi title track "Hot Cars" segna un primo rallentamento, con l'emersione di sorprendenti elementi percussivi e industriali, ma la corsa riparte folle con la successiva "Clenched Teeth". Il finale del disco è decisamente meno punk con le pesanti e lente "New Wave Song" e "Nadsat Comes Easy" e, soprattutto, con i dieci minuti di "Prima Moffe" dall'incedere rumorista che richiama "Shut Down (Annihilation Man)" dei Germs. Sorprende, invece, la presenza di un organo anni 70 nella fantastica "Zonked Out (on Hashish)" - ennesima prova della versatilità e fantasia del gruppo.
Il disco, già di ottimo livello, viene definitivamente reso un capolavoro dalle bonus track inserite nell'edizione tedesca dell'album, originalmente intitolata "Helta Skelta" e con una diversa copertina rappresentante l'assassino di Robert Kennedy, uscita l'anno seguente: "Manimal" e "Suburban Antichrist" sono due violentissimi assalti all'arma bianca, mentre "Armed and Fairly Well Equipped" unisce in maniera magistrale potenza e melodia, creando un'epica da strada pari a quella delle migliori produzioni metal del decennio precedente. Inascoltabili, invece, i venti minuti conclusivi dal sarcastico titolo " A Career In Indierock", esclusivamente recitati, nei quali viene descritta la violenza sessuale subita da un punk da parte di un poliziotto.
L'album, che verrà successivamente stampato con il titolo originale, un'ulteriore nuova cover e tutti i brani presenti nelle due edizioni, riceve ottime recensioni dalla critica meno intellettuale In particolare, un dj svedese definisce la loro musica "Venom e Radio Birdman che si incontrano in un istituto per minorati sessualmente abusati", immagino con gran soddisfazione degli interessati.

TurbonegroDopo un nuovo disastroso tour all'estero (questa volta nel Nord della Germania - zona che, paradossalmente diventerà in seguito il centro del loro culto), Harald lascia il gruppo per motivi di salute e viene rimpiazzato dal paffuto Hans Erik Husby, meglio noto come "Hank von Helvete" (Hank dall'inferno) che, dopo un esordio zoppicante, diventerà il loro frontman più rappresentativo. Contestualmente all'ingresso del nuovo cantante, il gruppo imprime una brusca sterzata sia al proprio sound che al look. Per quanto riguarda quest'ultimo, i cinque cominciano a presentarsi sul palco con la faccia tinta di nero e parrucche afro, mentre il nuovo percorso musicale è ben rappresentato dal singolo "(He's a) Grungewhore" (uscito a nome "Stierkampf", poi presto accantonato). Il brano, che inizia con inquietanti accordi di chitarra acustica per poi diventare mano a mano sempre più pesante, presenta un arrangiamento e una produzione insolitamente raffinati, in netto contrasto con quanto fino ad ora prodotto dalla band e. in generale, con la rinata scena punk dell'epoca.

La rottura risulta ancora più evidente con l'uscita del disco Never Is Forever (1994), che i Turbonegro definiscono, con un paragone non peregrino, un tributo ai Blue Oyster Cult. È, infatti, evidente una certa influenza del rock anni 70, dall'iniziale ballata pianistica (!) "Letter From Your Momma" fino alla conclusiva, melodica e maestosa "The Ballad Of Gerda And Tore".
In mezzo, rigurgiti del passato punk più oscuro ("Time Bomb", "Black Chrome", "Destination: Hell"), potenziali singoli di successo indie dal sound potente e ricercato ("Suburban Prince's Death Song" e la meravigliosa "No Beast so Fierce" dal ritornello indimenticabile) e piacevolezze ramonesiane ("Pain In The Arsch Pocket Full Of Cash" e "I Don't Care").
Il disco, che resterà la loro opera più eccentrica, funziona, anche se è evidente che il gruppo dà il meglio di sé nei brani più istintivi e che Hot Cars And Spent Contraceptives era decisamente superiore. Paradossalmente, il peggior difetto di Never Is Forever è la voce di Hank, ancora insicura e avulsa dal sound del gruppo.

Dopo un tour di supporto ai Bad Brains, nel 1995 i Turbonegro si presentano per la prima volta con le mise sceniche che, con qualche successiva modifica, li renderanno famosi, ovvero quelle, evidentemente ispirate dal cinema di Kenneth Anger, di inquietanti teppisti violenti, stramachi e ultrafroci. Parimenti nei loro show vengono accentuati gli elementi di ambiguità sessuale (se così si può chiamare... trattandosi, al contrario, di atteggiamenti decisamente espliciti) che, sia pure con qualche moderazione, caratterizzeranno tutti i loro live successivi.

Queste inquietanti nubi cariche di sesso e violenza daranno origine a quell'uragano dal nome Ass Cobra (la cui copertina fa il verso alla cover di "Pet Sounds" dei Beach Boys), a parere di chi scrive (ma non della maggior parte di critica e fan) il loro album migliore.
Si tratta di una raccolta di brani brevi, veloci e affilatissimi, senza gli orpelli di produzione presenti in Never Is Forever e neppure gli sperimentalismi di Hot Cars. Dei 14 brani, solo 2 superano i tre minuti, ma nonostante questa sintesi, i ritornelli memorabili e i riff di un'immediatezza geniale si sprecano. Un disco punk definitivo, se ce n'è mai stato uno!
Dall'iniziale "Dazzling Display Of Talent" l'elettricità inizia a passare per il corpo dell'ascoltatore e, per almeno mezz'ora, non lascia un istante di tregua, mentre Hank sfoggia una voce da bastardo aggressivo sotto eccitanti, lontana mille miglia dalla piattezza del disco precedente. "Mindnight Nabla", basata su un epico giro di basso, è il primo pezzo da novanta dell'album e diventerà un loro classico live. Ma i capolavori si sprecano, dall'inno sadomaso a 300 km/h "Just Flesh" all'irresistibile singolo "Denim Denom", fino a quel gioiello di romanticismo gay su base punk che è "Sailor Man".
L'album presenta anche qualche ragionato e riuscito rallentamento, sebbene l'impatto e la pesantezza non vengano mai meno: in primo luogo la tribale "I Got Erection", ma anche la sinistra "Bad Mongo". Da segnalare anche due cover da collezionisti del punk, ovvero "Mobile Home" dei Lewd e "Reggare Is A Brunch Of Motherfuckers" dei Rube Boys.
Insomma, 14 brani, 14 pasticche di speed in musica- finito l'ascolto di "Ass Cobra" potresti anche essere stato violentato senza essertene accorto!

Grazie al terzo disco, la fama del gruppo comincia a diffondersi e i cinque non hanno difficoltà a realizzare un tour europeo finalmente di successo - tanto che, in quegli anni, cominciano a organizzarsi le loro legioni di fan a nome "Turbojugend", dal look che prevede giubbotto in demin e berretto da motociclista. I problemi, semmai, arrivano dalla tossicodipendenza di Hank e dalle divergenze artistiche che porteranno Pal e Bingo ad abbandonare il gruppo. I rimpiazzi si chiamano Knut Schreiner (aka "Euroboy") alla chitarra e Christer Engen ("Chris Summer") alla batteria, mentre Happy Tom torna a suonare il basso. Tuttavia, poco prima della registrazione del nuovo album, Pal farà marcia indietro, occupandosi delle tastiere e delle percussioni.

TurbonegroDopo l'ennesimo restyling del look (i sei iniziano a presentarsi sul palco conciati a metà strada tra i drughi di "Arancia Meccanica" e i Village People), nel 1998 esce il loro album più famoso e, in qualche modo, "definitivo" - nel senso che tutte le loro opere successive non si discosteranno molto da tale modello - ovvero Apocalypse Dudes, sulla cui copertina capeggia il simbolo del gruppo terroristico SLA di Patty Hearst.
Bastano i due minuti introduttivi di grandeur elettroacustica dell'iniziale "Age Of Pamparius" per far capire non solo che il gruppo ha intrapreso l'ennesimo nuovo percorso artistico, ma che sarà quello a condurli al successo. Sostanzialmente i Turbonegro si sono trasformati da gruppo punk-rock a gruppo rock-punk, con pesantissime influenze degli anni 70 più elettrici, perversi o caciaroni (il glam dei T. Rex, certo, ma anche New York Dolls, Johnny Thunder and the Heartbreakers e Dictators).
I brani sono più lunghi, meno aggressivi, ma seducono a primo impatto e, alla fine, abusano di te comunque. La già citata "Age Of Pamparius" diventerà IL pezzo di apertura dei concerti, tra cori irresistibili, una melodia tanto facile quanto geniale e un orgasmico assolo di chitarra. "Selfdistruction Bust" aumenta notevolmente i giri, ma il ritornello da cantare a squarciagola fa capire che il periodo hardcore è definitivamente archiviato. "Get It On" è puro rock liberatorio e ignorante e diventerà il singolo di successo dell'album, quantomeno nel Nord Europa. La rocciosa "Rock Agaist Ass" mantiene quello che il titolo promette, e così le successive "Don't Say Motherfucker, Motherfucker" baldanzosa e aggressiva e "Rendezvous With Anus", perversa e insinuante.
E i veri e proprio picchi dell'album devono ancora arrivare: "Prince Of The Rodeo" è una cavalcata elettrica a rotta di collo che può avere come conclusione solo un rovinoso impatto, mentre la veloce e lasciva "Back To Dungaree High" è la colonna sonora ideale di un "Animal House" degli anni Zero. La cadenzata "Are You Ready (For Some Darkness)", invece, diventerà la chiamata alle armi dei loro fan. "Monkey On Your Back" vanta uno dei loro migliori riff, mentre "Humiliation Street" mixa in pari misura melodia e potenza. Conclude questo ennesimo capolavoro del gruppo norvegese la divertente "Good Head", dal coretto quasi sixities.
Come la loro casa discografica aveva preconizzato nelle note di presentazione dell'album, Apocalypse Dudes è un disco per le masse e il successo raggiunto quasi ovunque (tranne in Italia) è notevole. Tuttavia, le tensioni per il lunghissimo tour promozionale e l'instabilità di Hank portano allo scioglimento del gruppo dopo il collasso subito dal frontman durante lo show di Milano.

Nel silenzio dei successivi quattro anni, il culto attorno ai Turbonegro, anziché affievolirsi, aumenta esponenzialmente. I membri della "Turbojugend" si moltiplicano (con tanto di organizzazione di un loro festival ogni anni in quel di Amburgo - quartiere St. Pauli, la cui squadra di calcio adotterà la versione tedesca di "I Got Erection" come inno) e vengono dati alle stampe un live (Darkness Forever) e un bel disco tributo ("Alpha Motherfuckers") nel quale gruppi più (Queen Of The Stone Age, HIM, Theraphy?, Motorpsycho...) o meno conosciuti si divertono a riproporre brani che sembrano essere scritti apposta per essere coverizzati.

Insomma, si aspetta solo la reunion, che avviene nel 2002 - peccato che, come spesso accade, il gruppo si trova a dover affrontare il proprio mito e le aspettative dei fan, riuscendo a lungo sconfitto. Tanto Scandinavian Leather (2003) quanto Party Animals (2005), infatti, pur non essendo lavori in assoluto disprezzabili, ripetono abbastanza pedissequamente la formula di Apocalypse Dudes, ma senza averne la freschezza e, soprattutto, con un songwriting di qualità decisamente inferiore.

La sensazione che il gruppo abbia inserito il pilota automatico viene in parte smentita dall'ottimo Retox (2007), omaggio ai gruppo street e glam anni 80, Motley Crue in testa, che vanta pezzi da novanta come l'anathemica "We're Gonna Drop The Atom Bomb", la sferragliante "No, I'm Alpha Male" e il singolo da stadio "Do You Dig Destruction?". Ma, soprattutto, Retox è chiuso dall'immensa "What Is Rock?", i cui primi due minuti esemplificano il concetto di rock'n'roll meglio di centinaia di trattati critici e che finisce con la sfrontata ammissione che, giunti alla loro età, la musica è diventata solo un ottimo modo per fare soldi. Chapeu!

Nel 2010, Hank (croce e delizia della band) decide di lasciare i Turbonegro per dar vita al suo progetto Doctor Midnight and the Mercy Cult. Il gruppo, che in un primo momento aveva comunicato l'ennesimo scioglimento, ha deciso di riorganizzarsi con il cantante Tony Sylvester, già nei Duke of Nothing, con il quale sta registrando un nuovo album. Sarà dura riuscire a far dimenticare il corpulento frontman e, in ogni caso, l'impressione che i norvegesi abbiano detto tutto quello che dovevano dire è forte. Che riescano ancora a ripeterlo bene, però, è decisamente probabile.
E l’uscita dai Turbonegro di Hank Von Helvete arriva al momento sbagliato. Specie dopo che il gruppo aveva cominciato a risalire la china con l’ottimo Retox, decisamente il miglior lavoro dato alle stampe dalla band norvegese dopo la reunion del 2002. Il rischio era che la defezione del frontman interrompesse il lavoro dei Turbonegro proprio mentre stavano trovando una nuova vitalità che, almeno in parte, prescindesse dalla riproposizione degli schemi di “Apocalypse Dudes”. D

Dopo cinque anni, i Nostri tornano con un nuovo cantante (l’inglese Tony Sylvester) e con un disco che, fin dal titolo, è Turbonegro al 100%. Più breve ed asciutto delle ultime opere e, al solito, estremamente divertente. La prova di Sylvester dietro al microfono è funzionale, scartavetrata ed aggressiva al punto giusto (i problemi con l’ingombrante fantasma di Hank si presenteranno soprattutto dal vivo). L’iniziale “I Got A Knife” è un ottimo esempio del loro rock detroitiano ipervitaminizzato, “Shake Your Shit Machine” e “Mister Sister” sono due boogie irresistibili, “TNA” e “Dude Without A Face” flirtano con l’heavy metal più coinvolgente, mentre “Tight Jeans, Loose Leash” è un ottimo apocrifo degli AC/DC.
Il problema di base è che Sexual Harassment è un lavoro che non osa e non presenta brani al livello di “Apocalypse Dudes” o “Ass Cobra”: quasi impossibile che non piaccia, ma, visti i vertici raggiunti dal gruppo in passato, non merita più di un’abbondante sufficienza.

Turbonegro

Un'Arancia meccanica punk

di Antonio Lo Giudice

L'evoluzione della band norvegese, da portabandiera del rinascimento punk-rock dei Novanta fino all'evoluzione in territori glam-metal. Sempre all'insegna di un'ironia di fondo, a cominciare dai look. E con un minimo comune denominatore: la capacità di comporre brani dall'impatto immediato
Turbonegro
Discografia
Hot Cars And Spent Contraceptives (Big Ball, 1992)

7,5

 Never Is Forever (Bitzcore, 1994)

6,5

Ass Cobra (Sympathy For The Record Industry, 1996)

8

Apocalypse Dudes (Epitaph/Burning Heart, 1998)

8

 Darkness Forever (live, Cooking Vinyl, 2000)

 

 Scandinavian Leather (Burning Heart, 2003)

5

 Party Animals (Burning Heart, 2005)

5

 Retox (Shock, 2007)

7

 Sexual Harassment  (Universal / Volcom, 2012)

6.5

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Recensioni

TURBONEGRO

Sexual Harassment

(2012 - Universal / Volcom)
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